Monti mozzafiato? Anelli di brillanti? Champagne? Poesie romantiche? No, no. Sono equazioni e numeri che vi, anzi ci aiuteranno a capire come fare andare avanti le relazioni“. Non è una chiromante e neanche una di quelle maghe che vi assicurano amore, salute e denaro al telefono in cambio di un costosissimo scatto alla risposta. A sostenere con un pizzico di ironia di essere in grado di predire il futuro dei rapporti di coppia, basandosi solo sulle operazioni matematiche, è invece Alberto Giovanni Gerli, che è stato nominato da Palazzo Chigi membro del nuovo Comitato tecnico scientifico e 24 ore dopo ha rinunciato all’incarico per le “polemiche inattese” (così ha detto).

Dicono che il suo nome sia stato fatto dagli ambienti della Lega ma la verità è che ad oggi nessuno si assume la responsabilità di aver indicato nel Cts questo ingegnere di 40 anni, ex imprenditore nel campo delle luci a led, già componente di Confindustria Giovani di Padova, candidato sconfitto alla presidenza della Federazione Bridge. Che c’entrano le luci al led e il Bridge con un’epidemia che ha fatto più di 100mila morti? Perché il governo ha nominato un ingegnere gestionale nell’organo che deve dare consigli allo stesso esecutivo sulle strategie da prendere per combattere il contagio? Semplicemente perché dalla scorsa primavera Gerli ha guadagnato notorietà tra tv e quotidiani sostenendo di aver inventato un modello predittivo in grado di prevedere l’evoluzione del contagio.

Problema: quel modello sembra aver previsto poco. E quello che ha previsto, secondo Pagella Politica, era spesso sbagliato. Però è piaciuto, soprattutto a destra, perché dava una lettura meno catastrofica dell’epidemia. E infatti a rilanciare i calcoli di Gerli sono stati nei mesi scorsi persino i Gilet arancioni, il macchiettistico movimento di negazionisti guidato dall’altrettanto folcloristico generale Pappalardo. Ma cosa prevedeva questo modello che è valso al suo inventore una poltrona al Cts, seppur per soli due giorni? Solo per fare un esempio, il primo giorno di febbraio Gerli aveva sostenuto che entro la fine del mese il Veneto quasi certamente sarebbe entrato in zona bianca. Il Veneto è diventato arancione l’8 marzo e poi è finito in zona rossa. A fine gennaio, invece, prevedeva per la Lombardia – che in quel momento faceva 1.700 positivi al giorno – un calo dei casi fino a 350 contagi ogni 24 ore entro metà marzo .”Salvo varianti”, aveva premesso: purtroppo le varianti ci sono e ieri i casi in Lombardia sono stati 4.490. Insomma il modello Gerli non è esattamente l’emblema dell’affidabilità. Sarà per questo che oggi non c’è esattamente la corsa a rivendicare il merito di aver segnalato il suo inventore al governo, che poi – va detto – lo ha nominato al Cts senza fare alcun supplemento di indagine. E alla fine il diretto interessato si è dimesso “a seguito delle inattese e sorprendenti polemiche”.

E dire che per capire come le operazioni matematiche di questo sedicente Big Data Scientist non fossero impeccabili – e comunque come non fosse il caso di elevarle a mezzo di lotta al coronavirus su scala nazionale – bastava dare un occhio ai video che lui stesso ha pubblicato su youtube. L’ex aspirante presidente dei giocatori di Bridge ha un canale che si chiama Data&Tonic: non un grande scelta nel Paese in cui i governi cadono a colpi di mojito. Tra novembre e dicembre ha pubblicato quattro filmati: durano tra i cinque e i sette minuti e hanno tutti uno stile più hipster che scientifico. In giacca, dolcevita e pochette, Gerli si presenta davanti a una telecamera e armato di gessetto compia su una lavagna complicati calcoli matematici (per fortuna con il fast forward, l’avanti veloce) sugli argomenti più disparati: dal 5G (“una comunicazione wireless studiata in modo di avere più banda e dunque maggiore velocità nella trasmissione dei dati”) al Gender Gap negli ospedali al tempo del Covid. Già il Covid. In questo senso il filmato più attinente al nuovo incarico del volto della Data&Tonic è quello intitolato: “Perché la seconda ondata di Covid-19 in Italia potrebbe diventare uno tsunami“. Si tratta di una sorta di dimostrazione del “metodo Gerli” che ha un incipit con tendenze autobiografiche: “Cinque marzo del 2020. Era una notte fredda e buia. Da poco le ricerche del termine coronavirus su google avevano superato altri eventi virali come ad esempio il festival di Sanremo”. Stacco sulla foto Morgan. “Sono a casa. Netflix? Non va. Il wi-fi? Va lento. Dormire? Troppo presto. Che faccio?”. Qui arriva l’effetto video – un Gerli pallido acquisisce via via più colore – e quello sonoro – un “ding” sinonimo di grande idea. “Decido di studiare un po’ di numeri su questo Covid. Non sono un epidemiologo”, mette le mani avanti, aggiungendo subito dopo: “Ma sono un esperto di numeri“. E per dimostrare quest’ultima sua indiscutibile qualità ecco la prova in diretta: una moltiplicazione. “33 per 82? 2704”. Problema: 33 per 82 fa 2706.

Ecco: non sapere fare al volo e a mente questa moltiplicazione non è certamente una colpa. La questione, però, cambia se ti presenti come esperto di numeri e sulla base di queste credenziali finisci al Cts nel cuore dell’epidemia più mortale dell’ultimo secolo. Lo stesso si può dire per un’altra produzione made in Data & Tonic titolata “i numeri per avere successo in amore“. In 5 minuti il Big Data Scientist mette in scena una posta del cuore armato di calcolatrice. Cita Clio Cresswell, autrice di “Matematica e sesso“, e dice cose come “siamo figli del nostro passato, di fenomeni esteri e delle relazioni tra marito e moglie, tutto questo sempre tenendo conto dell’andamento dei nostri ormoni”. Che ovviamente si possono misurare con un’equazione, che Gerli esegue in diretta, anzi due: una per gli uomini e una per donne. Quindi ecco un po’ di studi a casaccio: “Le coppie con almeno 20 anni di differenza hanno il 95% di possibilità di divorziare”, “in una relazione a distanza l’amore per il partner aumenta del 4,2% e le possibilità di separarsi diminuiscono del 16,4%“, “secondo uno studio fatto alla Ohio University gli uomini pensano il 188% in più rispetto alle donne al sesso”. Va detto che Gerli è dotato di ottima presenza scenica: quando pronuncia termini in inglese prova ad avere un accento fedelmente americano (sostiene tra l’altro di aver studiato in Texas) , ha ottimi tempi di intervento, risulta quasi simpatico quando accompagna l’eloquio con una dose massiccia di smorfie del viso. E poi nella produzione dei suoi video fa ampio uso di effetti video e sonori, luci che si accendono e spengono, rumori onomatopici (quando dice “champagne” si sente il tappo che salta). Insomma: probabilmente Gerli ha tentato d’inventare un nuovo tipo di divulgazione statistica. Un modello simile a quello rappresentato da Alessandro Barbero per la storia. Il problema, forse, è che Barbero è Barbero è Gerli molto semplicemente è Gerli. Tutto questo col Covid c’entra poco. Col Cts ancora di meno.

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