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10 Marzo 2021

Ultimo aggiornamento: 17:16 del 10 Marzo 2021

A sentire i senatori che reclamano priorità per il vaccino, provo un senso di nausea

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di Claudia Di Maio

C’era un tempo in cui la gente urlava dai balconi “ce la faremo”, in cui i più generosi si offrivano di fare la spesa per condomini interi, in cui medici si auto isolavano dai propri familiari per evitare di contagiarli, in cui volontari andavano in giro a distribuire pasti gratuiti e in cui anziani sacrificavano la loro stessa vita cedendo il casco Cpap a qualcuno più giovane che ne aveva bisogno. Eravamo uniti nella disavventura e da un governo attivo, vicino e che dava il buon esempio… unione dissolta dall’imminente ascesa del Dio denaro.

Così tutto è cambiato. Nessun governo che ci rende partecipi di intenti e risultati ufficiali mettendoci la faccia, eroi d’Italia relegati all’ombra e quasi tutta l’informazione ridotta a gossip e propaganda. Siamo bersagliati da un coacervo di titoli celebrativi del “Governo dei Migliori”… una cacofonia di opinioni – non dati di fatto – sul premier silenzioso, peculiarità adesso ammirata e definita addirittura rispettosa dall’informazione, che – per natura – la dovrebbe contestare a gran voce.

Come si può parlare di unità in un governo dove un Presidente del Consiglio opera da solo e con una cerchia stretta di fidati lasciando i cittadini in pasto alla propaganda scellerata dei partiti?

Stiamo assistendo al via libera del degrado, dove “ognuno pensa per sé e Dio Draghi per tutti” (ma non al popolo). E così i morti diventano numeri in nome della preminente economia, gli imprenditori – prima usati per bersagliare il vecchio governo – rimangono ad aspettare i Ristori (scusate, i Sostegni) che ritarderanno perché il ministro Franco ha deciso che la piattaforma dell’Agenzia delle Entrate debba essere sostituita e nel frattempo il popolo spera che la campagna vaccini prosegua senza intoppi che ovviamente sono arrivati.

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È proprio su questo che avverto un senso di nausea. Mentre la gente muore, soffre e dispera per piattaforme di prenotazione del vaccino mal create, altri urlano “tocca anche a me!” e a farlo sono anche e soprattutto quelle categorie, come senatori e magistrati, che più di ogni altro cittadino dovrebbero dare l’esempio del rispetto delle regole.

Molte delle motivazioni fanno leva sull’appartenere ad attività essenziali, allora che dire di edicolanti, commercianti di generi alimentari, librai, parrucchieri, giocattolai e tutti quei lavoratori in settori che sono rimasti aperti anche durante il lockdown? A ragionare come questi “signori” che ne reclamano il diritto (vergognosamente già in parte concesso) sono veramente pochi quelli che non avrebbero la priorità al vaccino.

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Si parla spesso della terza ondata, ma forse ne stiamo trascurando una quarta, quella dell’opportunismo e dell’egoismo, che il precedente governo – con la grande dignità che lo caratterizzava – l’avrebbe tenuta a bada.

Mi resteranno comunque nel cuore quei mesi in cui la coscienza del paese aveva permeato l’aria ancor più del Covid. Come scrisse J. R. R. Tolkien “ho scoperto che sono le piccole cose, le azioni quotidiane della gente comune che tengono a bada l’oscurità. Semplici atti di gentilezza ed amore” Gandalf, il Signore degli Anelli.

___________________________

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  • 21:18 - Diana Bianchedi rassegna le dimissioni da Capo delegazione della Nazionale

    Roma, 30 set. (Adnkronos) - Diana Bianchedi ha deciso di lasciare il suo nuovo incarico in Figc. Le parole del ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi e i riferimenti fatti nella mattinata di oggi all'incarico della campionessa olimpica come vicepresidente del Coni hanno spinto l'ex schermitrice a rassegnare le dimissioni da capo delegazione della Nazionale di calcio. La campionessa azzurra (due ori olimpici e 5 mondiali nel fioretto a squadre) ha deciso in serata con una lettera di annunciare la sua decisione di lasciare l'incarico che le aveva voludo dare Giovanni Malagò, proprio in mezzo alla spedizione azzurra di Nations League. Dopo l'esordio con il Belgio all'Olimpico e la gara in Turchia, la Nazionale di Mancini è attesa dalla sfida con la Francia.

