“Chiamano da tutto il mondo. Ho chiuso il telefono, non resisto emotivamente“. È distrutto Beppe Menegatti, il marito di Carla Fracci, la regina della dana italiana scomparsa il 27 maggio all’età di 84 anni dopo una lunga battaglia contro il cancro. “Vorrei dire tante cose, perché è una vita insieme, dal 1953 a oggi che ci si conosceva, abbiamo fatto tante cose, un figlio meraviglioso che è qui con me e presto arriveranno anche i nipoti da Roma, ma è troppo triste. Troppo”, ha detto il 91enne regista a Repubblica, piangendo la scomparsa dell’amatissima moglie circondato dall’affetto di tutti coloro che, come lui, hanno voluto bene e apprezzato Carla Fracci. “Ho chiuso il mio telefono perché non resisto emotivamente, ci stanno chiamando da tutto il mondo, dal Sudafrica al Giappone, da New York, da Londra. Una cascata di amore che viene riversato su Carla da questa grande famiglia teatrale internazionale a cui sono grato”, ha spiegato Menegatti.

Anche il figlio di Carla e Beppe, Francesco, ha parlato della scomparsa della madre con il Corriere della Sera: “Ha resistito con tenacia, orgoglio e una dignità fuori dal comune. Doti che l’hanno sempre accompagnata, anche in vita. C’è stato un rapido peggioramento, ed è volata via. Sì, volata. Gli ultimi istanti? Non parole, ma sguardi pieni di profondo amore per me, per mio papà Beppe, per la collaboratrice storica Luisa Graziadei, per mia moglie Dina e per i suoi nipoti, Giovanni e Ariele”.

Ci ha lasciato “con la convinzione di aver fatto del bene – ha proseguito Francesco Menegatti – credo fosse fiera di averci reso persone serie con solidi principi. Una raccomandazione che mia madre ripeteva, ed è significativo del suo carattere, era di rimanere fedeli agli aspetti più semplici della vita. Ricordava con orgoglio la sua infanzia trascorsa a governare le oche nella campagna del cremonese. Non si è mai montata la testa, nonostante la ribalta”. “Era un’étoile amata dal pubblico internazionale – ha proseguito – ma sempre pronta a vivere la quotidianità. Una volta, prima di un’esibizione, ero bambino, mi intimò di riporre in camerino i miei guanti che avevo distrattamente abbandonato su una cassa dietro le quinte. Me lo ripeté più volte finché non obbedii. Poco dopo la vidi entrare in scena e trasformarsi nella diva acclamata”.

“Durante il lockdown ci siamo visti poco, com’è normale – ha raccontato ancora il figlio di Carla Fracci – Ma aveva sempre in casa due fedeli collaboratori e la sentivo serena. Anche se con loro si lamentava, ‘ma quand’è che potremo tornare a invitare?’. Per mia madre l’aspetto umano veniva prima del mestiere e aveva la tendenza ad avvicinare solo persone gentili. Detestava l’arroganza e la vacuità. Oggi riesco a tendere un filo rosso che li lega tutti, teatranti e artisti. Proprio in queste ore ne ho avuto la riprova. Ieri è volata via anche Luciana Novaro, étoile che nel ’55 passò a Carla Fracci il testimone alla Scala. Io e papà siamo stupefatti. Ci sentiamo quasi un carrozzone, legati anche nel dramma”.

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