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10 Marzo 2021

Ultimo aggiornamento: 17:16 del 10 Marzo 2021

A sentire i senatori che reclamano priorità per il vaccino, provo un senso di nausea

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di Claudia Di Maio

C’era un tempo in cui la gente urlava dai balconi “ce la faremo”, in cui i più generosi si offrivano di fare la spesa per condomini interi, in cui medici si auto isolavano dai propri familiari per evitare di contagiarli, in cui volontari andavano in giro a distribuire pasti gratuiti e in cui anziani sacrificavano la loro stessa vita cedendo il casco Cpap a qualcuno più giovane che ne aveva bisogno. Eravamo uniti nella disavventura e da un governo attivo, vicino e che dava il buon esempio… unione dissolta dall’imminente ascesa del Dio denaro.

Così tutto è cambiato. Nessun governo che ci rende partecipi di intenti e risultati ufficiali mettendoci la faccia, eroi d’Italia relegati all’ombra e quasi tutta l’informazione ridotta a gossip e propaganda. Siamo bersagliati da un coacervo di titoli celebrativi del “Governo dei Migliori”… una cacofonia di opinioni – non dati di fatto – sul premier silenzioso, peculiarità adesso ammirata e definita addirittura rispettosa dall’informazione, che – per natura – la dovrebbe contestare a gran voce.

Come si può parlare di unità in un governo dove un Presidente del Consiglio opera da solo e con una cerchia stretta di fidati lasciando i cittadini in pasto alla propaganda scellerata dei partiti?

Stiamo assistendo al via libera del degrado, dove “ognuno pensa per sé e Dio Draghi per tutti” (ma non al popolo). E così i morti diventano numeri in nome della preminente economia, gli imprenditori – prima usati per bersagliare il vecchio governo – rimangono ad aspettare i Ristori (scusate, i Sostegni) che ritarderanno perché il ministro Franco ha deciso che la piattaforma dell’Agenzia delle Entrate debba essere sostituita e nel frattempo il popolo spera che la campagna vaccini prosegua senza intoppi che ovviamente sono arrivati.

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È proprio su questo che avverto un senso di nausea. Mentre la gente muore, soffre e dispera per piattaforme di prenotazione del vaccino mal create, altri urlano “tocca anche a me!” e a farlo sono anche e soprattutto quelle categorie, come senatori e magistrati, che più di ogni altro cittadino dovrebbero dare l’esempio del rispetto delle regole.

Molte delle motivazioni fanno leva sull’appartenere ad attività essenziali, allora che dire di edicolanti, commercianti di generi alimentari, librai, parrucchieri, giocattolai e tutti quei lavoratori in settori che sono rimasti aperti anche durante il lockdown? A ragionare come questi “signori” che ne reclamano il diritto (vergognosamente già in parte concesso) sono veramente pochi quelli che non avrebbero la priorità al vaccino.

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Si parla spesso della terza ondata, ma forse ne stiamo trascurando una quarta, quella dell’opportunismo e dell’egoismo, che il precedente governo – con la grande dignità che lo caratterizzava – l’avrebbe tenuta a bada.

Mi resteranno comunque nel cuore quei mesi in cui la coscienza del paese aveva permeato l’aria ancor più del Covid. Come scrisse J. R. R. Tolkien “ho scoperto che sono le piccole cose, le azioni quotidiane della gente comune che tengono a bada l’oscurità. Semplici atti di gentilezza ed amore” Gandalf, il Signore degli Anelli.

___________________________

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  • 12:16 - **Mps: Messina, ‘nostra offerta concreta, avanti finché si crea valore per nostri azionisti’**

    Torino, 9 lug. - (Adnkronos) - “Sono convinto che la nostra è un'offerta di mercato, concreta: non c'è nessuna logica di potere, è un'offerta rivolta agli azionisti di Montepaschi di Siena. Se ne riceveranno una migliore noi andremo avanti fino a che potremo creare valore per i nostri azionisti se no saranno altri che faranno l'operazione”. Cosi’ il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, a margine di un evento a Torino con la Fondazione Compagnia di San Paolo a proposito dell’offerta su Mps.

