“Presidente dell’Ilva? Penso che lo sarò da metà maggio“. Intervistato a Otto e mezzo su La7, il manager di lungo corso Franco Bernabè ha confermato la sua nomina alla guida di Acciaierie d’Italia, la holding partecipata al 50 per cento da Invitalia e da Arcelor Mittal. “L’Ilva è un patrimonio enorme del Paese, che non è stato gestito dal punto di vista ambientale“, ha spiegato, tracciando la rotta del futuro dell’azienda. “È un asset importantissimo che va assolutamente sanato, nell’interesse del Paese, salvaguardando salute e ambiente di tutta la zona”. Bernabè sostiene che si tratta di un “impegno importante ma necessario”. Insieme a lui, vecchio amico di Mario Draghi, dovrebbero far parte dei vertici della società (nella quota statale) anche Stefano Cao e Carlo Mapelli, grande esperto di siderurgia e docente al Politecnico di Milano. Proprio Mapelli aveva proposto nel 2013 un piano fondato sul minerale di ferro “preridotto” per sostituire il carbon coke già nel 2013, quando il governo Letta affidò il rilancio dell’Ilva a Enrico Bondi. Otto anni dopo, con il rientro dello Stato nell’azienda, quel progetto è tornato in auge. L’obiettivo dichiarato è infatti arrivare alla decarbonizzazione, cioè all’azzeramento delle emissioni legate all’uso del carbone.

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