Il primo confronto pubblico sull’alleanza giallorossa e i primi segnali concreti che i lavori per strutturare l’asse Pd-M5s vanno avanti. Giuseppe Conte ed Enrico Letta, a poco più di un mese dal colloquio privato che ha dato il via al “cantiere” della coalizione, sono intervenuti nell’agorà virtuale organizzata dall’ex eurodeputato Pd Goffredo Bettini ed entrambi hanno parlato della necessità di strutturare “un campo ampio”. Con loro, oltre alla politologa Nadia Urbinati e all’eurodeputato Massimiliano Smeriglio, era collegata anche Elly Schlein, vicepresidente dell’Emilia-Romagna e punto di riferimento delle forze più a sinistra (da Leu ai Verdi). Un tentativo evidente da parte di Bettini, fino a pochi mesi fa bracciodestro di Nicola Zingaretti, di far partire un dialogo tra le varie anime dei giallorossi.

Al centro della discussione appunto, quello schieramento largo che tutti i leader interpellati hanno definito necessario. “Un campo ampio“, ha esordito Conte, “per poter affrontare un progetto condiviso che possa risultare competitivo in vista delle prossime elezioni politiche”. E su questo, “non partiamo da zero, ma da un’esperienza condivisa sul campo”. Un’esperienza durante la quale Pd, M5s e Leu hanno lavorato con “lealtà“. L’ex premier ha quindi garantito, cosa non affatto scontata, che il suo nuovo Movimento sarà della partita e lo sarà con convinzione: “Avrete un M5s completamente rigenerato che apporterà grande entusiasmo a questo cammino”, ha garantito. “Il Movimento 5 Stelle ci sarà con il suo Dna”. Parole alle quali si è agganciato il neosegretario dem Enrico Letta: “Io immagino tuti e tre, io, Giuseppe ed Elly, in una piazza grande, davanti a tanti elettori”, ha detto. “La gente capirebbe che siamo persone che si stimano e che vorrebbero costruire qualcosa per il futuro, che rappresentano modalità diverse, ma che sarebbero in grado di rappresentare una forma di empatia e di stima reciproca, che consentirebbe ai cittadini italiani di avere fiducia in noi”. Una vera e propria dichiarazione congiunta di intenti.

Nelle due ore e passa di dibattito, i due leader si sono scambiati apprezzamenti e segnali di intesa: un dialogo che ha definito le rispettive cornici d’azione e che ha rivelato rapporti (almeno all’apparenza) distesi e collaborativi. Da una parte Conte ha ribadito che il Movimento arriverà alla fine del suo percorso di rinnovamento e che tutelerà la sua identità né di destra né di sinistra. E ha anche riconosciuto alla sua creatura una spinta “progressista” (in questo simile alla sinistra), ma sempre trasversale e a vocazione popolare. Dall’altra Letta ha parlato di una fase di “ricostruzione”, nella quale il Pd può cambiare volto: “Troppe volte”, ha detto, “è stato un partito antipatico, io voglio a tutti i costi che diventi un partito dell’empatia che condivide gli sforzi per la democrazia e per il futuro del Paese”. Insomma le intenzioni ci sono e sono nette, ma questo non significa che non manchino gli ostacoli. Il primo è quello delle amministrative, sui cui candidati a fatica si troverà un accordo unitario in tutte le città: “Ma l’obiettivo sono le politiche, le amministrative sono una tappa intermedia”, ha detto Letta. “In quest’ottica il voto che a ottobre coinvolgerà le città va affrontato “senza timore”, con lo spirito di chi vive un passaggio “intermedio”.

