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10 Marzo 2021

Ultimo aggiornamento: 17:16 del 10 Marzo 2021

A sentire i senatori che reclamano priorità per il vaccino, provo un senso di nausea

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di Claudia Di Maio

C’era un tempo in cui la gente urlava dai balconi “ce la faremo”, in cui i più generosi si offrivano di fare la spesa per condomini interi, in cui medici si auto isolavano dai propri familiari per evitare di contagiarli, in cui volontari andavano in giro a distribuire pasti gratuiti e in cui anziani sacrificavano la loro stessa vita cedendo il casco Cpap a qualcuno più giovane che ne aveva bisogno. Eravamo uniti nella disavventura e da un governo attivo, vicino e che dava il buon esempio… unione dissolta dall’imminente ascesa del Dio denaro.

Così tutto è cambiato. Nessun governo che ci rende partecipi di intenti e risultati ufficiali mettendoci la faccia, eroi d’Italia relegati all’ombra e quasi tutta l’informazione ridotta a gossip e propaganda. Siamo bersagliati da un coacervo di titoli celebrativi del “Governo dei Migliori”… una cacofonia di opinioni – non dati di fatto – sul premier silenzioso, peculiarità adesso ammirata e definita addirittura rispettosa dall’informazione, che – per natura – la dovrebbe contestare a gran voce.

Come si può parlare di unità in un governo dove un Presidente del Consiglio opera da solo e con una cerchia stretta di fidati lasciando i cittadini in pasto alla propaganda scellerata dei partiti?

Stiamo assistendo al via libera del degrado, dove “ognuno pensa per sé e Dio Draghi per tutti” (ma non al popolo). E così i morti diventano numeri in nome della preminente economia, gli imprenditori – prima usati per bersagliare il vecchio governo – rimangono ad aspettare i Ristori (scusate, i Sostegni) che ritarderanno perché il ministro Franco ha deciso che la piattaforma dell’Agenzia delle Entrate debba essere sostituita e nel frattempo il popolo spera che la campagna vaccini prosegua senza intoppi che ovviamente sono arrivati.

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È proprio su questo che avverto un senso di nausea. Mentre la gente muore, soffre e dispera per piattaforme di prenotazione del vaccino mal create, altri urlano “tocca anche a me!” e a farlo sono anche e soprattutto quelle categorie, come senatori e magistrati, che più di ogni altro cittadino dovrebbero dare l’esempio del rispetto delle regole.

Molte delle motivazioni fanno leva sull’appartenere ad attività essenziali, allora che dire di edicolanti, commercianti di generi alimentari, librai, parrucchieri, giocattolai e tutti quei lavoratori in settori che sono rimasti aperti anche durante il lockdown? A ragionare come questi “signori” che ne reclamano il diritto (vergognosamente già in parte concesso) sono veramente pochi quelli che non avrebbero la priorità al vaccino.

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Si parla spesso della terza ondata, ma forse ne stiamo trascurando una quarta, quella dell’opportunismo e dell’egoismo, che il precedente governo – con la grande dignità che lo caratterizzava – l’avrebbe tenuta a bada.

Mi resteranno comunque nel cuore quei mesi in cui la coscienza del paese aveva permeato l’aria ancor più del Covid. Come scrisse J. R. R. Tolkien “ho scoperto che sono le piccole cose, le azioni quotidiane della gente comune che tengono a bada l’oscurità. Semplici atti di gentilezza ed amore” Gandalf, il Signore degli Anelli.

___________________________

Il blog Sostenitore ospita i post scritti dai lettori che hanno deciso di contribuire alla crescita de ilfattoquotidiano.it, sottoscrivendo l’offerta Sostenitore e diventando così parte attiva della nostra community. Tra i post inviati, Peter Gomez e la redazione selezioneranno e pubblicheranno quelli più interessanti. Questo blog nasce da un’idea dei lettori, continuate a renderlo il vostro spazio. Diventare Sostenitore significa anche metterci la faccia, la firma o l’impegno: aderisci alle nostre campagne, pensate perché tu abbia un ruolo attivo! Se vuoi partecipare, al prezzo di “un cappuccino alla settimana” potrai anche seguire in diretta streaming la riunione di redazione del giovedì – mandandoci in tempo reale suggerimenti, notizie e idee – e accedere al Forum riservato dove discutere e interagire con la redazione. Scopri tutti i vantaggi!