  • 12:10 - Previdenza, Inps: "-1,8% prestazioni liquidate pari a 1,5 milioni"

    Roma, 9 lug. (Adnkronos/Labitalia) - Nel 2025, le prestazioni liquidate dall’Inps, ovvero il flusso di nuovi trattamenti previdenziali e assistenziali, sono diminuite dell’1,8% rispetto all’anno precedente, attestandosi a poco più di 1,5 milioni. Di queste, il 54% consiste di prestazioni previdenziali e il 46% di prestazioni assistenziali, con importi medi mensili pari rispettivamente a 1.312 e 500 euro. E’ quanto si legge nel XXV Rapporto annuale dell’Inps presentato oggi a Roma.

    La riduzione ha interessato soprattutto le prestazioni previdenziali, diminuite del 3,2%. Al loro interno, il calo è stato più marcato per le pensioni anticipate/anzianità (-5,9%) e per i trattamenti ai superstiti (-4,3%), mentre le pensioni di vecchiaia sono rimaste sostanzialmente stabili in termini di numerosità all’ingresso. Le prestazioni assistenziali, nel complesso, non mostrano variazioni rilevanti, interrompendo una fase di crescita sostenuta osservata negli anni precedenti. Gli importi medi mensili dei trattamenti liquidati sono rimasti sostanzialmente invariati, passando nel complesso da 937 a 940 euro (+0,3%).

    La componente previdenziale ha registrato un aumento dello 0,7%, con andamenti differenziati: le pensioni anticipate/anzianità sono rimaste pressoché stabili, mentre quelle di vecchiaia sono cresciute del 2%, raggiungendo 1.164 euro mensili. Per la componente assistenziale si osservano variazioni contenute, con un valore medio passato da 493 a 500 euro.

    Nel 2025 gli assicurati Inps - vale a dire l’insieme di tutti i lavoratori, dipendenti e indipendenti, obbligati ai versamenti previdenziali - sono pari a 27,2 milioni, evidenziando un incremento di 244.000 unità rispetto al 2024, di circa 1,7 milioni rispetto al dato pre-pandemia del 2019 (+6,8%), di 2,55 milioni rispetto al 2014, che era stato il punto di minimo dopo il doppio shock degli anni 2008-2014 (crisi finanziaria internazionale e crisi dei debiti sovrani dei Paesi mediterranei).

    Nel complesso, mentre gli assicurati dipendenti (operai agricoli, lavoratori domestici, dipendenti pubblici, dipendenti privati) sono costantemente aumentati, al contrario gli assicurati indipendenti (artigiani, commercianti, lavoro agricolo autonomo, collaboratori e professionisti della Gestione separata, lavoro accessorio e occasionale, percettori di voucher) sono costantemente diminuiti.

    La crescita degli assicurati è stata soprattutto determinata dall’allargamento continuo del bacino del lavoro alle dipendenze delle imprese private, passato da 13,63 milioni di assicurati nel 2014 a 15,46 milioni nel 2019 a 17,15 milioni nel 2025, con tassi di crescita sempre ampiamente sopra il valore medio totale.

    Il 29% degli assicurati si trova nelle regioni del Nord-Ovest (Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia) e un altro 23% nelle regioni del Nord-Est, per cui il Settentrione totalizza oltre la metà degli assicurati Inps. La crescita degli assicurati mostra andamenti differenti a livello di aree geografiche.

    Tra il 2014 e il 2019 le regioni del Nord hanno evidenziato una crescita superiore al 4%, mentre le regioni meridionali hanno mostrato un aumento inferiore al 2%. Tra il 2019 e il 2024, la crescita è stata quasi del 6% a livello nazionale, con l’insieme delle regioni del Sud e delle Isole (+7,5%) largamente sopra tutte le altre ripartizioni geografiche. Infine, nell’ultimo anno, rispetto al valore medio (+0,9%) di crescita, è da sottolineare il dato del Centro (+1,1%).

    Quasi il 95% dei soggetti è assicurato nel corso dell’anno presso un’unica gestione previdenziale, il restante 5% ha contributi in almeno due gestioni e viene classificato sulla base della posizione principale (quella per cui ha percepito il reddito o la retribuzione maggiore). In ogni caso, non c’è collegamento tra numero di posizioni previdenziali e numero di rapporti di lavoro. Disaggregando maggiormente all’interno della posizione previdenziale e focalizzando l’analisi sul periodo più recente, emergono alcune dinamiche molto marcate.