Conte: “Mi fa piacere che Letta condivida il concetto di umiltà” – Nell’agora di Bettini, l’unico ospite “esterno” era proprio Conte: l’ex premier da quando ha lasciato Palazzo Chigi ha centellinato le presenze pubbliche e ha scelto di prendere la parola nel dibattito dem in un momento delicato della rigenerazione del Movimento. Un gesto importante anche per dare garanzie al Pd di Letta: se giornali e retroscena parlamentari raccontano di un M5s in preda ai dissidi interni, Conte ha invece ribadito che il processo è quasi compiuto e che non ci saranno ulteriori tentennamenti. “Ho proposto una carta dei principi e dei valori per definire una identità politica” affinché “non ci siano scelte opportunistiche”, ha detto. Quanto ai tempi, ha garantito: “Ancora qualche giorno e completiamo il processo ricostituente, risolvendo questioni, come quella del chiarimento sulla piattaforma digitale. Perché la responsabilità politica deve essere distinta dalla gestione tecnica”. Un riferimento alla separazione da Davide Casaleggio e dalla piattaforma Rousseau: uno strappo che seppur complesso per i 5 stelle, è stato apprezzato dal fronte democratico. Poi ha continuato: “Bisogna chiarire che la competenza è importante: uno vale uno è un fondamento, ma non può significare che quando si tratta di investire di responsabilità istituzionali non occorra competenza”.

Parlando quindi del posizionamento del nuovo M5s, Conte ha ribadito difendendo la matrice “post ideologica”: “Destra e sinistra nel dibattito politico hanno perso un po’ le loro originarie connotazioni”, ha detto. “Il sovranismo che in questo momento caratterizza le destre non è condivisibile perché offre risposte totalmente inadeguate“. Come ad esempio sull’immigrazione: “Ridurre il tema allo slogan ‘porti chiusi’ e ‘porti aperti’ rivela inadeguatezza della risposta, queste formule sono sterili slogan. Non è mai successo con un mio governo che un porto rimanesse chiuso, alla fine sono sbarcati comunque”. Proprio la possibilità di lavorare su temi trasversali, è il principio a cui Conte vuole ispirarsi. Quindi ha parlato di “riforma fiscale”: questa riforma “è di tutti: abbassare le tasse non è di destra o di sinistra. I cittadini tutti ci chiedono un fisco amico e non possiamo pensare che un blocco sociale possa essere lasciato all’altro campo”. In generale, ha osservato Conte, la vocazione popolare” è “la vena più autentica che ha sin qui caratterizzato il Movimento”. “Se guardiamo a progresso e conservazione” il Movimento 5 Stelle “potrebbe rivelarsi una forza politica senz’altro di sinistra“. Perché “se la destra è conservazione”, il M5s, ha osservato l’ex premier, “ha espresso una carica progressista, forse la più efficace, rispetto allo status quo”.

E a chiusura dell’incontro, si è rivolto proprio a Letta: “Ho apprezzato molto le parole di Enrico perché conferma un clima molto proficuo di lavoro e di dialogo che ci aspetta. E mi fa piacere che condivida il concetto di umiltà nella determinazione di lavorare insieme”. Perché “il vero discrimine tra il campo che stiamo rafforzando rispetto al campo sovranista è il principio di responsabilità“.

Letta: “Io immagino tutti e tre, io, Giuseppe ed Elly, in una piazza grande” – Letta che di fatto, seppur ospite di Bettini, “giocava in casa”, ha preso la parola dopo Conte. Il segretario Pd ha confermato i buoni rapporti con il leader M5s, in continuità e andando oltre il lavoro di Nicola Zingaretti. “Siamo qui perché abbiamo tutti questa idea profonda che siamo dentro una fase di ricostruzione“, ha detto l’ex premier Pd. “Noi dobbiamo ricostruire un nuovo mondo a partire da una distruzione che c’è stata”. E “mi sono sentito spinto soprattutto da questa sfida nel chiudere la mia esperienza a Parigi e rientrare, perché questo spirito di ricostruzione è bello, sfidante, interessante. Ha il coraggio della creatività”. E “io”, ha detto, “immagino tuti e tre, io, Giuseppe ed Elly, in una piazza grande, davanti a tanti elettori. La gente capirebbe che siamo persone che si stimano e che vorrebbero costruire qualcosa per il futuro, che rappresentano modalità diverse ma che sarebbero in grado di rappresentare una forma di empatia e di stima reciproca, che consentirebbe ai cittadini italiani di avere fiducia in noi. Cito Elly e Giuseppe, ma credo che si dovrebbe allargare il campo ad altri soggetti”. Proprio “l’empatia”, è il punto da cui Letta vuole ripartire. Perché “empatia vuol dire che noi dobbiamo fare uno sforzo radicale nei rapporti anche al nostro interno. Dobbiamo costruire una coalizione, una piazza grande fatta di persone che si stimano, che devono volersi bene”.