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  • 15:54 - Buglisi racconta la sua sfida alla mafia, esce 'L'Antimafia dei fatti'

    Roma, 29 lug. (Adnkronos) - "Mi chiedi se avevo paura? Sì, avevo paura. Poi ho smesso di averne". È la frase che accompagna in quarta di copertina, come un mantra, l’uscita de 'L'antimafia dei fatti. Vita di un siciliano atipico' (Baldini+Castoldi/Nave di Teseo), il libro nel quale l'imprenditore siciliano Sebastiano Buglisi, con la collaborazione di Antonio Armano e la prefazione di Guido Ruotolo, racconta per la prima volta una vicenda personale e imprenditoriale che attraversa oltre mezzo secolo di storia italiana: dall'infanzia nella Sicilia rurale fino alle denunce contro la criminalità organizzata, passando per intimidazioni, processi, polemiche e una riflessione sul significato più autentico della legalità.

    Ad aprire il volume è Guido Ruotolo, tra i più autorevoli giornalisti italiani che hanno raccontato la mafia, che definisce quella di Buglisi "la storia di un incubo", un'esperienza che avrebbe potuto "ammutolire l'anima e il cuore di chiunque". La vicenda prende avvio nella Sicilia del dopoguerra. Buglisi cresce in una casa senza elettricità, studia alla luce della lumera, lavora nei campi e conosce fin da bambino il valore del sacrificio. Da quella realtà costruisce, passo dopo passo, il proprio percorso professionale: prima geometra, poi amministratore pubblico e infine imprenditore, fino a fondare EdS, azienda attiva nei settori delle infrastrutture, delle telecomunicazioni e dell'energia. Con la crescita dell'impresa arrivano gli attentati ai mezzi di cantiere, gli incendi dolosi, le intimidazioni e le richieste di pizzo. Buglisi decide di denunciare. Collabora con Carabinieri e magistratura, partecipa alle indagini e contribuisce negli anni all'arresto e alla condanna di appartenenti a Cosa Nostra, 'Ndrangheta e Sacra Corona Unita.

    Il libro va però oltre la cronaca giudiziaria. Mette a fuoco anche il meccanismo culturale che alimenta il potere mafioso: l'idea che nessun imprenditore possa avere successo senza corrompere qualcuno e che, quindi, chi ha pagato 'l'altro Stato' debba pagare anche l'organizzazione criminale. Più che un'autobiografia, 'L'antimafia dei fatti' è il racconto di un'Italia che raramente trova spazio nelle cronache: quella degli imprenditori che continuano a fare il proprio lavoro senza accettare compromessi, pagando spesso un prezzo personale elevato. "Avevo paura. Poi ho smesso di averne" non è soltanto la frase simbolo del libro: è la sintesi di una scelta di vita di un siciliano atipico che trasforma il coraggio da gesto eccezionale a responsabilità quotidiana.

  • 15:06 - Genova, rotta sul 66° Salone nautico internazionale: aperto il ticketing online

    Genova, 29 lug. (Adnkronos) - Dopo aver presentato le prime novità di un'edizione caratterizzata dalla crescita dell'esposizione, dal rafforzamento della presenza internazionale e dal ritorno alla tradizionale collocazione nel mese di ottobre, il 66° Salone nautico internazionale entra nel vivo con l'apertura del ticketing online. Organizzato da Confindustria Nautica dal 1 al 6 ottobre, a Genova, il Salone si conferma uno degli appuntamenti più attesi della nautica mondiale e piattaforma di riferimento per l'intera filiera: un luogo in cui industria, innovazione, design, cultura del mare, business e nuove generazioni si incontrano, accompagnando lo sviluppo del settore ben oltre i sei giorni della manifestazione.