    Il trend del lavoro indipendente tra il 2023 e il 2025 ha una componente positiva data dall’apporto dei collaboratori e dei professionisti della Gestione separata e una componente negativa rappresentata dal lavoro autonomo tradizionale (artigiani, commercianti e coltivatori diretti) in lenta ma continua contrazione. Inoltre, nel confronto con gli assicurati dipendenti, si caratterizza per una minore presenza di stranieri e soprattutto per una minore presenza di giovani.

    Il Rapporto sottolinea, nella Gestione separata la crescita incessante dei professionisti (sono percettori di redditi derivanti dall’esercizio per professione abituale d’attività di lavoro autonomo organizzato in modo non imprenditoriale, tra cui, per esempio: l’igienista dentale, il consulente informatico, il fisioterapista, etc.) e il recente incremento dei collaboratori - dopo anni di sostanziale stabilità - dovuto anche agli effetti della nuova regolamentazione del lavoro sportivo varata nel 2021 (decreto legislativo n. 36 del 2021) ed entrata in vigore il 1° luglio 2023, fondata su una netta distinzione tra volontariato e lavoro sportivo, quest’ultimo possibile in varie forme sia di lavoro dipendente (apprendistato, contratto a termine fino a cinque anni, etc.) che di lavoro indipendente (collaborazioni sportive; lavoro professionistico con partita Iva). Stabile e sempre su valori modesti (non confrontabili con i livelli raggiunti dai voucher nel 2016-2017) il lavoro occasionale, rappresentato dai contratti di prestazione occasionale (adoperabili esclusivamente da micro-imprese, a parte alcune eccezioni regolamentate come gli steward delle squadre di calcio) e dalle attività remunerabili tramite il libretto di famiglia.

  • 12:01 - Rapporto Inps, nel 2025 i lavoratori dipendenti hanno superato soglia dei 21 milioni

    Roma, 9 lug. (Adnkronos/Labitalia) - Nel 2025 i dipendenti hanno superato per la prima volta la soglia dei 21 milioni. Rispetto al 2024 l’incremento è stato di circa 250.000 unità, pari all’1,2%, un valore inferiore a quello medio (tasso medio annuo) dell’intero periodo 2019-2025 (+1,6%). All’aumento dei dipendenti si è accompagnato un modestissimo aumento del numero medio di giornate retribuite (+0,2%). Esse risultano 255,2 pari all’81,8% delle 312 giornate teoricamente retribuibili in un anno. Erano 254,6 nel 2024 e 252,8 nel 2019. E’ quanto si legge nel XXV Rapporto annuale dell’Inps presentato oggi a Roma. La femminilizzazione, misurata dalla quota di lavoratrici, è cresciuta quasi impercettibilmente: è pari al 45,18% nel 2025, contro il 45,16% nel 2024 e il 44,92% nel 2019. Più significativo l’incremento in termini di intensità di impiego: nel 2025 per le donne il numero medio di giornate retribuite è risultato pari a 253 contro 251,8 nel 2024 e 249,7 nel 2019. Mentre la femminilizzazione procede seppur molto lentamente, decisamente più intensi risultano altri due trend demografici: la crescita degli stranieri e il rilievo dell’invecchiamento.

    La quota di lavoro dipendente svolto da stranieri nel 2025 risulta pari a poco più di 3 milioni di lavoratori, il 14,3% del totale: un dipendente su 7. L’anno prima incidevano per il 13,7%, nel 2019 per l’11,4%. L’incremento è tutto attribuibile alla componente extracomunitaria, passata da 1,7 milioni nel 2019 a 2,5 milioni nel 2025, con un ritmo medio annuo di crescita del 6,8%, sostanzialmente confermato anche nell’ultimo anno (+6,5%). La componente comunitaria, rappresentata in gran parte da lavoratori rumeni, risulta invece ormai stabilizzata attorno a mezzo milione di unità. Oltre al numero, per i dipendenti stranieri è aumentata anche l’intensità di impiego (seppur tuttora inferiore alla media generale): per gli extracomunitari si è passati da 217 giornate retribuite nel 2019 a 224 nel 2025, per i comunitari da 214 a 233.

