Delmastro, la destra si oppone alla lettura delle chat: si va subito al voto in Aula
Non solo il dischetto inviato dalla procura di Roma con le chat tra Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia non smuove lo scudo della destra per l’ex sottosegretario Fdi, ma neppur ritengono che sia necessario dare una lettura per capire se il nuovo materiale potrebbe cambiare la loro posizione. La maggioranza di centrodestra in giunta per le Autorizzazioni della Camera ha votato per non procedere con un’integrazione istruttoria sul caso e ha stabilito di andare al voto direttamente in Aula. Nelle motivazioni, come anticipato da il Fatto quotidiano, il relatore ha parlato di “una richiesta generica e senza limiti”. La pensa diversamente il presidente della giunta Devis Dori (Avs), secondo il quale “esistono gli estremi per sollevare la questione devanti alla Consulta”: “Si è arrivati al paradosso di esprimere un voto sulla richiesta avanzata dalla Procura di Roma senza aver avuto accesso alla documentazione“.
Fallisce così, come previsto, il tentativo delle opposizioni di rendere utilizzabili le conversazioni tra il deputato di Fratelli d’Italia e il padre della sua ex socia del ristorante Bisteccherie d’Italia, detenuto dopo una condanna definitiva per intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso. Neppure il materiale supplementare inviato dalla procura di Roma e la lettera firmata dal procuratore Franco Lo Voi sono bastati per scalfire il muro dei parlamentari di maggioranza. Una mossa, quella della maggioranza che sostiene il governo Meloni, che stride con i proclami sulla lotta alla mafia.
Esulta Forza Italia con Enrico Costa: “È la tesi che abbiamo sostenuto da sempre: che questa documentazione” mandata dalla Procura e “giunta tardivamente alla Camera dei deputati fosse inammissibile”. All’attacco le opposizioni. Per il dem Federico Gianassi “evidentemente la destra ha così tanta paura che vuole chiudere il prima possibile questa vicenda”. La collega M5s Daniela Torto, intervenuta in Aula, ha detto di essere uscita dalla seduta “con la nausea”: “Hanno usato un organo di garanzia per aiutare la camorra e difendere un amico di partito. È vomitevole. Gli italiani devono sapere: potete nascondere chat, ma chi non teme la verità non la nasconde. Schermarsi dietro giochetti di palazzo è schifoso”.
I rimpalli tra le giunte e il no compatto della destra
La giunta per le Autorizzazioni aveva già votato contro l’uso delle chat e rinviato la decisione all’Aula. La settima scorsa però, la procura di Roma ha scritto ai deputati ribadendo che le conversazioni sono “essenziali” per l’inchiesta e ha inviato un dischetto con tutto il materiale. A quel punto il presidente della Camera e la capigruppo hanno deciso di far tornare in giunta la decisione, dicendo che il dossier andava rivalutato da capo. In contemporanea, il presidente della giunta Dori (Avs) ha dato via libera alla consultazione delle chat, scatenando la reazione del centrodestra che ha scritto a Fontana e bloccato ogni possibilità. A esprimersi ieri sera, su input proprio del presidente della Camera, è stata la giunta per il Regolamento, finita 7 a 6 per la decisione della maggioranza di ritornare in giunta per le Autorizzazioni (il non voto dell’esponente di Azione che è uscito è stato decisivo).
Qui si è arrivati di nuovo al voto sul rinvio, ovvero al punto di partenza. L’unica consolazione, secondo il presidente Devis Dori (Avs) è che non ci sia stato un voto sulla possibilità o meno di accedere alle chat: “Non aprendo chiaramente un’integrazione istruttoria, questo non era necessario. In questo modo è stato scongiurato di creare un precedente, a mio parere molto grave, per cui si dovesse passare da una votazione di maggioranza in giunta rispetto all’utilizzabilità o all’accesso ai documenti depositati presso la giunta”.
L’inchiesta compromessa
Già a inizio luglio scorso, la procura di Roma aveva scritto una prima volta ai parlamentari. Nella lettera si alludeva, tra le varie cose, al fatto che, una risposta negativa, avrebbe potuto compromettere l’inchiesta sulla criminalità organizzata a Roma: innanzitutto quella in cui Caroccia è accusato insieme alla figlia Miriam dei reati di intestazione fittizia e riciclaggio, con l’aggravante mafiosa di aver utilizzato l’impresa aperta con il parlamentare e altri quattro soci biellesi per agevolare il clan capeggiato da Michele Senese detto “O’ Pazzo”.
Sul tema, da giorni, va avanti un duro scontro tra maggioranza e opposizioni. Mentre il M5s anche ieri in Aula ha esposto cartelli che chiedevano a Fdi di “tirare fuori le chat”, oggi Fdi ha accusato i 5 stelle di “trasformare la Giunta per le Autorizzazioni in un palcoscenico politico, anziché in un organo chiamato ad applicare il diritto”. A loro hanno risposto i 5 stelle in una nota: “Vogliono correre in Aula per provare a lavarsi le mani di una vicenda che sta mostrando al Paese l’ipocrisia di una premier che un giorno celebra Paolo Borsellino e il giorno dopo usa il Parlamento per scudare un suo amico e compagno di partito che fonda società con personaggi in orbita mafiosa. Se ne lavano le mani, ma la coscienza resterà sempre sporca”.