“Il vertice con il ministro Giancarlo Giorgetti e Andrea Orlando non ha prodotto nulla di concreto, l’ennesimo rinvio. Siamo stati convocati soltanto perché i lavoratori sono in mobilitazione”. Nel giorno in cui i lavoratori dell’ex Ilva di Taranto hanno manifestato davanti al ministero dello Sviluppo Economico, in concomitanza con l’incontro delle organizzazioni sindacali con i ministri dello Sviluppo economico e del Lavoro, i sindacati hanno contestato l’attendismo dell’esecutivo. Il motivo? Mentre bisognerà ancora attendere “alcune settimane” per conoscere quale sarà la decisiva sentenza del Consiglio di Stato con cui si confermerà o meno il verdetto del Tar di Lecce che (accogliendo la tesi del Comune di Taranto) ha disposto la chiusura degli impianti dell’area a caldo entro 60 giorni, una linea chiara da parte del governo ancora non c’è, spiegano i sindacati. “Ci hanno comunicato di voler accelerare il completamento degli assetti societari, anche anticipando la data prevista per maggio 2022 dall’accordo con ArcelorMittal. Ma pesano due condizionalità: l’approvazione del bilancio 2020 di ArcelorMittal e la stessa sentenza del Consiglio di Stato sullo spegnimento dell’area a caldo a Taranto, che aprirebbe scenari che noi riteniamo di non dover nemmeno prendere in considerazione”, ha spiegato Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil. Nulla però è stato anticipato dall’esecutivo. “Abbiamo detto a Giorgetti che, indipendentemente da quale sarà quel verdetto, il governo ha l’obbligo di decidere: in un senso o nell’altro. Se venisse chiusa l’area a caldo, è un problema o no per l’esecutivo decidere cosa fare per milioni di lavoratori?”, ha attaccato Rocco Palombella, segretario generale della Uilm.

“Si è trattato quindi dell’ennesimo rinvio della definizione di un tavolo negoziale e di un cronoprogramma sul piano industriale, sugli impegni e sui vincoli ambientali ed occupazionali, con ipotesi avanzate dal governo di possibili modifiche del piano industriale stesso e dei saldi occupazionali attraverso una diversificazione degli investimenti e delle attività industriali”. Tutto mentre, hanno attaccato i lavoratori in corteo, “la situazione negli stabilimenti del gruppo è sempre più intollerabile: licenziamenti individuali ed ingiustificati, azzeramento delle relazioni sindacali, utilizzo massiccio della cassa integrazione, mancato pagamento degli stipendi dei lavoratori degli appalti”, hanno rivendicato, di fronte al ministero, tra cori e slogan. “Aspettiamo da anni la riconversione ecologica: non possiamo più aspettare. I lavoratori sono in cassa, la gestione Morselli continua a licenziare. Tutto mentre sono stati stanziati 400 milioni di euro dallo Stato. Non è concepibile lasciare loro la gestione”, ha attaccato Francesco Brigati (Rsu Acciaierie d’Italia – Fiom Cgil).

E non sono mancati gli attacchi rivolti alla Lega: “Quando stavano all’opposizione dicevano che eravamo stati abbandonati dal governo. Ora al governo ci sono anche loro, pure alla guida del Mise. E non è cambiato nulla”, ha attaccato pure Gennaro Oliva (coordinatore di fabbrica, Uilm Taranto) rivolto a Giorgetti e al partito di Salvini.

“Ci sono le risorse economiche, politiche e umane per rilanciare il settore”, è stata la replica di Giorgetti, in una nota, al termine del vertice. Secondo il ministro c’è la necessità di giungere a una produzione ecosostenibile, attraverso “un periodo di transizione che va gestito”, così come “dovranno essere gestiti gli esuberi”, perché, pur “sapendo che non tutti i lavoratori saranno assorbiti nel nuovo progetto, c’è la possibilità, visti gli investimenti a disposizione, di ricollocare tutti”. Parole però che, secondo i sindacati, restano al momento soltanto dichiarazioni d’intento: “Resta per noi imprescindibile definire le scelte per quanto riguarda il piano nazionale sulla siderurgia e l’attivazione dei tavoli degli altri settori strategici, a partire da aerospazio, automotive, elettrodomestico, semiconduttori: su queste nostre priorità non abbiamo riscontrato nessun impegno da parte del Governo”, hanno concluso dalla Fiom Cgil. Tradotto, la mobilitazione continuerà nelle prossime settimane: “Bisogna uscire dalle dichiarazioni di principio ed entrare nel merito”.

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