Sirene, suoni, colori e gli occhi, tanti occhi puntati addosso a chi ha scatenato quel tripudio. E dire che passava pure per caso all’Holland Casino di Amsterdam. Sì, Marciano Vink, nel 2013, doveva solo registrarsi a un torneo di poker, sua nuova attività dopo il calcio, e prima di tornare a casa aveva deciso di giocare alle slot. Poca roba, eh, qualche moneta e poi via. E invece… din din din din “Mega million jackpot”, 3 euro in macchinetta e 1 milione e 400mila euro vinti. Non male.

Non era neppure la prima volta che lui, Marciano Carlos Alberto Vink, si prendeva la passerella, le sirene, le grida i suoni, i colori e l’attenzione della gente, quasi passando per caso. Già, perché il 10 aprile di ventisette anni fa i tifosi del Genoa, leggendo la formazione che il compianto professor Franco Scoglio aveva deciso di mandare in campo nel derby contro la Sampdoria, avranno pensato a un errore. Nessun errore. Appare chiaro quando lo speaker a Marassi cadenza: “Col numero 4, Marciano-Vink”. Quel ragazzone olandese del Suriname non vedeva il campo, ma neppure la panchina da tempo. Era arrivato in estate: vivaio Ajax, con l’intermediazione ovviamente di Mino Raiola, e per 9 miliardi e mezzo di lire, un prezzo mica male per un giovane di 22 anni, nel 1993.

E Marciano Vink, che si legge “Fink” tranne per il presidente Aldo Spinelli che lo chiama “Uink” si era presentato ambizioso: “Somiglio a Rijkaard e voglio vincere come lui”. Mica male. L’allenatore del Genoa Claudio Maselli prova a preservarlo spiegando che è giovane, deve adattarsi perché “gli olandesi pensano di lavorare duro quando giocano nel loro campionato, poi arrivano in Italia e capiscono che non è così”. Di fatto l’adattamento di Vink non va granché: durante il precampionato Caricola gli lesiona un timpano con una pallonata, poi gioca qualche partita ma non bene e il centrocampo titolare dei rossoblù vede inesorabilmente Gennarino Ruotolo e Mario Bortolazzi inamovibili al centro. Ma la squadra non va, naviga nei bassifondi e al posto di Maselli arriva il professore Scoglio. Con lui Vink non va neppure in panchina per diverse giornate, mentre il Genoa risale con una serie di ottimi risultati.

Da titolare col Torino fa gol, ma dopo un paio di partite finisce di nuovo fuori dai radar. Fino al derby contro una Samp terza in classifica e con campioni del calibro di Gullit, Mancini, Pagliuca, Vierchowood, Lombardo. Scoglio decide di mandarlo in campo a sorpresa e dopo un quarto d’ora Vink, col 4 sulle spalle, pesca il primo dei jackpot della sua vita: dietro la linea di centrocampo prende palla e supera un avversario, scappa in corsa sulla destra e ne supera altri due in dribbling portandosi sulla trequarti, al limite d’area supera un altro avversario e ormai solo davanti a Pagliuca tira, superandolo e segnando il gol del vantaggio del Genoa. È il tripudio. La curva rossoblù è in delirio, il ragazzo dribbla tutti e corre proprio verso i suoi tifosi per festeggiare in maniera veemente. Solo con loro.

Jugovic pareggerà quel derby dopo un solo minuto, ma ormai Vink ha iscritto il suo nome tra gli eroi del derby per sempre. Per sempre nei cuori dei genoani, ma mai più con la loro maglia e mai più in Italia. Giudicato inadatto e troppo fragile tornerà in Olanda al Psv per un prosieguo di carriera condizionato dagli infortuni e senza acuti. Si darà poi al poker, ma anche in questo campo senza grande successo, salvo colpi da 1,4 milioni quasi per caso. C’è chi ha la fortuna di essere re per una notte, e chi, come Marciano Vink, addirittura per due.

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