Si può fare successo senza dire una parola? Sì, lo sa bene Khabane Lame, conosciuto da tutti come Khaby. È lui il fenomeno del momento sui social. I suoi numeri parlano chiaro. Due mesi fa, a inizio marzo, aveva accumulato “soltanto” un milione di follower su TikTok. Oggi è seguito da 47 milioni di persone in tutto il mondo. I suoi video sono arrivati in Russia, Brasile, Indonesia: ovunque. Nessuno in Italia era mai riuscito a ottenere dei numeri simili. E anche su Instagram non scherza: Khaby ha superato il “capo” Mark Zuckerberg (lui conta 9,7 milioni di follower contro i 7,4 dell’imprenditore a capo di Instagram, Facebook e Whatsapp). “Boss, solo in due settimane”, gli ha scritto il ragazzo. E Zuckerberg, a sorpresa, ha risposto al video con l’emoticon del pollice alzato.

Ma chi è Khaby Lame? E perché è diventato così famoso? Classe 2000, è nato in Senegal ma quando aveva un anno di vita è arrivato in Italia. A Chivasso, in provincia di Torino. È cresciuto nelle case popolari di via Togliatti, ed è lì che vive tutt’ora: un luogo a cui deve tutto, assicura lui al Corriere della Sera. “Prima lavoravo con le macchine a controllo numerico”, ha svelato. Dopodiché, causa Covid, si è ritrovato senza lavoro. Anche per lui il lockdown, senza sapere cosa fare, è stato pesante… così si è buttato su TikTok.

D’altronde, la vena comica ce l’ha sempre avuta e il suo sogno è sempre stato quello di fare l’attore alla Will Smith. Così ha cominciato a pubblicare video. Uno dietro l’altro. All’inizio, però, ha fatto fatica. Finché non è riuscito a trovare la chiave giusta: quella dei video-reaction. Khaby scova dei video assurdi pubblicati in giro per il web, e reagisce proponendo una soluzione simpatica a dei problemi inutili. Un esempio? In un video si vede un ragazzo sbucciare una banana attraverso una mannaia. La soluzione del ragazzo è più molto semplice: sbucciarla con le mani. Questo è il video con più views in assoluto sul suo profilo: 224 milioni.

I suoi video sono semplici, brevi, ironici. Non c’è mai un parola: solo gesti (e, spesso, una maglia dell’Italia per portare in alto il Paese dove è cresciuto). Una formula divertente, che è arrivata anche a Mark Zuckerberg. Chi se lo sarebbe mai aspettato?! Nessuno, e neppure lui, che ora dice: “Sono contento di essere il primo in Italia, ma il mio scopo resta semplicemente quello di far divertire la gente”.

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