    "A seguito delle dichiarazioni rilasciate dal ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, e delle polemiche che ne sono scaturite negli organi di stampa questo pomeriggio, rassegno le mie dimissioni da Capodelegazione della Nazionale. Una decisione maturata per il grande rispetto che ho del Coni, della sua Giunta, della Figc e delle istituzioni sportive, come dimostra la mia carriera da atleta e da dirigente", le parole di Diana Bianchedi nella lettera con la quale ha comunicato la sua rinuncia all'incarico.

    "Ho sempre agito con correttezza e serietà, nel rispetto delle norme e delle persone, per il bene dello sport: valori che oggi vengono ingiustamente messi in discussione. Inoltre, scelgo di fare un passo indietro per quello che rappresenta la maglia azzurra, al fine innanzitutto di proteggere la squadra da inutili polemiche. Una squadra che ho trovato compatta, motivata, con grandi professionisti, a partire dal commissario tecnico, passando ai giocatori e a tutto lo staff. Li ringrazio per come mi hanno accolto e per le emozioni che pur in pochi giorni mi hanno fatto vivere. Ricordiamoci che lo sport è, e deve essere, primariamente questo. Tifiamo per questi ragazzi, se lo meritano", ha concluso Bianchedi.

  • 20:59 - Diana Bianchedi rassegna le dimissioni da Capo delegazione della Nazionale

    Roma, 30 set. (Adnkronos) - Diana Bianchedi ha deciso di lasciare il suo nuovo incarico in Figc. Le parole del ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi e i riferimenti fatti nella mattinata di oggi all'incarico della campionessa olimpica come vicepresidente del Coni hanno spinto l'ex schermitrice a rassegnare le dimissioni da capo delegazione della Nazionale di calcio. La campionessa azzurra (due ori olimpici e 5 mondiali nel fioretto a squadre) ha deciso in serata con una lettera di annunciare la sua decisione di lasciare l'incarico che le aveva voludo dare Giovanni Malagò, proprio in mezzo alla spedizione azzurra di Nations League. Dopo l'esordio con il Belgio all'Olimpico e la gara in Turchia, la Nazionale di Mancini è attesa dalla sfida con la Francia.

    "A seguito delle dichiarazioni rilasciate dal ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, e delle polemiche che ne sono scaturite negli organi di stampa questo pomeriggio, rassegno le mie dimissioni da Capodelegazione della Nazionale. Una decisione maturata per il grande rispetto che ho del Coni, della sua Giunta, della Figc e delle istituzioni sportive, come dimostra la mia carriera da atleta e da dirigente", le parole di Diana Bianchedi nella lettera con la quale ha comunicato la sua rinuncia all'incarico.

    "Ho sempre agito con correttezza e serietà, nel rispetto delle norme e delle persone, per il bene dello sport: valori che oggi vengono ingiustamente messi in discussione. Inoltre, scelgo di fare un passo indietro per quello che rappresenta la maglia azzurra, al fine innanzitutto di proteggere la squadra da inutili polemiche. Una squadra che ho trovato compatta, motivata, con grandi professionisti, a partire dal commissario tecnico, passando ai giocatori e a tutto lo staff. Li ringrazio per come mi hanno accolto e per le emozioni che pur in pochi giorni mi hanno fatto vivere. Ricordiamoci che lo sport è, e deve essere, primariamente questo. Tifiamo per questi ragazzi, se lo meritano", ha concluso Bianchedi.

  • 19:29 - Euro 2032, trasmessi dalla Figc alla Uefa i dossier di 13 città e 14 stadi, Roma con Olimpico e Pietralata

    Roma, 30 set. (Adnkronos) - Entro i termini stabiliti dall'Uefa, la Figc ha inviato la documentazione relativa alle città ritenute idonee a proseguire il percorso di candidatura. Sono 13 le città coinvolte: Bari, Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Lecce, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Salerno, Torino e Verona. Complessivamente sono 14 gli stadi esaminati, considerando la doppia candidatura della Capitale e quella di Napoli con lo stadio Diego Armando Maradona. Roma è quindi stata inserita con due impianti nella corsa a Euro 2032, lo Stadio Olimpico e il progetto del nuovo stadio dell'As Roma di Pietralata

    Ora la palla passa all'organismo calcistico europeo, che dovrà verificare la conformità delle candidature sulla base di undici aree tematiche e oltre 120 requisiti operativi. Tra i parametri presi in esame figurano la compatibilità infrastrutturale, l'accessibilità, la sostenibilità, i servizi per i tifosi, la sicurezza, l'ospitalità e le dotazioni per media e broadcaster. Solo al termine di queste verifiche la Figc procederà all'individuazione delle cinque sedi italiane che ospiteranno le partite di Euro 2032.

