Fu la Marina Militare a ordinare di non coordinare alcun salvataggio delle 140 persone imbarcate sul Moby Prince? E’ così che si consumarono le ore successive al disastro navale che il 10 aprile 1991 causò 140 vittime tra passeggeri e membro dell’equipaggio del traghetto appena partito da Livorno e diretto ad Olbia? Un documento ritrovato negli archivi dell’associazione 140, di cui ilfattoquotidiano.it ha già raccontato nelle scorse settimane, rimette in discussione la responsabilità esclusiva della Capitaneria di porto di Livorno, proprio mentre la Procura cittadina e la Direzione antimafia di Firenze proseguono l’inchiesta sul caso, la terza, sulla pista degli unici reati ad oggi non prescritti: strage e omicidio plurimo aggravato e mentre il Parlamento si avvia alla seconda commissione d’inchiesta in 5 anni.

La prima, che ha concluso i suoi lavori nel 2018, ha fissato tra i punti certi della sua ricostruzione il fatto che almeno una parte di chi era a bordo del Moby Prince sopravvisse per un tempo compatibile con un intervento di soccorso. Addirittura ore. Finora la certezza è che quei soccorsi mai arrivati furono coordinati dall’allora comandante della Capitaneria di Porto di Livorno, Sergio Albanese, che d’altra parte ha sempre confermato questa circostanza.

Questo documento sembra smentire questa situazione, però. Cosa dice? In breve: poco dopo mezzanotte (meno di due ore dopo la collisione che avviene alle 22,26) la Marina dice all’Aeronautica che non c’è bisogno di elicotteri perché “la Marina sta provvedendo” e che “i naufraghi erano morti”. Eppure mezz’ora prima era stato recuperato l’unico superstite, Alessio Bertrand, il mozzo del Moby, cosciente e in grado di buttarsi dalla nave e fare quelle bracciate necessarie per essere ripescato da una barca di ormeggiatori.

Ilfattoquotidiano.it pubblica qui integralmente quel documento, firmato dal generale Giulio Mainini, a capo della 1a Regione Aerea, uno degli alti comandi dell’Aeronautica Militare per l’Italia Settentrionale, che così ricostruisce cosa accadde – registri alla mano – alcuni anni dopo.

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