“Quello che noi non capiamo, come dimostra la levata di scudi contro la tassa di successione, è che siamo un Paese che si è abituato a vivere di rendita. Questa è la battaglia principale che voglio fare: chi vive di rendita deve aiutare chi lavora e i giovani“. Sono le parole del segretario del Pd, Enrico Letta, ospite di “Dimartedì” (La7), a proposito della sua proposta di tassare le successioni dei patrimoni oltre i 5 milioni di euro per redistribuire gli introiti a favore dei giovani.

E spiega: “Noi vogliamo che questa nostra proposta entri dentro la riforma del fisco, che sarà più completa e dovrà toccare tutto. Ha ragione chi dice che questo è un intervento piccolo ed estemporaneo, la riforma complessiva ce la chiede l’Europa per darci i soldi. E all’interno di quella dico di introdurre un prelievo che è finalizzato non a colpire il sudore di chi ha lavorato, perché la tassa di successione è su beni che vanno a chi non ha lavorato. Ricordo che che questa tassa esiste in quasi tutti i Paesi dell’Occidente. In Europa non c’è solo in Ungheria – conclude – Il ceto medio non deve aver paura, perché non sarà toccato da questo provvedimento. Era a favore anche Luigi Einaudi, che era un liberale e non certo un pericoloso comunista. Chi è molto ricco è giusto che dia una parte della sua rendita a chi non ha avuto la stessa fortuna. L‘obiettivo è la dote per i giovani. E se noi la finanziamo oggi con misure a debito, stiamo prendendo in giro i giovani, perché quel debito lo pagheranno loro. Quindi, va pagata oggi coi soldi di chi è particolarmente ricco”.

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