“Sembra sempre impossibile, finchè non viene fatto”. La Regione Veneto esibisce con enfasi in un video le parole di Nelson Mandela, per celebrare l’inaugurazione di un tratto di una trentina di chilometri della Pedemontana Veneta. E’ l’opera cantierata più importante d’Italia, con i suoi 2 miliardi 258 milioni di euro, per un percorso di 94 chilometri da Montecchio Maggiore (A4 Serenissima) a Spresiano (A27 Mestre-Belluno). “Questo è un sogno che diventa realtà” si sbilancia il governatore del Veneto Luca Zaia. “È il tratto più importante aperto al traffico, ora siamo molto più vicini”. Un mese e mezzo fa aveva dedicato l’inaugurazione parziale, da Bassano del Grappa a Montebelluna, “a tutti coloro che hanno gufato contro quest’opera, io non serbo rancore e quindi tutti sono invitati”. In realtà, più che un sogno che si realizza, la Pedemontana Veneta è un incubo incompiuto (mancano ancora 30 chilometri), sia per gli interrogativi riguardanti i costi finali che dovranno essere sostenuti dalle casse regionali, sia per i tempi di realizzazione. Che si tratti di una infrastruttura che non solo la Regione, ma anche la Lega vuole fortissimamente, lo hanno dimostrato la presenza del ministro Erika Stefani e del viceministro Alessandro Moretti, già direttore de La Padania.

CINQUE ANNI DI RITARDO – Il progetto è del 2002, i lavori sono iniziati nel 2011 e lo stesso Zaia un paio d’anni dopo aveva annunciato che sarebbe stata aperta nel 2016. In realtà tutto è andato a rilento. Ancora nell’aprile 2018, nonostante il sequestro di due gallerie per crolli, la morte di un operaio e varie inchieste giudiziarie, la struttura regionale confermava il fine-cantieri per l’11 settembre 2020. Cronoprogramma ampiamente disatteso. Lo scorso novembre, Elisabetta Pellegrini, direttore della struttura di progetto Superstrada Pedemontana Veneta, aveva spostato all’estate 2021 la consegna di tutta l’opera, ad eccezione della galleria di Malo e dell’attacco alla A27 (“Si farà tutto il possibile per completare questi ultimi entro gennaio-febbraio 2022”). E aveva spiegato che per l’allacciamento alla A4 con il casello di Montecchio si va a metà 2023. “L’opera è in carico ad Autostrada Brescia-Padova, e nel frattempo la società alla quale erano stati affidati i lavori è fallita”. In realtà ora c’è già un nuovo slittamento di sei mesi, perchè l’allacciamento alla A27 sarà operativo a giugno 2022, la galleria di Malo a settembre 2022. La A4 resta un punto interrogativo.

INCOGNITE ECONOMICHE – Sul project financing della Pedemontana aggiudicato alla Sis degli spagnoli di Sacir e dei costruttori piemontesi Dogliani aleggiano interrogativi finanziari. Nel 2017 la Regione è intervenuta con 300 milioni di euro e ha assunto su di sé i rischi dovuti alla fluttuazione degli incassi. Quest’anno la Regione comincia a pagare alla concessionaria una prima rata da 150 milioni di euro, anche se l’autostrada non è conclusa. L’ultima rata, nel 2059, sarà di 332 milioni e fisserà il costo totale a 12 miliardi di euro. In sé l’appalto vale circa 3 miliardi con l’Iva, ma i costi di gestione spalmati in quasi 40 anni fanno lievitare la cifra complessiva a quattro volte tanto. La Regione in cambio incasserà i pedaggi, che però devono raggiungere i 27 mila al giorno per tenere le previsioni di una quindicina di anni fa. Alla fine il saldo finanziario presunto a favore della Regione dovrebbe essere di 143 milioni di euro. In realtà, come ha calcolato la Corte dei Conti a dicembre, “se nel computo si includono i contributi dello Stato pari a 614 milioni, il saldo diviene negativo per 471 milioni”.

LA GALLERIA DI MALO – La Pedemontana arriverà terribilmente in ritardo anche a causa delle gallerie di Malo, lunghe circa 6 chilometri. Sono rimaste sequestrate per un paio d’anni a causa di due incidenti mortali e per le inchieste sui materiali utilizzati, non a norma Cee. In autunno i cantieri sono ripartiti, ma vanno a rilento. Zaia ha ammesso un mese e mezzo fa: “Siamo entrati nella fase più critica, perchè è stato abbandonato lo scavo nella roccia, che consentiva di progredire a 4-5 metri al giorno. Ora siamo nella parte di terra dove lo scavo è più lento, si deve procedere alla messa in sicurezza. La canna nord ancora da scavare è di 790 metri, quella sud di 1.190 metri. E qui si procede a 60-80 centimetri al giorno”. Poi aveva concluso che in un anno le gallerie saranno scavate. Ottimistico, perchè 2 chilometri, con un avanzamento di meno di un metro al giorno, comportano tempi più lunghi. Infatti, ora siamo già ad un anno e mezzo.

L’INNESTO IN A4 – Altro elemento critico è l’innesto in A4 con il cruciale casello di Montecchio Maggiore che unisce la Pedemontana all’asse Torino-Trieste. Il casello è in ritardo perchè il Cipe lo ha agganciato ai lavori ferroviari dell’Alta Velocità da Verona a Vicenza. Ma su questo la Regione per il momento glissa. I giudici della Corte dei Conti hanno invece previsto che possibile un allungamento di 15 mesi rispetto alla previsione del giugno 2023. Si arriverà, quindi, al 2025 per vedere ultimata la Pedemontana, ammesso che nel frattempo le gallerie siano state scavate. Il “difetto di interconnessione” rischia di causare, secondo i giudici, una “diminuzione del 13 per cento circa sulle stime di traffico”. Una mazzata finanziaria per la Regione che intanto pagherà il concessionario. Come non bastasse artigiani e imprenditori già lamentano i costi eccessivi per un’autostrada che era nata come una superstrada gratuita per i residenti.

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