“L’errore è stato mettere i forchettoni per ovviare a un problema che non ne avrebbe necessitato. Se avessi saputo non avrei avallato la scelta. Sono disperato per le 14 vittime”. Sono queste le prime parole che l’ingegner Enrico Perocchio ha pronunciato dopo essere uscito dal carcere di Verbania dove si trovava in stato di fermo dalla notte tra martedì e mercoledì insieme al gestore della funivia Luigi Nerini e al capo servizio Gabriele Tadini.

Sabato sera il gip Donatella Banci Buonamici li ha fatti uscire dopo novanta ore di fermo. Perocchio e Nerini liberi, Tadini agli arresti domiciliari. Il primo ad uscire dalla porta del carcere è proprio Tadini. Il suo legale Marcello Perillo spiega di non aver chiesto la libertà: “per rispetto delle vittime perché sicuramente la questione del blocco frenante è colpa sua”. Dopo di lui escono l’ingegnere Enrico Perocchio e poi Luigi Nerini che si dice “molto dispiaciuto” per quello che è successo e conferma la volontà di “risarcire le vittime”. Ma l’inchiesta non si è ancora conclusa. “Gli indagati restano gli stessi – precisa la Procuratrice Capo di Verbania Olimpia Bossi – ricordiamo che manca l’accertamento della causa per cui la fune si è rotta, non è che il processo finisce qui”.

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