    Ospitato nel Waterfront di Levante firmato da Renzo Piano, il Salone propone un format espositivo articolato in cinque aree merceologiche (Yachts&Superyachts, Boating Discovery, TechTrade, Sailing World, Living the Sea) e oltre l'85% degli spazi all'aperto, offrendo un'esperienza immersiva tra design, sostenibilità e nuove tecnologie e confermandosi piattaforma strategica per lo sviluppo della blue economy. A questa consolidata proposta si affianca quest'anno Blue Arena, il nuovo spazio ospitato all’interno del Palasport dedicato all'incontro tra nautica, innovazione, cultura del mare, istituzioni, formazione e nautica per tutti.

    Tra le iniziative confermate per il 2026, il biglietto Under 25 a tariffa agevolata di 13 euro, una scelta che si inserisce nel più ampio impegno di Confindustria Nautica per avvicinare i giovani alla cultura del mare e alle professioni della nautica. Si consolida inoltre la seconda edizione dei TechTrade Days, in programma l'1 e il 2 ottobre, il format B2B dedicato all'accessoristica e alla componentistica nautica che, dopo il positivo debutto dello scorso anno, diventa uno degli strumenti attraverso cui il Salone rafforza la propria funzione di piattaforma di business per l'industria. Oltre 400 brand presenteranno le più recenti innovazioni del settore nell'area TechTrade (Padiglione Blu), dedicata a business, tecnologia e networking professionale, favorendo l'incontro tra produttori, fornitori, progettisti, uffici acquisti e cantieri in un contesto pensato per sviluppare nuove relazioni commerciali e opportunità di mercato.

     

     

  • 14:42 - Buglisi racconta la sua asfida alla mafia, esce 'L'Antimafia dei fatti'

    Roma, 29 lug. (Adnkronos) - "Mi chiedi se avevo paura? Sì, avevo paura. Poi ho smesso di averne". È la frase che accompagna in quarta di copertina, come un mantra, l’uscita de 'L'antimafia dei fatti. Vita di un siciliano atipico' (Baldini+Castoldi/Nave di Teseo), il libro nel quale l'imprenditore siciliano Sebastiano Buglisi, con la collaborazione di Antonio Armano e la prefazione di Guido Ruotolo, racconta per la prima volta una vicenda personale e imprenditoriale che attraversa oltre mezzo secolo di storia italiana: dall'infanzia nella Sicilia rurale fino alle denunce contro la criminalità organizzata, passando per intimidazioni, processi, polemiche e una riflessione sul significato più autentico della legalità.

    Ad aprire il volume è Guido Ruotolo, tra i più autorevoli giornalisti italiani che hanno raccontato la mafia, che definisce quella di Buglisi "la storia di un incubo", un'esperienza che avrebbe potuto "ammutolire l'anima e il cuore di chiunque". La vicenda prende avvio nella Sicilia del dopoguerra. Buglisi cresce in una casa senza elettricità, studia alla luce della lumera, lavora nei campi e conosce fin da bambino il valore del sacrificio. Da quella realtà costruisce, passo dopo passo, il proprio percorso professionale: prima geometra, poi amministratore pubblico e infine imprenditore, fino a fondare EdS, azienda attiva nei settori delle infrastrutture, delle telecomunicazioni e dell'energia. Con la crescita dell'impresa arrivano gli attentati ai mezzi di cantiere, gli incendi dolosi, le intimidazioni e le richieste di pizzo. Buglisi decide di denunciare. Collabora con Carabinieri e magistratura, partecipa alle indagini e contribuisce negli anni all'arresto e alla condanna di appartenenti a Cosa Nostra, 'Ndrangheta e Sacra Corona Unita.

    Il libro va però oltre la cronaca giudiziaria. Mette a fuoco anche il meccanismo culturale che alimenta il potere mafioso: l'idea che nessun imprenditore possa avere successo senza corrompere qualcuno e che, quindi, chi ha pagato 'l'altro Stato' debba pagare anche l'organizzazione criminale. Più che un'autobiografia, 'L'antimafia dei fatti' è il racconto di un'Italia che raramente trova spazio nelle cronache: quella degli imprenditori che continuano a fare il proprio lavoro senza accettare compromessi, pagando spesso un prezzo personale elevato. "Avevo paura. Poi ho smesso di averne" non è soltanto la frase simbolo del libro: è la sintesi di una scelta di vita di un siciliano atipico che trasforma il coraggio da gesto eccezionale a responsabilità quotidiana.