    "Siamo soddisfatti per il numero e la qualità dei dossier che sono arrivati in Figc, a testimonianza dell'impegno e della partecipazione con cui l'Italia ha risposto a questa sfida", ha dichiarato il presidente della Figc, Giovanni Malagò. "Il lavoro svolto finora conferma la volontà condivisa di offrire a EURO 2032 città e impianti all'altezza di un grande evento internazionale".

  • 19:26 - 'Salute e Costituzione', a Roma confronto tra Europa e Italia sulle sfide del SSn

    Roma, 30 set. (Adnkronos Salute) - La tutela della salute come diritto fondamentale, il ruolo delle istituzioni e le nuove sfide che interessano i sistemi sanitari italiano ed europeo. Sono stati questi i temi al centro della Lectio Magistralis 'Salute e Costituzione', promossa da Spes Academy 'Carlo Azeglio Ciampi' e ospitata a Roma presso Europa Experience – David Sassoli, lo spazio del Parlamento europeo in piazza Venezia. L'incontro - informa una nota - ha riunito rappresentanti delle istituzioni italiane ed europee per una riflessione sul valore della salute quale diritto dell'individuo e interesse della collettività e sulla capacità dei sistemi sanitari di continuare a garantirne la tutela in uno scenario caratterizzato da profonde trasformazioni. Sono intervenuti Fabrizio Spada, responsabile relazioni istituzionali dell'Ufficio del Parlamento europeo in Italia; Valerio De Luca, presidente della Fondazione Aises e direttore di Spes Academy; Antonio Parenti, Director Public Health, Cancer and Health Security – Dg Sante della Commissione europea; e Walter Bergamaschi, direttore generale della Programmazione e dell'Edilizia sanitaria del ministero della Salute.

    A fare da filo conduttore alla Lectio è stato il rapporto tra il principio costituzionale della tutela della salute e le sfide poste dall'evoluzione dei sistemi sanitari. L'articolo 32 della Costituzione italiana riconosce infatti la salute come "fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività". Un principio che, a quasi ottant'anni dall'entrata in vigore della Costituzione, continua a rappresentare il punto di partenza per interrogarsi sulla capacità delle istituzioni di garantire accesso alle cure, prevenzione e tutela della salute in un contesto sociale, scientifico ed economico profondamente cambiato. Il confronto - si legge - ha permesso di affiancare due prospettive complementari: quella europea, legata alle politiche comuni per la salute pubblica e alla cooperazione tra gli Stati membri, e quella nazionale, connessa alla programmazione e all'organizzazione del sistema sanitario.

    Ad aprire la riflessione sul rapporto tra salute, sicurezza e capacità del Paese di governare le trasformazioni in corso è stato Valerio De Luca, presidente della Fondazione Aises e direttore di Spes Academy: "L'articolo 32 ci ricorda che la salute è insieme diritto fondamentale dell'individuo e interesse della collettività. Oggi è anche un'infrastruttura strategica della sicurezza nazionale: ricerca, dati, tecnologie, filiere e capitale umano determinano la capacità di un Paese di proteggere i cittadini e governare le crisi". E sull'Ai ha aggiunto: "l'Intelligenza artificiale può rappresentare un formidabile moltiplicatore di questa capacità, consentendo di anticipare i rischi, interpretare grandi quantità di informazioni e decidere meglio e più rapidamente". "Ma la vera sovranità sanitaria resta sovranità della decisione: usare la potenza dell'AI mantenendo saldamente nell'uomo responsabilità, giudizio e decisione finale", ha concluso De Luca.

