“Carenza di programmazione e organizzazione”. La nuova bocciatura di Aria, la centrale acquisti di Regione Lombardia, questa volta arriva dall’Anac (Autorità nazionale anticorruzione). Prima del caos con gli appuntamenti per le vaccinazioni anti Covid agli over 80, Aria si era contraddistinta per un altro pasticcio: i 12 bandi pubblicati l’anno scorso per l’acquisto di altri vaccini, quelli contro l’influenza. Ritenuti fondamentali nell’anno della pandemia, l’assessorato allora guidato da Giulio Gallera si era mosso in ritardo, prima di inanellare, insieme ad Aria, una lunga serie di errori costati ai cittadini lunghe attese per vaccinarsi, tra basi d’asta sbagliate, bandi andati deserti, dosi comprare in ritardo e, alla fine, rimaste in magazzino. Oltre che improbabili fornitori, come quello che si aggiudicò il decimo bando, una procedura negoziata d’urgenza per l’acquisto di 150mila dosi: un dentista di Bolzano che con una società appena costituita, la Studio Dr. Mak & Dr. D’Amico Srl, aveva presentato un’offerta sopra la base d’asta, per un valore complessivo di 2,7 milioni di euro.

Ma anche di fronte allo strano fornitore, Aria non si era tirata indietro e, come raccontato da ilfattoquotidiano.it, aveva deciso di aggiudicare la fornitura, saltata solo in un secondo momento. Il consigliere regionale del M5S Luigi Piccirillo aveva segnalato il caso all’Anac che ora ha dato il suo parere. Con una critica che arriva dopo la stroncatura sull’operato della società regionale messa nero su bianco un mese fa dalla Corte dei conti.

Dopo l’esposto di Piccirillo, che tra le altre cose metteva in dubbio l’opportunità di una gara aggiudicata al rialzo anziché al ribasso e l’esistenza dei presupposti per una procedura d’urgenza, Aria aveva inviato le sue controdeduzioni, giustificandosi con “la limitata disponibilità di offerta nel corso della campagna vaccinale” nell’anno del Covid e con “l’esito negativo delle numerose procedure di gara bandite prima”. Controdeduzioni che l’Ufficio vigilanza centrali committenza di Anac “accoglie alla luce del fatto che la procedura è stata successivamente revocata”. Ma non senza evidenziare una cosa: “Non è pienamente condivisibile quanto espresso in merito alle difficoltà incontrate nelle varie procedure che secondo Aria sono rimaste inesitate a causa della conformazione del mercato”. Secondo l’Anac non può infatti dirsi che “il mercato dei vaccini non fosse conosciuto dalla stazione appaltante o che non fossero prevedibili determinate oscillazioni della domanda”.

Per Aria i problemi avuti coi bandi dipendevano dall’emergenza sanitaria in atto che aveva provocato un forte incremento nella domanda di vaccini antinfluenzali. Ma questa – scrive in sostanza Anac – non è una scusa valida: “L’ufficio condivide l’osservazione mossa dal segnalante relativa al fatto che in quel determinato periodo le difficoltà di approvvigionamento erano ben evidenti, considerato che diverse Regioni sul territorio nazionale avevano acquisito forniture di dosi maggiori perché la vaccinazione antinfluenzale è stata ripetutamente proclamata come strategia anti-Covid. Analogamente a quanto preventivato da altre stazioni appaltanti, anche Aria avrebbe quindi potuto adattare la programmazione ordinaria, strategicamente ed efficientemente, alla sopravvenuta situazione di emergenza in modo da evitare di trovarsi senza le forniture necessarie”.

In sostanza, sui vaccini antinfluenzali, la Lombardia ha fatto peggio di altre Regioni, mostrando “carenza di programmazione e organizzazione”. Un giudizio che per il consigliere Piccirillo suona come una bocciatura dell’operato della giunta Fontana: “Il Codice appalti ammette procedure d’urgenza per eventi improvvisi ed imprevedibili e non imputabili in alcun modo alla stazione appaltante. Regione Lombardia semplicemente ha dormito sonni tranquilli per un bel pezzo e poi ha agito in fretta e male, causando innumerevoli disagi ai lombardi e inefficienze che sono costate milioni di euro”.

@gigi_gno

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