Nessun partito italiano con un minimo di seguito mette l’ambiente in primo piano. Non c’è un partito verde, nel nostro paese. Il New Green Deal e la transizione ecologica sono obiettivi strategici perché molti paesi hanno espresso rappresentanti sensibili ai problemi ambientali. Noi no. Noi stiamo facendo la transizione ecologica senza l’ecologia, confidando esclusivamente nelle tecnologie, senza investire in conoscenza e salvaguardia dell’ambiente, se non indirettamente. Nelle linee guida europee la biodiversità e gli ecosistemi sono trasversali a tutte le misure, nelle nostre proposte… non ci sono. Il che espone il nostro piano a rischio di bocciatura.

D’altronde i rappresentanti che abbiamo votato fanno le scelte, e se non hanno sensibilità e competenza in campo ambientale, è ovvio che il risultato sia questo: si fa la transizione ecologica senza l’ecologia (ogni tanto lo ripeto, perché pare che nessuno si accorga dell’assurdità di questa scelta). Le persone sensibili e competenti in questioni ambientali non vengono coinvolte perché in Italia non ci sono partiti influenti che abbiano l’ambiente come priorità strategica. Come avviene in molti paesi che in Europa contano. In Usa, Biden ha richiamato Jane Lubchenco, un’esperta di biodiversità ed ecosistemi, a guidare la politica ambientale degli Stati Uniti. L’aveva chiamata anche Obama, ma Trump preferì altre competenze, che consigliavano di estrarre petrolio dal mare dell’Alaska.

E quindi… ci vorrebbe un partito verde anche da noi. Molti giovani lo voterebbero, e forse anche qualche vecchietto come me. Poi ci penso e… cambio idea. Dove si dovrebbe collocare questo ipotetico partito? A sinistra? Sarebbe come dire che alla destra non interessi l’integrità dell’ambiente. Se ci fosse il partito della salute, dove si collocherebbe? Possiamo pensare che qualche parte politica non sia interessata alla salute? Guardando le proposte (e i risultati) dell’azione di alcuni partiti sembrerebbe di sì, ma non è quello che dicono.

Tutti sono interessati alla salute, solo che pensano di risolvere i problemi della salute in modi differenti. E lo stesso avviene per l’ambiente, anche perché ambiente e salute sono strettissimamente collegati. Possono esistere buone condizioni di salute in un ambiente devastato? Ovviamente no. Salute e ambiente vanno assieme. E lo stesso vale per l’economia. Non ci può essere un’economia sana in un ambiente malato. L’economia può crescere devastando l’ambiente, ma poi, una volta devastato l’ambiente, l’economia crolla. Assieme alla salute. Ecco perché biodiversità ed ecosistemi sono trasversali a tutte le iniziative del piano di recupero e resilienza. Solo noi non lo abbiamo capito.

Tutti i partiti dovrebbero essere sensibili ai problemi della conservazione di buone condizioni ambientali. Connotare politicamente l’ambiente non fa bene all’ambiente. Ci sono partiti che si sono appropriati di concetti generali, come democrazia e libertà, quasi a suggerire che gli “altri” non abbiano sensibilità per democrazia e libertà.

Sono diversi i modi di declinare questi valori. Diciamo che, idealmente, la sinistra potrebbe ritenere che i valori vadano estesi a tutto il pianeta, mentre la destra potrebbe ritenere che siano validi da qualche parte (quella dove vive) ma non altrove: prima noi, gli altri che schiattino. È quello che abbiamo fatto con le delocalizzazioni. I paesi “avanzati” hanno delocalizzato le produzioni inquinanti in posti lontani dai loro territori, con l’aspettativa di vivere in posti “puliti”, mantenendo vantaggi economici. Ma il cambiamento climatico ha effetti planetari. Il problema dell’integrità ambientale va affrontato a livello globale. In effetti tutti sono d’accordo, e fanno magnifiche convenzioni che stabiliscono obiettivi da raggiungere dopo qualche decennio. I decenni passano, gli obiettivi non sono raggiunti, e si spostano le date. Ora abbiamo il 2030. Dopo aver sforato gli obiettivi del 2010 e quelli del 2020.

Lo spazio oramai è unico, è il pianeta intero, così spostiamo il problema in un altro tempo. E infatti il progetto europeo si chiama Next Generation EU. Ma a realizzarlo ci sono ancora le Present Generations. Quelle che vivono sempre più a lungo e che sono ancora avvantaggiate economicamente dalla spoliazione della qualità ambientale. Chi sa che tra trent’anni non ci sarà più non è molto interessato a quel futuro irraggiungibile. Gli interessa il presente.

Intanto, nelle trasmissioni di attualità politica, vedo sempre esperti di medicina, di economia, di politica, di sociologia, ma mai esperti di ambiente. Quelli sono in altre trasmissioni, dove si mostrano le meraviglie della natura. Quando si parla di politica, scompaiono. L’intrattenimento naturalistico non riesce a dilagare nelle trasmissioni dove si “fa sul serio”. Risultato: la transizione ecologica si fa senza l’ecologia e nessuno si accorge dell’assurdità di questa scelta. Forse se ne accorgerà la Commissione, quando vedrà il nostro piano. Tornando alla questione dell’ambiente nei partiti, mi piacerebbe vedere il piano “verde” di ognuno. Così, tanto per capire e fare confronti. Ma nessun partito lo ha elaborato. Vedo solo greenwashing: transizione ecologica senza ecologia.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te

In questi tempi difficili e straordinari, è fondamentale garantire un'informazione di qualità. Per noi de ilfattoquotidiano.it gli unici padroni sono i lettori. A differenza di altri, vogliamo offrire un giornalismo aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per permetterci di farlo. Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Petrolio, gas e carbone: altri 750 miliardi di dollari investiti dalle banche. L’ex di Blackrock: “Investimenti sostenibili? solo pubblicità”

next
Articolo Successivo

L’incidente al Canale di Suez obbliga a una riflessione sul gigantismo delle navi

next