    "Prevenzione, contrasto al cancro, sicurezza sanitaria sono le aree in cui si è sviluppato enormemente il lavoro della Commissione europea, soprattutto nel post-pandemia. In occasione della Giornata mondiale del cuore, lanciamo delle campagne importanti per la salute cardiovascolare in Europa che renderanno attivo il gruppo di comunicazione sulla salute cardiovascolare lanciato a dicembre dell'anno scorso" ha affermato Parenti, indicando nella prevenzione e nella promozione della salute uno degli ambiti sui quali si sta concentrando l'azione europea. Dal punto di vista della programmazione sanitaria nazionale, Walter Bergamaschi ha posto al centro del suo intervento il "Ssn universalistico, quale patrimonio da custodire, approfondendo le trasformazioni in corso" alla luce dei dati Ocse presentati nel corso della Lectio. Dall'analisi dei dati - dettaglia la nota - è emerso un quadro articolato tra traguardi raggiunti e criticità. Tra gli elementi evidenziati, il calo delle ospedalizzazioni, interpretato come un segnale positivo di maggiore appropriatezza e di un progressivo spostamento dell'asse assistenziale verso le cure territoriali. Al tempo stesso, è stata sottolineata la "necessità di investire nella prevenzione, a fronte della sua efficacia per la sostenibilità del sistema, e nel capitale umano, valorizzando gli operatori del Ssn e, in particolare, la figura dell'infermiere, fondamentale e oggi sottodimensionata rispetto alle esigenze di sviluppo dell'assistenza territoriale".

    Il valore aggiunto della Lectio è stato anche nell'interpretazione critica dei dati, proposta dai relatori ai nuovi studenti di Spes Academy, chiamati a confrontarsi non soltanto con gli indicatori del sistema sanitario, ma con le strategie necessarie per affrontarne le trasformazioni. Bergamaschi ha concluso sottolineando come "non si tratti di mettere in discussione il sistema universalistico, che ha dimostrato di portare migliori esiti a parità di risorse, quanto piuttosto di migliorarlo e riformarlo secondo strategie precise e attività concrete. Un percorso sul quale ha invitato a riflettere la nuova classe dirigente del futuro, presente in sala, chiamata a dare il proprio contributo al Sistema Paese". Il dialogo tra le due prospettive ha riportato così al centro una questione che supera la sola dimensione sanitaria: come tradurre concretamente il riconoscimento della salute come diritto fondamentale nella capacità dei sistemi pubblici di rispondere ai cambiamenti della società e ai nuovi bisogni di salute. La Lectio Magistralis - prosegue la nota - ha inaugurato il Corso di Alta Formazione “Farmaco e Salute – Pilastri del Made in Italy”, promosso da Spes Academy con l'obiettivo di approfondire le trasformazioni che stanno interessando uno dei settori strategici per il Paese. Il percorso nasce dalla consapevolezza che il sistema salute sia oggi un ecosistema sempre più articolato, nel quale ricerca scientifica, industria farmaceutica, innovazione, regolazione, politiche pubbliche e programmazione sanitaria sono strettamente interconnesse.

    La scelta di aprire il corso con 'Salute e Costituzione' colloca quindi la formazione all'interno di una riflessione più ampia: prima ancora delle competenze tecniche, comprendere il sistema salute significa conoscere i principi, le istituzioni e le responsabilità pubbliche sulle quali esso si fonda. Il Corso di Alta Formazione intende sviluppare proprio questa capacità di lettura interdisciplinare, favorendo il confronto tra mondo istituzionale, accademico, scientifico e produttivo e contribuendo alla formazione di professionisti in grado di interpretare le trasformazioni del settore. L'evento è stato realizzato con il patrocinio della Società Italiana di tossicologia (Sitox), in collaborazione con Pharmagram e con Adnkronos in qualità di Media Partner.

  • 19:19 - Malattia renale cronica, roadmap per rendere sistematico il test dell'uACR

    Roma, 30 set. (Adnkronos Salute) - Sensibilizzare istituzioni, professionisti sanitari e cittadini sull’importanza di identificare tempestivamente le condizioni che incidono sulla salute cardiovascolare e renale: è l’obiettivo della prima Eu Screening Week, la settimana europea dedicata allo screening e alla diagnosi precoce, promossa dal 28 settembre al 4 ottobre dalla Commissione europea nel quadro del Safe Hearts Plan. Boehringer Ingelheim - informa una nota - ha deciso di rispondere all’appello del Commissario europeo alla Salute Olivér Várhelyi con l’evento "Rischio cardiovascolare e malattia renale: il valore di un test per la diagnosi precoce", nel corso del quale sono stati presentati gli esiti dello studio 'Test uACR nella routine clinica'.