Anche Letta ha chiuso rivolgendosi all’ex premier: “Il discorso di Conte è stato impegnativo, importante, di convergenza anche sul lavoro che stiamo facendo. Ha detto esplicitamente: ci interessa iniziare un cammino di pensiero, oltre che di azione, comune. La convergenza fra M5s, Leu e Pd è avvenuta prima sull’azione che sul pensiero, su un governo che ha dovuto gestire una fase drammatica. Abbiamo un compito comune, ricostruire il Paese, riprendere in mano una bussola e ridefinire i punti cardinali”.

Elly Schlein: “Ci stiamo evitando spesso, ognuno nella propria casa. Dai giovani impariamo l’intersezionalità” – Non è stata casuale la scelta di invitare anche l’ex eurodeputata e ora vice di Stefano Bonaccini in Emilia-Romagna. Schlein è da tempo considerata uno dei volti più “nuovi” a sinistra e, nel suo intervento, ha chiesto che il rinnovamento non sia una semplice “ristrutturazione”: “Noi ci stiamo incrociando, ma ci stiamo evitando spesso ognuno nella propria casa“, ha detto invocando “una rete trasversale che superi la doppia barriera trasversale” che divide i partiti tra loro e poi dai movimenti che si fanno portavoce delle principali battaglie di questi tempi. “I giovani ci stanno insegnando l’intersezionalità“, ha detto. “Non basteranno nobili ristrutturazioni di singoli pezzi del campo, se non ricostruiremo l’intero campo. Da un lato i grandi contenitori devono uscire dalle loro contraddizioni e poi diciamolo nel campo della sinistra ecologista ormai ci sono più sigle che elettori e questo è dovuto più al personalismo dei leader che a differenze di visioni. C’è molto che possiamo e dobbiamo fare. A Giuseppe Conte chiedo se il suo sforzo servirà a capire se i 5 stelle sono quelli dei taxi del mare o quelli di mare nostrum, e a Letta chiedo se il Pd è quello del Jobs act o della lotta al vero precariato e al lavoro povero. Dobbiamo unire le lotte, trovare un luogo per ridare slancio a un campo progressista, ecologista e femminista”.

Bettini: “Non ritorno sulla caduta del Conte 2, ho capito. Quel governo è morto di freddo” – Il vero padrone di casa Bettini ha iniziato con una battuta. Lui che ha iniziato il ciclo di incontri qualche settimana fa parlando di un “golpe” di cui è stato vittima Conte ed è stato ricoperto di critiche, oggi ha scherzato: “Non ritorno sulla vicenda convulsa della caduta del governo Conte II al quale abbiamo partecipato con convinzione e con risultati. Non riprendo neppure il tema della convergenza di interessi che ne ha determinato la caduta. Ho capito. Quel governo è morto di freddo“. Quanto alla sua linea per il futuro, Bettini ha detto: “Il governo Draghi ci ha permesso di non precipitare nel burrone e noi lo dobbiamo sostenere con convinzione e con le nostre idee. Come stiamo facendo”. Ma nel mentre, “resta decisivo”, ha aggiunto, “definire il profilo e la sostanza di un campo democratico che possa competere con il sovranismo e vincerlo non attraverso vie politicistiche, di pura manovra parlamentare o peggio ancora per via giudiziaria, ma sul campo. Contendendo ad esso il consenso degli elettori. Come fu capace nel passato il solo Prodi per ben due volte”. Secondo Bettini necessario è soprattutto che Pd e M5s continuino a dialogare: “Come è stato durante la nostra esperienza di governo degli ultimi due anni, per tentare questa impresa ci sembra essenziale il rapporto tra le due grandi forze democratiche e anti sovraniste, il Pd e il M5s, che, nella loro diversità, devono trovare il modo di intendersi, di collaborare e di unirsi in vista delle elezioni politiche. Sono due forze che per certi aspetti stanno vivendo una trasformazione e una fase di decollo parallele”. A chiudere l’agorà è stato proprio Bettini con un’altra battuta: alla seconda disconnessione dell’ex premier per problemi di rete, ha detto: “In assenza di Casalino le piattaforme di Conte non vanno…”.

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