    L’incidenza degli immigrati è settorialmente molto eterogenea. In quattro aree - sommando extracomunitari e comunitari dell’Est Europa - è pari o superiore al 25%: si tratta dell’industria leggera del made in Italy (tessile-abbigliamento-pelli-cuoio-legno-mobile), delle costruzioni (28,3%), dei servizi di alloggio e ristorazione e dei servizi di supporto (tra cui il lavoro somministrato, le attività di vigilanza, pulizie, servizi per il paesaggio). Valori elevati e in crescita, tra il 15 e il 20%, si registrano anche per altri importanti comparti manifatturieri (metalmeccanica, alimentari), per i trasporti-magazzinaggio e per altre attività di servizio. Si tratta quindi di settori in cui i processi di immigrazione sono arrivati a rappresentare un lavoratore su quattro. La presenza straniera è ancora marginale solo in alcuni ambiti come i servizi di rete e il credito - non a caso a retribuzione pro capite più elevata della media - oltre che ovviamente nel settore pubblico.

    Nel settore privato non agricolo, nel 2024, la quota di imprese con almeno un contratto di lavoro agile si attesta intorno al 3%, mentre nel settore pubblico al 17%. E’ quanto si legge nel XXV Rapporto annuale dell’Inps presentato oggi a Roma. L’adozione del lavoro agile risulta maggiormente concentrata nelle imprese di grandi dimensioni e nel settore pubblico: le imprese con più di 100 dipendenti presentano le percentuali più elevate di adozione, raggiungendo fino al 51,8% nel settore privato non agricolo (2020) e al 56,8% nel pubblico (2024). Le piccole imprese (0-15 dipendenti) mostrano, invece, una diffusione molto più contenuta, con valori generalmente inferiori al 5% nel privato e compresi tra il 7% e il 17% nel pubblico.

    Dal punto di vista temporale, dopo il picco del 2020 legato alla pandemia, la quota di imprese che adottano lo smart working tende a ridursi leggermente nelle piccole e medie imprese del settore privato, mentre nelle grandi imprese, soprattutto nel settore pubblico, i livelli rimangono elevati o addirittura aumentano negli anni successivi. Nel settore privato le donne sono più rappresentate tra i lavoratori che svolgono almeno una parte della propria attività da remoto rispetto agli uomini. Nel settore pubblico, invece, la situazione si inverte e questo dipende dal fatto che nei settori dove c’è maggiore concentrazione di donne, come nella scuola o nella sanità, il ricorso al lavoro da remoto è limitato.

    L’adozione del lavoro da remoto mostra una significativa eterogeneità territoriale. Il Nord-Ovest presenta sistematicamente i livelli più elevati, seguito dal Centro e dal Nord-Est, mentre Sud e Isole registrano valori significativamente più contenuti. Il divario risulta particolarmente evidente nel 2020: nel Nord-Ovest la quota di lavoratori in modalità da remoto raggiunge il livello più alto (circa 18-19%), seguita dal Centro (circa 16%) e dal Nord-Est (intorno al 13%). Nel Mezzogiorno, invece, l’utilizzo di questa modalità organizzativa è molto più contenuto, attestandosi intorno al 3-3,5%. Negli anni successivi, pur ridimensionandosi rispetto al picco pandemico, le differenze territoriali rimangono persistenti: le regioni del Nord e del Centro si stabilizzano su livelli strutturalmente più elevati, mentre il Sud e le Isole continuano a mostrare un’incidenza del lavoro agile nettamente inferiore.

    Le ore autorizzate di cassa integrazione guadagni nell’anno sono state pari a 414 milioni nel 2023, 509 milioni nel 2024, 548 milioni nel 2025. Tra il 2023 e il 2024 è aumentata la richiesta di cassa integrazione guadagni ordinaria (cigo), mentre tra il 2024 e il 2025 la crescita ha riguardato la cassa integrazione guadagni straordinaria (cigs). Modestissime le integrazioni salariali a carico dei fondi di solidarietà bilaterali.

    La variazione di +98 milioni di ore autorizzate di cigo tra il 2023 e il 2024 è dovuta per +75% al settore economico metalmeccanico, +29% al tac (tessile, abbigliamento, calzature) e -5% alla fabbricazione di carta. Residuali, in positivo o in negativo, le restanti variazioni dovute agli altri settori economici. La variazione di +80 milioni di ore autorizzate di cigs tra il 2024 e il 2025 mostra invece una scomposizione più articolata: il 58% si deve al metalmeccanico, il 19% alle telecomunicazioni, circa il 10% al tac, il restante 13% a una pluralità di altri settori (fabbricazione di altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi, fabbricazione di prodotti in gomma e in materie plastiche, commercio all’ingrosso, etc.). Solo una parte delle ore autorizzate è effettivamente utilizzata dalle imprese. Negli anni esaminati il ‘tiraggio’, ovvero il rapporto tra ore utilizzate e ore autorizzate, è stimato attorno al 30-40%, con oscillazioni a seconda dei mesi e del tipo di intervento.