  • 14:41 - Tutor, no al sequestro da 11,3 miliardi: perché il Tribunale ha respinto le misure urgenti

    (Adnkronos) - Il Tribunale di Roma ha respinto la richiesta con cui Alessandro Patanè puntava a ottenere un sequestro conservativo fino a 11,286 miliardi di euro sui beni di Autostrade per l’Italia, Holding Reti Autostradali, Mundys, Cdp Equity e Cassa Depositi e Prestiti.

    L’ordinanza, firmata il 28 luglio dal giudice Maria Ciccolo della XVII sezione civile, che l'Adnkronos ha potuto leggere, rigetta anche la domanda subordinata presentata ai sensi dell’articolo 700 del Codice di procedura civile: la nomina di un amministratore giudiziario che imponesse ad Autostrade l’accantonamento di un fondo rischi e bloccasse ulteriori atti di disposizione del patrimonio.

    Non si tratta del giudizio di merito: il Tribunale non ha ancora respinto definitivamente la domanda miliardaria. Ha stabilito che, sulla base delle prove attualmente disponibili, non esistono le condizioni per congelare beni e partecipazioni delle società convenute mentre il processo prosegue.

    Autostrade per l’Italia e Holding Reti Autostradali sono state difese dagli avvocati Roberto Argeri e Carlo Santoro; Mundys dagli avvocati Giuseppe Bernardi e Stefano Bernardi; Cdp Equity e Cassa Depositi e Prestiti dagli avvocati Alberto Gambino ed Elena Maggio.

    Patanè sostiene di essere autore e titolare esclusivo dei diritti sul software “AP Consulting”, che avrebbe costituito il nucleo tecnologico del Sicve, il Sistema informativo per il controllo della velocità conosciuto dagli automobilisti come Tutor.

    Secondo la ricostruzione presentata dal ricorrente, una prima versione personalizzata sarebbe stata consegnata ad Autostrade tra settembre e novembre 2004 attraverso la società Multinetworks. Le versioni successive sarebbero state installate fino al 2007 senza che i diritti sul programma fossero trasferiti alla concessionaria, questo sostiene il ricorrente.

    Su questa base Patanè ha chiesto la condanna solidale delle società convenute al pagamento di 11,286 miliardi, oltre agli interessi moratori e alla rivalutazione. Ha domandato anche la stipula entro trenta giorni di una licenza, con una penale di 500mila euro per ogni giorno di ritardo, il divieto di ulteriore utilizzo del software e una provvisionale immediata di 56,43 milioni.

    Le società resistenti hanno contestato la titolarità del programma, l’identificazione dell’opera, la prova della sua originalità e della sua effettiva incorporazione nel Tutor, oltre alla quantificazione del credito.

    Il contenzioso sul Tutor si sviluppa da anni lungo due binari distinti. Il primo riguardava il brevetto rivendicato dalla società toscana Craft; il secondo riguarda invece il software e le pretese avanzate da Patanè.

    Nel 2019 il Tribunale delle imprese di Roma aveva respinto la domanda con cui Autostrade e Autostrade Tech cercavano di ottenere un accertamento negativo delle pretese di Patanè: secondo i giudici, le società non erano riuscite a dimostrare di essere proprietarie del programma. Nella stessa causa, tuttavia, erano state respinte anche la querela di falso di Patanè e la sua richiesta risarcitoria da 7 milioni.

    Nel 2021, nel diverso procedimento avviato da Craft, la Corte d’Appello aveva escluso la contraffazione del brevetto da parte di Autostrade, perché il sistema di identificazione dei veicoli utilizzato da Aspi era tecnicamente diverso da quello brevettato dalla società toscana. Restava aperta la separata controversia sul software con Patanè.

    La sentenza del 2019 sul software è stata successivamente confermata dalla Corte d’Appello nel 2022 e dalla Cassazione con l’ordinanza 12850 del 2025. Ma, secondo la nuova ordinanza, quelle decisioni sono state interpretate in maniera troppo estesa.