    "Come Boehringer Ingelheim abbiamo scelto di rispondere alla 'call to action' della Commissione europea partendo da ciò che conosciamo meglio: la salute delle persone. Per noi, infatti, è un’occasione fondamentale per sottolineare l’importanza di arrivare prima nell’identificazione del rischio cardiovascolare e renale - ha commentato il presidente e Amministratore delegato di Boehringer Ingelheim Italia, Nedim Pipic -. Cuore e reni, infatti, sono strettamente collegati: quando uno dei due organi non funziona bene, anche l’altro ne risente. Senza considerare che in Italia le malattie cardiovascolari costano ogni anno più di 40 miliardi di euro, mentre in Europa superiamo i 280 miliardi. Questo ci dice che arrivare prima non è importante solo per la salute delle persone. È importante anche per la sostenibilità del sistema. Prevenzione e diagnosi precoce sono una di quelle situazioni in cui davvero vincono tutti. Vincono le persone perché possono curarsi. E vince il sistema sanitario. Perché arrivare prima significa usare meglio le risorse".

    Ogni anno in Europa le malattie cardiovascolari causano 1,7 milioni di decessi e rappresentano la prima causa di morte e disabilità - riferisce la nota -. Un impatto che riguarda una parte significativa della popolazione europea: un adulto su sette vive con una patologia cardiovascolare. Eppure, circa l’80% di queste patologie sarebbe prevenibile grazie alla diagnosi precoce e a corretti stili di vita. L'iniziativa, che fa leva su un documento redatto da un gruppo multistakeholder coordinato da Iqvia, evidenzia il ruolo del test uACR (rapporto albumina/creatinina urinaria) per identificare precocemente il rischio cardio-renale. "La prevenzione rappresenta il primo investimento per la salute dei cittadini e per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Favorire l'identificazione precoce del rischio cardiovascolare e renale attraverso strumenti semplici e validati significa intercettare prima i bisogni di salute, ridurre le disuguaglianze territoriali e garantire percorsi di cura più tempestivi ed efficaci" ha osservato Antonio Girelli, Componente Commissione XII (Affari sociali), Camera dei Deputati, che ha annunciato la presentazione di una mozione.

    "L'identificazione precoce del rischio cardiovascolare e renale rappresenta una grande opportunità per migliorare la salute dei cittadini e ridurre il peso delle malattie croniche. La politica deve sostenere percorsi di prevenzione più efficaci e uniformi sul territorio, favorendo l'accesso agli strumenti diagnostici raccomandati dalla comunità scientifica e una presa in carico tempestiva delle persone a rischio" ha ruicordato Ilenia Malavasi, Componente Commissione XII (Affari sociali) della Camera. "Le evidenze scientifiche ci indicano con chiarezza quanto sia importante rafforzare l’identificazione precoce del rischio cardio-renale. La sfida delle patologie croniche ci impone una sanità capace di coniugare innovazione, appropriatezza e sostenibilità, mettendo a disposizione dei professionisti strumenti efficaci e riconosciuti dalle linee guida. L’obiettivo è garantire maggiore omogeneità nei percorsi di prevenzione e presa in carico, migliorare la stratificazione del rischio e rendere più efficace la programmazione sanitaria, soprattutto nella gestione delle cronicità", aggiunge Guido Quintino Liris, Componente Commissione 5ª (Programmazione economica, bilancio) al Senato.

    "Investire nella prevenzione significa rendere il Servizio Sanitario più efficace e sostenibile. Occorre valorizzare strumenti semplici e appropriati come l'uACR, promuovendone una maggiore integrazione nei percorsi clinici affinché i cittadini possano beneficiare di diagnosi più precoci e interventi tempestivi, in modo uniforme su tutto il territorio nazionale", sottolinea Ignazio Zullo, componente Commissione 10ª (Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) del Senato. "La fotografia che emerge dall’indagine è quella di un test clinicamente riconosciuto, tecnicamente semplice e già sostanzialmente disponibile, ma non ancora inserito in modo uniforme e sistematico nei percorsi assistenziali italiani e con una forte eterogeneità territoriale – commenta Luca Pinto, Senior Principal Real World Solutions, Head of Engagement Solutions Italy&Greece in Iqvia – non si rileva un problema di indisponibilità tecnologica del test, quanto piuttosto un problema di riconoscibilità, standardizzazione e integrazione organizzativa. L’uACR è già eseguibile, ma non è ancora sempre prescritto, identificato, eseguito e utilizzato secondo modalità omogenee".