    Il numero di beneficiari mensili negli ultimi tre anni ha oscillato tra un minimo di 208 mila (agosto 2023) e un massimo di 425 mila (ottobre 2024), mentre il numero medio di ore mensili per beneficiario ha oscillato tra 36 ore (dicembre 2023) e 48 ore (luglio 2024). Mediamente, quindi, l’integrazione ha riguardato tra il 20% e il 30% dell’orario di lavoro mensile. Nel 2025 ci sono stati mediamente 312.000 lavoratori cassintegrati al mese, per circa 40 ore. Nel 2025, su 1,66 milioni di imprese, quelle che hanno fatto effettivo utilizzo di cig (almeno 1 dipendente per almeno 1 mese dell’anno) sono state 49.000 (di cui poco più di 3.000 nei servizi e quasi 46.000 nell’industria), mentre 1,61 milioni non hanno utilizzato integrazioni salariali. A livello nazionale, le 49.000 imprese che hanno fatto utilizzo di cig (di cui 1.460 per tutti e dodici i mesi dell’anno) rappresentano il 2,9% delle imprese (margine estensivo) e occupano il 10,9% dei dipendenti. In totale, i dipendenti22 con almeno un episodio di cig sono stati 305 mila (il 17,5% del totale dei dipendenti delle imprese che hanno utilizzato cig, margine intensivo). In proporzione, il settore economico con il maggior numero di imprese con ricorso alla cig è stato quello delle costruzioni (16,0% delle imprese).

    A partire dal 2022 si assiste a una continua flessione del numero di occupati nel settore domestico e nel 2025 il numero dei lavoratori domestici è stato pari a circa 804 mila con una riduzione di circa 19 mila unità (-2%) rispetto all’anno precedente. Questo andamento ha riguardato sia la componente italiana sia quella straniera: in particolare si evidenzia una riduzione della quota di lavoratori stranieri che, dopo i massimi registrati (con punte all’80%) in concomitanza con le sanatorie di inizio secolo (L. n.189 del 2002, L. n.102 del 2009, D.Lgs. n.109 del 2012), si attesta nel 2025 al valore del 69%.

    L’incidenza dei lavoratori maschi si è modificata nel tempo: era del 15% dopo le regolarizzazioni del 2020 e 2021, nel 2023 si è ridotta al 12% e ancora all’11% nel 2024 e 2025 a conferma dell’effetto della regolarizzazione sulla componente di sesso maschile. Nel 2025 le donne occupate nel lavoro domestico sono 713-714 mila mentre gli uomini appena 91 mila. La flessione avvenuta nel 2025 è concentrata essenzialmente nella classe ‘da 30 a 54 anni’ che ha registrato, considerando congiuntamente gli uomini e le donne, una riduzione di -24.000 unità (-6%). E’ invece aumentato il numero di lavoratori (+6.000) con età a partire dai 55 anni con una crescita del +7%. Nel periodo osservato si registra un progressivo invecchiamento della forza lavoro domestica.

    La fascia d’età maggiormente penalizzata è quella compresa tra i 30 e i 54 anni, che perde 10 punti percentuali, passando dal 60% del 2019 al 50% del 2025. In diminuzione, seppur in misura più contenuta, anche la classe fino a 29 anni, che scende dal 5% al 4% nello stesso arco temporale. Di conseguenza, aumenta il peso delle fasce d’età più avanzate (oltre i 54 anni), che rappresentavano il 35% dei lavoratori domestici nel 2019 e raggiungono il 46% nel 2025.

    Questa dinamica si riflette nell’incremento dell’età media del settore, che cresce di tre anni, passando da 49 a 52 anni. L’aumento interessa sia le donne sia gli uomini, pur partendo da livelli differenti. Gli uomini presentano stabilmente un’età media inferiore rispetto alle donne: nel 2025 le lavoratrici domestiche hanno un’età media di 52 anni, contro i 48 anni dei colleghi uomini; nel 2019 tali valori erano rispettivamente pari a 49 e 45 anni.