    Il punto stabilito nei precedenti giudizi era che Autostrade non aveva provato di essere proprietaria del software. Non era stato invece accertato che il proprietario fosse Patanè: la sua domanda riconvenzionale diretta a ottenere tale riconoscimento era stata dichiarata inammissibile. La Corte d’Appello aveva espressamente chiarito che, in un nuovo giudizio, anche Patanè avrebbe dovuto fornire la prova positiva della propria titolarità.

    È proprio questo il passaggio su cui poggia il nuovo provvedimento: perdere una causa nella quale si pretende di essere dichiarati proprietari non significa automaticamente che la proprietà sia stata giudizialmente riconosciuta alla controparte.

    Per ottenere un sequestro conservativo non è necessario dimostrare definitivamente le proprie ragioni, ma occorre almeno rendere verosimile l’esistenza del credito.

    Secondo il Tribunale, Patanè non ha superato neppure questa soglia preliminare. La perizia collegiale depositata per stimare il valore della proprietà intellettuale e dimostrare l’utilizzo illegittimo del programma dopo il 2018 è una consulenza di parte: può essere valutata come indizio, ma non costituisce una prova dei fatti riferiti dai consulenti.

    Ancora più netto il giudizio sulle fatture elettroniche emesse da Patanè per le presunte licenze e penali contrattuali. Il semplice transito delle fatture attraverso il Sistema di interscambio certifica la ricezione e l’inoltro del documento, ma non dimostra l’esistenza di un contratto, di una licenza o di un debito.

    Le fatture, inoltre, erano state ripetutamente contestate da Autostrade. Trattandosi di documenti formati unilateralmente dal soggetto che pretende il pagamento, non possono provare in suo favore il rapporto contrattuale dal quale il credito dovrebbe derivare. Per il giudice, quindi, non risultano dimostrati né il diritto sul software né l’ammontare degli oltre 11 miliardi richiesti.

    Manca anche il secondo requisito richiesto per il sequestro: il rischio che, durante il processo, le società convenute disperdano o impoveriscano il proprio patrimonio rendendo impossibile un futuro pagamento.

    L’ordinanza afferma che non sono stati presentati elementi obiettivi capaci di dimostrare un’insufficienza patrimoniale di Autostrade o delle altre resistenti. Né la mancata iscrizione nel bilancio 2024 di un debito verso Patanè può essere interpretata come un comportamento volto a sottrarsi alle proprie obbligazioni.

    Le regole di contabilità impongono l’accantonamento di fondi quando esiste un’obbligazione attuale e la fuoriuscita di risorse è probabile e stimabile in maniera attendibile. Nel caso in esame, secondo il giudice, non sono stati ancora provati né l’esistenza né l’importo dell’obbligazione.

  • 14:35 - Tutor, no al sequestro da 11,3 miliardi: perché il Tribunale ha respinto le misure urgenti

    (Adnkronos) - Il Tribunale di Roma ha respinto la richiesta con cui Alessandro Patanè puntava a ottenere un sequestro conservativo fino a 11,286 miliardi di euro sui beni di Autostrade per l’Italia, Holding Reti Autostradali, Mundys, Cdp Equity e Cassa Depositi e Prestiti.

    L’ordinanza, firmata il 28 luglio dal giudice Maria Ciccolo della XVII sezione civile, che l'Adnkronos ha potuto leggere, rigetta anche la domanda subordinata presentata ai sensi dell’articolo 700 del Codice di procedura civile: la nomina di un amministratore giudiziario che imponesse ad Autostrade l’accantonamento di un fondo rischi e bloccasse ulteriori atti di disposizione del patrimonio.

    Non si tratta del giudizio di merito: il Tribunale non ha ancora respinto definitivamente la domanda miliardaria. Ha stabilito che, sulla base delle prove attualmente disponibili, non esistono le condizioni per congelare beni e partecipazioni delle società convenute mentre il processo prosegue.

    Autostrade per l’Italia e Holding Reti Autostradali sono state difese dagli avvocati Roberto Argeri e Carlo Santoro; Mundys dagli avvocati Giuseppe Bernardi e Stefano Bernardi; Cdp Equity e Cassa Depositi e Prestiti dagli avvocati Alberto Gambino ed Elena Maggio.

