Mentre i riflettori sono puntati sul destino delle due principali organizzazioni terroristiche, Al Qaeda e Daesh, ecco che un terzo attore si sta abilmente inserendo nello scacchiere geopolitico. Si tratta dei Fratelli Musulmani, organizzazione fondata in Egitto nel 1928 da Hasan al Banna. L’obiettivo finale dei Fratelli Musulmani è la costruzione di un califfato globale, in cui il califfo possa regnare applicando norme e leggi conformi alla Sharia.

Tuttavia, la strategia adottata dalla Fratellanza Musulmana per raggiungere gli obiettivi segue due direzioni. Infatti in alcuni contesti la Fratellanza Musulmana usa la violenza o l’appoggio al terrorismo islamico, come per esempio in Medio Oriente. In altri, come per esempio in Europa, si presenta con l’aspetto di un movimento politico e assistenziale che ha come missione quello di reclutare nuovi membri votati alla diffusione del messaggio dell’Islam.

L’ideologia califfale dei Fratelli Musulmani – nata e sostenuta da Abdullah Azzam, che ha già islamizzato il Pakistan di Zia Ul Hak Abul con i suoi consiglieri politico-religiosi Abul Ala Maududi e Said Ramadan (genero di al Banna) – persegue perennemente la ricostruzione del califfato universale attraverso un doppio binario: costituire wilayat regionali, tant’è che i nuovi leader di Al Qaeda e Daesh al momento sono in stand by, l’uno nelle mani di Teheran (Saif al-Adl), l’altro latitante in Iraq nonostante sia stata annunciata la sua cattura (Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi o Haji Abdallah) e narcotizzare l’Europa con una penetrazione economica, politica e sociale.

Perfino su questioni cruciali, come il divieto del velo islamico in Francia, i Fratelli Musulmani hanno evitato la rottura, pur di continuare a intrattenere rapporti più vantaggiosi con lo Stato transalpino. Altro aspetto interessante sono le risorse economiche di cui dispone la Fratellanza in Occidente. Tra queste rientrano le attività imprenditoriali e finanziarie, le sovvenzioni di Paesi esteri come la Turchia o il Qatar ma anche i contributi europei erogati a programmi per la lotta all’islamofobia, per l’integrazione e per la prevenzione della radicalizzazione.

Le organizzazioni finanziate dalla Fratellanza Musulmana promuovono gli interessi e le esigenze dei musulmani in Europa, compresa la produzione e la vendita di carne halal, la creazione di scuole islamiche (a volte illegalmente) e centri culturali. Le potenti società nazionali affiliate ai Fratelli Musulmani cadono sotto la libera giurisdizione della Federazione delle Organizzazioni Islamiche in Europa con sede a Bruxelles, fondata nel 1989 e che rappresenta organizzazioni di più di due dozzine di paesi.

Storicamente è stata la cooperazione tra l’Arabia Saudita e la Fratellanza Musulmana a stimolare un’incursione in Europa. Il re saudita Saud e i suoi successori, Faisal, Khalid e Fahd, hanno accolto i militanti che si sono riversati nel loro regno dopo essere stati cacciati dall’Egitto nel 1954, per aver cospirato contro il presidente Gamal Abdel Nasser. Nel 1962 persuasero il re Saud e il principe ereditario Faisal a istituire una Lega mondiale musulmana per predicare l’Islam in Occidente, nonché per finanziare i loro centri islamici e moschee in Europa e negli Stati Uniti. In questo modo sono stati in grado di reclutare più membri tra i migranti musulmani e persino di penetrare nelle istituzioni statali.

Dopo gli attacchi dell’11 settembre, il movimento è stato bandito e i suoi membri espulsi dall’Arabia Saudita. A quel punto il Qatar li ha presi sotto la sua protezione. Il Qatar ha una lunga storia nel sostenere la Fratellanza e le sue propaggini. Durante l’anno al potere della Confraternita in Egitto, il Qatar ha sostenuto il governo del presidente Mohammed Morsi con circa 7,5 miliardi di dollari, aiutando il regime con sovvenzioni e forniture energetiche.

Insomma un pericolo subdolo che agisce in Europa attraverso “la strategia della gradualità” rifuggendo alla violenza, senza però mai condannarla apertamente, dando la falsa impressione di moderatezza e di apertura.

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