“Lei non si preoccupi ci penso io, lei basta che mi dice l’argomento”. Claudio Rainone, dirigente dell’Asl di Latina, si rivolgeva così a una candidata al posto di amministrativo bandito dalle Aziende sanitarie locali in una telefonata intercettata nell’ambito dell’inchiesta sui presunti concorsi truccati, che venerdì ha portato agli arresti domiciliari lo stesso Rainone e il funzionario dell’azienda sanitaria laziale Mario Graziano Esposito, con le accuse di falsità ideologica in atti pubblici e rivelazione di segreti di ufficio, entrambi in forma aggravata, per due concorsi pubblici per collaboratori e assistenti amministrati che erano stati indetti rispettivamente nel settembre 2019 e nel dicembre 2020.

Il giorno dopo aver svolto il concorso, l’8 ottobre dello scorso anno, la candidata telefona a Rainone, che la rassicura: “Lei è quinta quindi ha vinto il concorso”. Un altro candidato era stato contattato direttamente da Rainone la sera prima dell’esame, il 7 ottobre, per offrirgli la possibilità di parlare di ciò che voleva, a sua scelta: “Mi dica quello che lei gradisce“. E a un’altra ancora il dirigente aveva chiesto cosa vorrebbe le fosse chiesto all’orale: “Mandamelo su whatsapp ia…. – le aveva detto – sennò ti ho visto che già sei andata in crisi”.

D’altro canto, secondo un’altra intercettazione riportata nell’ordinanza pubblicata dall’Adnkronos, si legge di un interlocutore che sostiene che Rainone abbia “fatto carriera, adesso è direttore amministrativo facente funzione, perché lui fa tutti i piaceri”. Nel corso della conversazione, annotano gli inquirenti, l’interlocutore esprime giudizio relativo al dirigente della Asl ritenendolo “assolutamente funzionale alla politica“.

Il procuratore aggiunto Carlo Lasperanza e il sostituto procuratore Valerio De Luca parlano poi di “quadro probatorio completo” nella richiesta di misura cautelare inviata al gip, che dà atto di come, nell’espletamento di entrambe le procedure concorsuali sotto inchiesta, Rainone come principale artefice, in tutto supportato da Esposito, e in seconda battuta l’intera Commissione di gara, abbiano gestito le procedure concorsuali con modalità tali da assicurare l’assunzione di soggetti da loro scelti a priori, vanificando e rendendo poco più di una messa in scena le procedure di gara. I “concorrenti scelti dai membri della commissione – si legge nelle carte – non solo si recavano a svolgere il concorso avendo il favore della Commissione, ma erano preventivamente informati sul contenuto delle domande che le procedure di gara siano state poco più di una apparenza”.

E secondo il gip Giuseppe Cairo, “la portata dei favori assicurati ai candidati” dei concorsi è “molto ampia”. Le indagini, si legge nell’ordinanza, “documentano attività illecita stabile, sul fronte di più prove concorsuali” con “contatti diretti tra Rainone e i candidati con i quali il Presidente della commissione concordava le domande che avrebbe posto alle prove orali. Circostanza significativa di un sistema collaudato di ampia portata e non occasionale”.

Le irregolarità, a quanto sembra, sono avvenute, tra l’altro, in piena pandemia. Le selezioni, a cui ha partecipato un gran numero di candidati, si sono tenute nei mesi di agosto e dicembre scorso: la prima, relativa a 23 posti da collaboratore amministrativo professionale, ha registrato la presentazione di quasi 1.300 istanze di partecipazione, mentre per la seconda, relativa a 70 posti con qualifica di assistente amministrativo, sono state presentate più di 2.900 domande. “Le procedure concorsuali inquinate – è stato reso noto da polizia e guardia di finanza – sono accumunate dalla compresenza di entrambi gli indagati nella composizione delle commissioni esaminatrici in qualità di presidente e segretario”. I due concorsi, annullati prima degli arresti, si erano svolti in forma aggregata tra le aziende sanitarie locali di Frosinone, Latina, Viterbo e Roma 3, con la Asl di Latina individuata quale capofila. Le indagini sono state svolte dalla sezione anticorruzione della locale squadra mobile e dal nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza.

Rainone ed Esposito, si legge infine nell’ordinanza, sapevano delle indagini in corso e preoccupati hanno tentato di far sparire le prove dai computer. “L’operatore della società deputata al caricamento dei quiz relativi alle prove di esame, riferisce come veniva richiesta da Mario Graziano Esposito, segretario della commissione, di abilitare l’accesso alla piattaforma anche del presidente Claudio Rainone”. L’uomo agli investigatori di Polizia di Stato e Guardia di Finanza di Latina, “riferisce ancora di essere stato contattato da Rainone ed Esposito nel gennaio 2021 quando, preoccupati per gli articoli di stampa, gli indagati gli sollecitavano la cancellazione delle mail intrattenute con personale Asl anche dal cestino della posta elettronica. I due chiedevano espressamente di supportare la tesi che ‘loro non avevano mai visto i test prima dell’esame’, garantendo che le notizie di stampa sulle irregolarità sarebbero finite in una ‘bolla di sapone’. In cambio della compiacenza, all’operatore veniva prospettata la ‘proroga del contratto di suo interesse'”.

“Desidero ringraziare la Polizia di Stato, la Guardia di Finanza di Latina e la Magistratura per le importanti operazioni che stanno svolgendo sulle ipotesi di procedure concorsuali inquinate. Bene ha fatto il Direttore Generale della Asl di Latina, Silvia Cavalli, ben prima degli arresti odierni, a revocare in accordo con la Direzione regionale Salute il bando concorsuale e allontanare il dirigente dalla Direzione amministrativa che ha gestito il concorso . ha commentato l’Assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato – Su queste questioni non guardiamo in faccia a nessuno e la trasparenza e le legittimità devono essere elementi essenziali. Annuncio sin da ora che si dovranno adottare tutti gli atti consequenziali nei confronti dei dipendenti della Asl e che, se le contestazioni verranno confermate, ci costituiremo parte civile per risarcire un danno di immagine subito dal Servizio sanitario regionale”.

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