    Patanè sostiene di essere autore e titolare esclusivo dei diritti sul software “AP Consulting”, che avrebbe costituito il nucleo tecnologico del Sicve, il Sistema informativo per il controllo della velocità conosciuto dagli automobilisti come Tutor.

    Secondo la ricostruzione presentata dal ricorrente, una prima versione personalizzata sarebbe stata consegnata ad Autostrade tra settembre e novembre 2004 attraverso la società Multinetworks. Le versioni successive sarebbero state installate fino al 2007 senza che i diritti sul programma fossero trasferiti alla concessionaria, questo sostiene il ricorrente.

    Su questa base Patanè ha chiesto la condanna solidale delle società convenute al pagamento di 11,286 miliardi, oltre agli interessi moratori e alla rivalutazione. Ha domandato anche la stipula entro trenta giorni di una licenza, con una penale di 500mila euro per ogni giorno di ritardo, il divieto di ulteriore utilizzo del software e una provvisionale immediata di 56,43 milioni.

    Le società resistenti hanno contestato la titolarità del programma, l’identificazione dell’opera, la prova della sua originalità e della sua effettiva incorporazione nel Tutor, oltre alla quantificazione del credito.

    Il contenzioso sul Tutor si sviluppa da anni lungo due binari distinti. Il primo riguardava il brevetto rivendicato dalla società toscana Craft; il secondo riguarda invece il software e le pretese avanzate da Patanè.

    Nel 2019 il Tribunale delle imprese di Roma aveva respinto la domanda con cui Autostrade e Autostrade Tech cercavano di ottenere un accertamento negativo delle pretese di Patanè: secondo i giudici, le società non erano riuscite a dimostrare di essere proprietarie del programma. Nella stessa causa, tuttavia, erano state respinte anche la querela di falso di Patanè e la sua richiesta risarcitoria da 7 milioni.

    Nel 2021, nel diverso procedimento avviato da Craft, la Corte d’Appello aveva escluso la contraffazione del brevetto da parte di Autostrade, perché il sistema di identificazione dei veicoli utilizzato da Aspi era tecnicamente diverso da quello brevettato dalla società toscana. Restava aperta la separata controversia sul software con Patanè.

    La sentenza del 2019 sul software è stata successivamente confermata dalla Corte d’Appello nel 2022 e dalla Cassazione con l’ordinanza 12850 del 2025. Ma, secondo la nuova ordinanza, quelle decisioni sono state interpretate in maniera troppo estesa.

    Il punto stabilito nei precedenti giudizi era che Autostrade non aveva provato di essere proprietaria del software. Non era stato invece accertato che il proprietario fosse Patanè: la sua domanda riconvenzionale diretta a ottenere tale riconoscimento era stata dichiarata inammissibile. La Corte d’Appello aveva espressamente chiarito che, in un nuovo giudizio, anche Patanè avrebbe dovuto fornire la prova positiva della propria titolarità.

    È proprio questo il passaggio su cui poggia il nuovo provvedimento: perdere una causa nella quale si pretende di essere dichiarati proprietari non significa automaticamente che la proprietà sia stata giudizialmente riconosciuta alla controparte.

    Per ottenere un sequestro conservativo non è necessario dimostrare definitivamente le proprie ragioni, ma occorre almeno rendere verosimile l’esistenza del credito.

    Secondo il Tribunale, Patanè non ha superato neppure questa soglia preliminare. La perizia collegiale depositata per stimare il valore della proprietà intellettuale e dimostrare l’utilizzo illegittimo del programma dopo il 2018 è una consulenza di parte: può essere valutata come indizio, ma non costituisce una prova dei fatti riferiti dai consulenti.

    Ancora più netto il giudizio sulle fatture elettroniche emesse da Patanè per le presunte licenze e penali contrattuali. Il semplice transito delle fatture attraverso il Sistema di interscambio certifica la ricezione e l’inoltro del documento, ma non dimostra l’esistenza di un contratto, di una licenza o di un debito.