    Nel 2021, anno della regolarizzazione, si è registrata una dinamica divergente tra i due generi: l’età media degli uomini è diminuita fino a 42 anni, mentre quella delle donne è aumentata raggiungendo i 50 anni. Questo andamento suggerisce che il processo di regolarizzazione abbia favorito l’emersione di lavoratori uomini relativamente più giovani, mentre tra le donne abbia interessato in misura maggiore lavoratrici appartenenti a fasce d’età più mature.

    La retribuzione settimanale da lavoro domestico nel 2025 è in media pari a 195 euro. Questo valore è differenziato per colf (160 euro) e badanti (234 euro) in relazione soprattutto all’intensità di impiego (orario settimanale). La differente distribuzione del numero di lavoratori per orario settimanale è legata alle caratteristiche del lavoro svolto, continuativo quello delle badanti, più frammentato, invece, quello delle colf. Per le colf la classe modale è ‘fino a 24 ore settimanali’ (pari a quasi il 60% del totale colf) mentre per le badanti è quella ‘oltre 45 ore settimanali’ (pari al 37% del totale badanti).

  • 11:55 - Fava (Inps): "Non esiste pensione solida senza lavoro stabile regolare e dignitosamente retribuito"

    Roma, 9 lug. (Adnkronos/Labitalia) - "La previdenza non nasce al momento della pensione. Nasce nel primo contratto, nella prima retribuzione, nella continuità dei versamenti, nella qualità del lavoro, nella produttività, nella partecipazione delle donne e dei giovani al mercato del lavoro, nella capacità di contrastare il sommerso. Non esiste pensione solida senza lavoro stabile, regolare e dignitosamente retribuito. La sostenibilità previdenziale non si costruisce soltanto modificando requisiti, finestre o coefficienti. Si costruisce prima, dentro il mercato del lavoro".

    "Se il lavoro è debole - sostiene - la previdenza sarà fragile. Se i salari sono bassi, i contributi saranno insufficienti. Se giovani e donne restano ai margini, il sistema perde base contributiva, capacità produttiva e coesione. L’Inps non si sostituisce alle politiche del lavoro, ma svolge un ruolo essenziale e distintivo. Grazie al patrimonio informativo di cui dispone, può interpretare l’evoluzione del mercato del lavoro, coglierne le trasformazioni prima che si traducano in criticità e mettere in luce il legame tra le dinamiche occupazionali di oggi e la sostenibilità delle pensioni di domani. La grande sfida non è soltanto attrarre lavoro, ma consolidare nel Paese competenze, produttività e continuità occupazionale. Significa riportare energie giovani, valorizzare gli over 55, accompagnare le imprese nei percorsi di innovazione e sostenere una crescita capace di rendere più solido il patto sociale". A dirlo il presidente dell'Inps, Gabriele Fava, presentando il XXV Rapporto annuale dell’Istituto.

    "Per questo - avverte - l’educazione previdenziale non è un’attività accessoria. E' una politica di cittadinanza. Entrare nelle scuole, nelle università, nei centri di formazione e nelle imprese significa spiegare alle nuove generazioni che la previdenza non è un tema lontano, ma una parte della propria libertà futura. In questa prospettiva si collocano anche le iniziative di collaborazione istituzionale, come quella con l’Agenzia delle Entrate, che avvicinano cultura fiscale, cultura finanziaria e cultura previdenziale. Un Paese maturo costruisce legalità con conoscenza, comprensione e responsabilità condivisa".

    "La famiglia resta uno dei pilastri della protezione sociale italiana. Non per retorica, ma per un’evidenza che emerge con chiarezza dalla realtà del Paese. E' all’interno delle famiglie che vengono assorbite molte delle fragilità economiche e sociali; è lì che si sostengono i figli, gli anziani, le persone con disabilità e quelle non autosufficienti, colmando spesso le carenze dei servizi pubblici e le insufficienze del mercato. Per questo il lavoro di cura che grava sulle famiglie, nell’assistenza ai figli, ai familiari fragili e agli anziani, deve essere pienamente riconosciuto, valorizzato e sostenuto. Non si tratta soltanto di una responsabilità privata, ma di una funzione sociale essenziale, che contribuisce al benessere collettivo e alla coesione del Paese. Proprio perché la famiglia costituisce un sostegno così importante, non può essere lasciata sola".