    A limitare l’impiego sistematico dell’uACR - dettaglia la ntoa - sono barriere organizzative, operative e culturali. L’uACR è scarsamente integrato nei percorsi assistenziali (Pdta) e questo limita la possibilità di intercettare molto precocemente una condizione di rischio che può essere ancora silente. "Bisogna passare a un approccio più olistico, meno specialistico e specifico: cuore e rene non possono essere gestiti separatamente – dichiara Leonardo De Luca, direttore Struttura complessa di Cardiologia Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia, vicepresidente Hcf Fondazione Anmco per il Tuo Cuore Ets–. Le Linee guida raccomandano a noi cardiologi di valutare sistematicamente sia la funzione renale attraverso il filtrato glomerulare stimato (eGFR) sia l’albuminuria attraverso il test uACR estremamente sensibile. L’obiettivo non è solo diagnosticare la patologia renale, ma riconoscere tempestivamente i pazienti a rischio e intervenire subito con strategie che possono ridurre la progressione della malattia renale e di conseguenza il rischio di eventi cardiovascolari".

    Dal punto di vista del nefrologo, la presenza di albumina nelle urine è un segnale importante: “L’uACR esprime il danno d’organo, è il primo segnale che il filtro renale, cioè il glomerulo, non riesce a trattenere l’albumina, che di norma non deve essere mai presente nelle urine. Quando questo accade vuol dire che la capacità di filtraggio renale è compromessa, quindi c’è un problema che va indagato – afferma Giuseppe Grandaliano, ordinario di Nefrologia Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, direttore Uoc di Nefrologia, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs di Roma – Le Linee guida KDIGO raccomandano da almeno una decina d’anni l’utilizzo del test uACR e i nefrologi seguono queste indicazioni, e consigliano di associare all’uACR anche l’eGFR, che permette di stratificare in modo ancora più preciso sia il danno renale che il rischio cardiovascolare". "Sapere di avere una condizione di sofferenza renale quando ancora non si manifestano sintomi fa la differenza per due aspetti: la gestione del paziente con malattia renale è diversa nell’uso di molti farmaci, a cominciare da un banale antipiretico o un antidolorifico, ma anche un antiaggregante o un farmaco oncologico – evidenzia Massimo Morosetti, presidente della Fondazione italiana del rene Fir Ets e primario emerito di Nefrologia e dialisi Asl Roma 3 – inoltre, fino a qualche anno fa non avevamo terapie per curare l’insufficienza renale, a parte la dieta e gli antipertensivi, adesso la situazione è completamente cambiata, abbiamo farmaci in grado di rallentare tantissimo la progressione della malattia renale, o di fermarla se si interviene in una fase molto precoce. Per questo eseguire periodicamente indagini capaci di evidenziare la malattia renale in uno stadio molto precoce è di fondamentale importanza e l’uACR è uno di questi esami, estremamente sensibile e preciso".

