Si assottigliano i redditi delle famiglie italiane che nel quarto trimestre hanno visto le loro entrate contrarsi dell’1,8% rispetto ai tre mesi precedenti. I consumi, segnala l’Istat, scendono in maniera ancora più marcata (- 2,5%). Quindi cresce la parte di reddito che viene risparmiata che raggiunge il 15,2, vale adire lo 0,5% in più rispetto a luglio-settembre. Fenomeno peraltro tipico dei periodi di crisi e alta incertezza, ulteriormente favorito in questa fase dalla temporanea chiusura di numerose attività commerciale. Se ci considera poi anche l’aumento dei prezzi dovuto all’inflazione, la capacità di acquisto delle famiglie accusa un calo del 2,1%.

Il tasso di investimento delle famiglie è stato pari al 5,7%, 0,1 punti percentuali più basso rispetto al trimestre precedente. Sempre nell’ultima parte del 2020 è salita la pressione fiscale, non perché siano aumentate le tasse (anzi in calo) ma perché calcolata in rapporto al Prodotto interno lordo, in forte contrazione (- 8,9% nel 2020). La pressione fiscale ha così raggiunto il 52% del Pil, dato più alto dal quarto trimestre del 2014, con un incremento di 1,3 punti percentuali rispetto al 50,7% dello stesso periodo dell’anno precedente. Nell’intero 2020 la pressione fiscale si è attestata al 43,1% del Pil, in aumento rispetto al 42,4% del 2019.

Nel frattempo l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil (in sostanza il deficit, ndr) è stato pari al 5,2%. Nello stesso periodo dell’anno precedente risultava un avanzo dell’1,9%. Il saldo primario (differenza tra entrate ed uscite pubbliche prima che vengano pagati gli interessi sul debito, circa 50 miliardi di euro l’anno è risultato negativo dell’1,9% del Pil contro un avanzo del 5,2% relativo al quarto trimestre del 2019. Complessivamente, nell’intero 2020, il deficit pubblico è stato pari al 9,5% del Pil, in netto peggioramento rispetto all’1,6% del 2019.

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