    Le fatture, inoltre, erano state ripetutamente contestate da Autostrade. Trattandosi di documenti formati unilateralmente dal soggetto che pretende il pagamento, non possono provare in suo favore il rapporto contrattuale dal quale il credito dovrebbe derivare. Per il giudice, quindi, non risultano dimostrati né il diritto sul software né l’ammontare degli oltre 11 miliardi richiesti.

    Manca anche il secondo requisito richiesto per il sequestro: il rischio che, durante il processo, le società convenute disperdano o impoveriscano il proprio patrimonio rendendo impossibile un futuro pagamento.

    L’ordinanza afferma che non sono stati presentati elementi obiettivi capaci di dimostrare un’insufficienza patrimoniale di Autostrade o delle altre resistenti. Né la mancata iscrizione nel bilancio 2024 di un debito verso Patanè può essere interpretata come un comportamento volto a sottrarsi alle proprie obbligazioni.

    Le regole di contabilità impongono l’accantonamento di fondi quando esiste un’obbligazione attuale e la fuoriuscita di risorse è probabile e stimabile in maniera attendibile. Nel caso in esame, secondo il giudice, non sono stati ancora provati né l’esistenza né l’importo dell’obbligazione.

  • 13:14 - Poste Italiane, cresce la logistica: 179 milioni di pacchi consegnati nel primo semestre 2026

    Roma, 29 lug. (Adnkronos) - Sei mesi da primato per la logistica di Poste Italiane, che da gennaio a giugno ha consegnato la cifra record di 179 milioni di pacchi, segnando una crescita anno su anno del 12,5%. Aumenta anche il numero di pacchi recapitati dai portalettere: 81 milioni, +22,6% rispetto al primo semestre 2025. Un dato che cresce trimestre dopo trimestre: tra aprile e giugno, infatti, i portalettere di Poste Italiane hanno effettuato quasi la metà delle consegne totali in tutto il Paese. Un risultato che riflette il nuovo assetto della logistica avviato con la nascita della nuova rete corriere a gestione diretta che potrà contare, grazie ad un nuovo accordo sindacale, su un modello di distribuzione a zone capace di garantire maggiore flessibilità ed efficienza per milioni di clienti. (VIDEO)

    Portalettere, dunque, sempre più centrali nella logistica di Poste Italiane legata all'e-commerce, secondo una strategia ogni giorno più green costruita su una flotta di 30 mila i veicoli a basse emissioni, 6.200 dei quali full green. E nell’ottica di avere consegne sempre più sostenibili, prosegue anche lo sviluppo del progetto Green Delivery, che offre ai clienti una gran varietà di punti di ritiro: la rete dei circa 12.700 uffici postali a cui si aggiungono i circa 20 mila punti, tra Rete Punto Poste e Locker, offre una nuova soluzione flessibile che, accentrando la consegna, permette una consistente riduzione delle emissioni di CO2. Una soluzione, questa, che gode del doppio vantaggio di rispondere alla domanda di consegne flessibili e alle esigenze di tutela dell’ambiente.

  • 11:25 - Malagò: "La proposta del 2% delle scommesse da destinare al sistema sistemerebbe tutto"

    Roma, 29 lug. (Adnkronos) - Tra i temi affrontati dal presidente della Figc Giovanni Malagò nel suo intervento in udizione in commissione Cultura al Senato nell’ambito dell’esame delle disposizioni in materia di sistema calcistico italiano c'è stato quello relativo alla percentuale delle scommesse che dovrebbero gravare sul sistema calcio, ma che non ha mai trovato una chiave concreta di soluzione. “Mi vorrei soffermare sulla storia della percentuale delle scommesse che dovrebbero gravare sul sistema calcio e che invece non hanno mai trovato una chiave concreta di soluzione. Se c’è un incontro tra Francesco Boccia e Giusy Versace sul ring e ci sono delle scommesse. Secondo voi può esistere uno sport dove entrambi i protagonisti non percepiscono un solo euro di tutte le persone che scommettono su di loro? Lo trovate giusto e corretto? La stessa cosa la potrei declinare sotto tutti i punti di vista”, ha detto Malagò.