    Ma affinché il test uACR possa realmente guidare le decisioni cliniche, i suoi risultati devono essere affidabili e confrontabili. “Occorre rendere le misure confrontabili tra laboratori diversi, sia nel risultato sia nel modo in cui questo viene espresso, per esempio in Unità di misura – spiega Michele Mussap, direttore Medicina di laboratorio, Fondazione Ospedale Villa Salus e Irccs San Camillo, Venezia, delegato Sibioc – altrettanto importante è la scelta del metodo per garantire la massima affidabilità dei risultati, i metodi immunologici sono i più affidabili e basati su standard calibratori internazionali per l’albuminuria ai quali si devono riferire tutte le aziende produttrici di kit". L’indagine realizzata da Iqvia - si legge - ha messo in luce un "fenomeno di inerzia clinica nella prescrizione del rapporto albumina/creatinina urinaria sia da parte degli specialisti sia dei medici di medicina generale". "La prescrizione dell’uACR è ancora poco frequente nei database dei medici di famiglia, che non possono richiedere attraverso il Ssn esami che non sono contemplati all’interno del Nomenclatore tariffario nazionale – sostiene Gaetano Piccinocchi, tesoriere nazionale e responsabile Area malattia renale Simg –. Questo è un richiamo importante per i decisori politici nazionali e regionali, in quanto il medico di medicina generale rappresenta la porta d’accesso del Sistema sanitario ed è a conoscenza dei fattori di rischio di ogni suo assistito, oltre ad avere la competenza per poter intercettare i pazienti a rischio cardio-renale. Consapevoli del valore clinico di questo esame, auspichiamo che il primo passaggio sia l’inserimento dell’uACR nei Pdta e l’attribuzione di un codice identificativo dedicato, uniforme e facilmente riconoscibile, per arrivare all’inserimento dell’esame nei Lea".

    In definitiva, secondo l’orientamento che ha guidato il Gruppo di lavoro multistakeholder, l'uACR può diventare uno strumento di raccordo tra professionisti diversi, favorendo referral appropriati, interventi tempestivi e una gestione olistica del paziente. "L’uACR contribuisce a rendere concreta una visione integrata del rischio cardio-renale, evidenziando il forte legame tra salute cardiovascolare e salute renale: gli stessi fattori di rischio che impattano sullo sviluppo dell’aterosclerosi influenzano anche lo sviluppo della malattia renale cronica – rimarca Sebastiano Sciarretta, ordinario di Cardiologia Università Sapienza di Roma, direttore Uoc di Cardiologia Istituto Universitario Marco Pasquali Icot Polo Pontino (Latina), presidente Sic sezione Lazio –. In questo scenario, è fondamentale partire da una medicina preventiva, si tratta di intervenire secondo un approccio integrato multispecialistico che favorisce tra l’altro una condivisione sull’interpretazione del risultato degli esami e delle scelte terapeutiche. Il rapporto albumina/creatinina urinaria è molto importante in quanto è un marcatore di danno renale molto precoce in pazienti spesso asintomatici che potrebbero avere anche un iniziale problema cardiovascolare". A partire dai risultati dell’indagine, il Gruppo di lavoro - conclude la nota - ha messo a punto una roadmap da sottoporre all’attenzione delle istituzioni con l’obiettivo di creare le condizioni perché un parametro già disponibile e dal valore clinico riconosciuto possa diventare facilmente prescrivibile, correttamente eseguibile e sistematicamente utilizzato nei percorsi di prevenzione e cura.

  • 19:08 - Dermatite atopica, quando la pelle condiziona la vita, 'Diari atipici' dà voce ai pazienti

    Roma, 30 set. (Adnkronos Salute) - "Come si fa a ignorare il giudizio degli altri quando ti senti inguardabile?". "Come posso evitare che il prurito trasformi le mie notti in un incubo?". "Esiste una correlazione tra quello che mangio e lo stato di salute della mia pelle?". Sono solo alcune delle domande che scandiscono la quotidianità di chi convive con la dermatite atopica: un fragile equilibrio tra il peso invisibile del pregiudizio sociale e la ricerca costante di strategie pratiche per convivere con la malattia. Proprio a questi interrogativi dà voce, nel mese di settembre dedicato alla sensibilizzazione, il progetto 'Diari atipici della dermatite atopica'. Promosso dall'azienda farmaceutica Almirall in collaborazione con Andea (Associazione nazionale dermatite atopica), l'iniziativa raccoglie storie di vita vissuta, fotografando una quotidianità che sfugge alla normalità, segnata da variabili come il prurito incontrollabile, i disturbi del sonno e lo stigma sociale. Il progetto nasce proprio per offrire risposte concrete ai circa 3 milioni di italiani che affrontano questa condizione 'atipica', appunto.

