“I dati ti servono per migliorare, quindi fare bella figura o affossare La Paglia?” È questo uno degli interrogativi che impegnano la dirigente del dipartimento Maria Letizia Di Liberti, ai domiciliari nell’inchiesta sull’alterazione dei numeri del contagio in Sicilia. I dati sul Covid sull’isola, dunque, dipendono dalla risposta che darà il portavoce dell’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza. E quello che pone Di Liberti non è un interrogativo da poco: Paolo La Paglia è il dirigente generale dell’Asp di Messina e dall’inizio della pandemia è messo sotto accusa per gravi inefficienze da parte del sindaco Cateno De Luca. Il vulcanico primo cittadino dello Stretto ne chiede le dimissioni una prima volta a marzo del 2020, poi ancora a novembre e infine a gennaio del 2021, quando minaccia di lasciare lo scranno da sindaco se La Paglia non verrà sospeso. “Le mie dimissioni da sindaco di Messina sono pronte perché da autentico uomo delle istituzioni non posso convivere con altre istituzioni che stanno agendo con la logica mafiosa e stanno uccidendo la città lasciando i loro servi sciocchi al comando dell’Asp”, diceva De Luca, che da inizio pandemia ha battagliato più volte con Musumeci, al quale vorrebbe sottrarre la candidatura a governatore alle prossime regionali con l’appoggio del centrodestra.

L’assessorato ignorerà gli ultimatum del sindaco di Messina. O perlomeno ne ignorerà la scadenza. Non a gennaio, ma solo nello scorso febbraio ha di fatto sospeso il dirigente sanitario, avviando la procedura di revoca della nomina. Prima di tutto questo, però, La Paglia, uomo di Musumeci, era il caso facesse “bella figura”, o perlomeno così traspare dalla conversazione intercettata l’8 gennaio alle 14,01: a parlare, secondo le carte dell’inchiesta, sono la dirigente Di Liberti e il portavoce dell’assessore, Francesco Lamiani, che non è tra gli indagati. In realtà al telefono c’è Ferdinando Croce, vice capo di gabinetto di Razza, indagato nell’inchiesta di Trapani. “Visto che c’è questa situazione di aumento di Messina, vorremmo bilanciare se c’è un buon dato sui guariti, cioè vorremmo dimostrare che anche se c’erano tanti contagi ma c’erano anche tanti guariti”, fa presente Lamiani. E Di Liberti risponde: “Allora, io sto facendo estrapolare i guariti da 30 giorni, che questi ai tempi della circolare sono quelli che si possono caricare già come guariti, va fatta la fine isolamento e la guarigione, ok? Quindi io lo sto facendo per tutti, anche per voi. Poi quello che mi interessa, determinati dati ti servono per migliorare, quindi far fare bella figura o ti servono per affossare La Paglia? Perché dipende da quello che devi fare, capito?”. L’oggetto dei dati, però, è De Luca: “No, serve per bilanciare le polemiche su De Luca, cioè quindi per fare bella figura, per far vedere che ci sono i guariti”, risponde, infatti, Lamiani.

Dietro la “sistemazione” dei dati ci sono, quindi, anche valutazioni politiche. Almeno a leggere le intercettazioni dei Nas dei carabinieri. In un’altra conversazione la dirigente parla con Croce: “Si pongono il problema di dare tali dati considerando la pressione negativa che il Sindaco di Messina De Luca sta facendo nei confronti dell’amministrazione regionale, valutando anche il fatto che bisognerebbe intervenire nei suoi confronti”, scrive la gip di Trapani, Caterina Brignone. La gestione dei dati a Messina è stata disastrosa, come messo nero su bianco dalla commissione d’inchiesta voluta da Razza alla fine del 2020. Numeri di dicembre caricati a gennaio, tracciamento completamente saltato. La relazione della commissione è stata tranchant, e La Paglia, l’uomo di Musumeci, all’Asp di Messina, è stato sospeso. D’altronde, non a caso Di Liberti aveva chiamato Croce: “Ferdinando c’è un problema grosso a Messina…”. D’altra parte, in un altro passaggio dell’ordinanza, la giudice lo scrive chiaramente:”Considerata la natura e le verosimili finalità degli illeciti commessi, sarebbe difficile se non impossibile ipotizzare un attivarsi del vertice dirigenziale in assenza di avallo dell’organo politico”.

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