    “Se ci sono delle scommesse possiamo anche scegliere di non destinare una percentuale direttamente al protagonista, ma è giusto farlo nei confronti del sistema. La società, poi, ovviamente deve investire in infrastrutture, vivai, impianti sportivi, sgravi fiscali. Il senatore Marcheschi con questa proposta di legge tocca perfettamente il tema e indica in una percentuale del 2%, che più o meno è sempre stata quella suggerita da chi mi precedeva. E proprio per evitare che ci sia il tema della copertura finanziaria indica che questa cifra debba essere riconosciuta dai concessionari", ha aggiunto Malagò che puntualizza come che "l’articolo li riconosce in soggetti ex Totocalcio, ma andrebbe rivisto. Ci sono state molte evoluzioni in questi anni, il Totocalcio non è più quello che ha accompagnato un pezzo della mia vita. Oggi ci sono dinamiche di reti di concessionari che non sono rete Totocalcio, ma invece hanno scommesse importanti nel mondo del calcio. Questa sarebbe una cosa meravigliosa, sistemerebbe praticamente tutto, anche quello che sarà l’inevitabile conseguenza, di quello che è certo accadrà, con la riduzione del monte diritti che avverrà con il prossimo bando della Serie A", ha sottolineato Malagò e "darebbe tranquillità anche rispetto a tutta l’incidenza valoriale dei numeri relativi alla Legge Melandri”.

    "Il ddl Marcheschi tocca un altro argomento molto sentito in particolare nel calcio professionistico. Dice che ci deve essere l’azzeramento dell’Iva esclusivamente sul trasferimento dei calciatori professionistici come c’è con gli stranieri", ha spiegato il presidente Malagò. "Quanto alla Legge 36 2021 sul vincolo sportivo e i premi di formazione, sono tutti d'accordo, serie A, B, LegaPro e Dilettanti, Aic e Aiac 'dateci una mano per rivedere questo discorso del vincolo'. E' stato fatto un errore, sull'onda che i ragazzi non dovevano essere imprigionati ma siamo poi passati da questo ad un cosa che il sistema non può sopportare", ha aggiunto Malagò.

    "Tra i punti di forza del ddl c’è una volontà precisa, quella di individuare delle risorse per il sistema calcio che non ricadano sul bilancio dello Stato e che siano destinate alla valorizzazione dei vivai e del settore giovanile. Spesso e volentieri, negli anni e decenni passati, molte cose che sembravano ben fatte si sono interrotte perchè non c'era la famosissima copertura finanziaria. C’è una traccia di idee che molto apprezziamo nel ddl per avere risorse. La prima riguarda la pirateria, con la proposta di destinare il 10% del fondo - relativo ai proventi dalla pirateria - a favore del sistema calcio e del settore giovanile. Bello, ma visto che questi sono fondi che sono presi e detratti dal nostro sistema non vedo perché non debbano essere destinati al 100%", ha proseguito Malagò. "Si può mettere anche qualcosa sul sociale affinché non ci sia reiterazione del reato", ha aggiunto Malagò che ha spiegato di aver "visto nel giro di pochi giorni gli ad e gli azionisti di chi oggi ha i diritti su questo tema. Pensavo che le cose andassero un po' meglio, ma numeri alla mano, non è così. Qualche paese considerato più rigoroso ha cominciato a copiarci e ci sono incidenze su stati che hanno preso questa abitudine. Mi dicono che le leggi sono state fatte, ma non c'è l'attuazione per quanto riguarda la sanzione, una forma di deterrenza".

    Infine sulla Nazionale A ha proseguito Malagò: "condivido le critiche ma abbiamo molto chiari gli obiettivi, poi bisogna vedere se riusciamo a raggiungerli". "Grazie per qusto piano infrastrutture, magari ci fosse un piano Marshall, lo dicevo già da presidente del Coni, non riguarda solo il calcio a cominciare dal rugby", ha aggiunto il numero uno della Figc che si è espresso anche sul tema degli agenti sportivi: "sappiamo cosa dice l'opinione pubblica. Individuate un equo compenso a livello legislativo, rispettando dei player indispensabili e mettendo un tetto, tipo gli agenti immobiliari, dall'1 al 5% per esempio, in modo da non andare sotto ricatto".

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