    I 'Diari atipici' - informa una nota - rispondono a un'urgenza profonda di ascolto: la dermatite atopica non è soltanto un problema cutaneo, ma una condizione sistemica complessa che incide pesantemente sulla qualità della vita. Spesso, infatti, il quadro clinico si complica per la coesistenza di altre manifestazioni atopiche - come asma, allergie alimentari, rinite e congiuntivite - e richiede ore di impegno quotidiano tra routine di detersione, idratazione e gestione dei tessuti a contatto con la pelle. La malattia incide in modo particolare, dal punto di vista delle relazioni sociali, dell'autostima e del benessere emotivo, sugli adolescenti e i giovani adulti. Il format si sviluppa sul terreno digitale attraverso video Q&A diffusi sui principali social media: i giovani pazienti inviano le loro video-domande più sincere, spesso tralasciate durante le visite mediche, a un team multidisciplinare composto da dermatologi, nutrizionisti e psicologi. Le risposte, confezionate in pillole agili ed efficaci, trasformano le esperienze personali in una risorsa di conoscenza condivisa.

    "Con i Diari atipici vogliamo aprire un canale di dialogo privilegiato che vada dritto al cuore dei problemi quotidiani - dichiara Massimo Verdilio, General Manager di Almirall Italia - Il nostro obiettivo è guidare i pazienti verso una presa in carico consapevole, mettendo a loro disposizione non solo competenza clinica, ma anche strumenti per gestire meglio lo stress, l’alimentazione e la routine di cura, trasformando ogni dubbio in un passo verso il benessere". "Da sempre la nostra missione è essere al fianco di chi convive con la dermatite atopica attraverso un costante impegno di accoglimento, ascolto e guida - commenta Mario Coccioli, presidente di Andea - Il valore aggiunto di questo progetto a cui abbiamo collaborato con entusiasmo è la sua capacità di affrontare temi che spesso non trovano spazio, per costruire una community informata che non si senta sola e che sappia di poter contare su risposte certe e su opzioni terapeutiche moderne".

    Il progetto - si legge nella nota - si avvale del contributo degli specialisti per veicolare un messaggio di autorevolezza e speranza, ricordando che oggi la gestione della dermatite atopica può contare su traguardi terapeutici impensabili fino a pochi anni fa. Rivolgersi a dermatologi esperti e ai centri di riferimento specialistici sul territorio è il primo e fondamentale passo per ottenere un corretto inquadramento diagnostico e un piano di cura mirato.

    "La dermatite atopica oggi non deve essere una battaglia combattuta in solitudine - afferma Maddalena Napolitano, responsabile della Uosd di Dermatologia allergologica e Malattie infiammatorie cutanee croniche dell'Aou Federico II di Napoli - Grazie alle terapie biologiche oggi siamo in grado di ottenere un controllo profondo e duraturo dei sintomi, agendo sui meccanismi infiammatori alla base della patologia e migliorando drasticamente il riposo notturno e il benessere generale. Il primo passo è sempre un confronto aperto con lo specialista, senza temere che il prurito o le lesioni siano un destino immutabile: esistono soluzioni per ritrovare la piena libertà di vivere senza compromessi".

  • 19:04 - Rossi (Alexion): "La ricerca crea conoscenza oltre a sviluppare terapie per malattie rare"

    Roma, 30 set. (Adnkronos Salute) - "Quando si fa ricerca nelle malattie rare, non si sviluppano soltanto farmaci che possono trasformare la vita dei pazienti: si contribuisce anche a creare conoscenza e a migliorare il percorso del paziente". Lo ha detto Anna Chiara Rossi, VP & General Manager Italy di Alexion, all'evento promosso da AstraZeneca a Roma, sulla ricerca clinica e la cooperazione tra pubblico e privato.

    Rossi ha spiegato che, nell’ambito del programma di investimenti presentato all’evento, Alexion potrà portare avanti "circa 19 studi registrativi, uno studio di Real World Evidence e sostenere almeno tre studi di ricerca indipendente". Per l’azienda, ha aggiunto, il progetto è importante "per il supporto che potrà dare alla nostra ricerca, ma ancora di più per quello che riusciremo a dare al mondo delle malattie rare in Italia".

    "Al di là del farmaco, il processo di ricerca porta un patrimonio di conoscenza e di esperienza ai centri e al Paese in cui viene svolto", ha sottolineato Rossi. In un contesto di crescente competizione internazionale per attrarre risorse destinate a ricerca e sviluppo, secondo la manager "l’accordo annunciato oggi può rafforzare la posizione dell’Italia rispetto ad altri Paesi europei".

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