    "L’Assegno unico e universale - illustra - è ormai un pilastro del sistema. Nel 2025 raggiunge oltre 6 milioni di nuclei familiari e 10 milioni di figli, con un trasferimento di risorse alle famiglie di circa 20 miliardi di euro all’anno. Accanto ad esso, il Bonus nuovi nati, il Bonus asilo nido, i congedi parentali, le misure per la disabilità e la cura compongono un insieme che non può più essere raccontato come una sommatoria di interventi. La sfida è passare dalle prestazioni isolate ai percorsi. Dalla domanda amministrativa all’accompagnamento della persona. Il nuovo Portale della famiglia e della genitorialità rappresenta esattamente questa direzione. Non è una semplice piattaforma. E' un cambio di grammatica amministrativa. In un unico spazio digitale, accessibile anche da app, sono raccolte oltre 40 prestazioni Inps e circa 300 servizi di altre pubbliche amministrazioni".

    "Questa nuova piattaforma - fa notare - non organizza i servizi secondo l’organigramma dell’amministrazione. Li organizza secondo la vita concreta delle persone. Diventare genitori, crescere un figlio, affrontare una disabilità, cercare servizi di prossimità, conoscere una misura, presentare una domanda. Questo significa trasformare la protezione sociale in esperienza accessibile. Il cittadino non deve inseguire l’amministrazione. E' l’amministrazione che deve organizzarsi intorno alla vita reale dei cittadini. Qui si misura la modernità di un’istituzione. Non nel numero di piattaforme che produce, ma nella capacità di ridurre la distanza tra diritto e accesso. Se l’Inps deve seguire gli eventi della vita, deve diventare un modello dinamico come dinamica è la vita, superando lo schema statico e assistenziale che interviene solo quando il bisogno si è già manifestato in forma conclamata".

    "Il tema della natalità non può essere affrontato solo con trasferimenti monetari. La decisione di avere un figlio dipende anche dalla stabilità del lavoro, dalla possibilità di conciliare tempi di vita e tempi professionali, dalla disponibilità di servizi per l’infanzia, dalla distribuzione dei carichi di cura tra madri e padri. Per tale motivo negli ultimi anni è stato potenziato il Bonus asilo nido. L’utilizzo della misura è passato dal 4% dei potenziali beneficiari nel 2017 a oltre il 35% nel 2025. E' una crescita molto rilevante, ma il dato va letto fino in fondo. Le famiglie con Isee più basso continuano spesso a usare meno la misura, perché vivono in contesti nei quali l’offerta di servizi è più debole, il lavoro è più instabile, il ritorno economico dell’occupazione femminile è più incerto. Una misura formalmente universale può produrre risultati diseguali se i territori non offrono le stesse condizioni di accesso".

    "Lo stesso vale - sottolinea - per il lavoro agile, pressoché inesistente prima del 2020 e oggi presente in una parte significativa dell’organizzazione del lavoro. Quando ben utilizzato, può contribuire a ridurre la penalizzazione economica legata alla maternità e a favorire una maggiore condivisione dei carichi familiari. E' uno degli strumenti che possono attenuare la frattura tra genitorialità e lavoro. La denatalità non si contrasta con una misura sola. Richiede un ecosistema fatto di lavoro stabile, salari adeguati, servizi all’infanzia, congedi, flessibilità, parità di genere, accessibilità digitale, prossimità territoriale e cultura della condivisione. In questa logica, l’Inps può avere una funzione essenziale. Rendere i sostegni alla famiglia, alla genitorialità e alla cura più leggibili, più semplici, più vicini, più integrati".

    "Al 31 dicembre 2025 l’Inps registra 16,4 milioni di pensionati, 21 milioni di pensioni e una spesa lorda pari a 371 miliardi di euro. Sono numeri che danno la misura della responsabilità dell’Istituto, perché rappresentano la stratificazione di decenni di lavoro, salari, interruzioni, trasformazioni industriali, disuguaglianze e mobilità sociale. Le pensioni di oggi raccontano le carriere di ieri. Le pensioni di domani racconteranno il lavoro di oggi. Per questo il divario pensionistico tra uomini e donne non può essere letto soltanto come effetto della normativa previdenziale. Nasce prima. Nasce in carriere più frammentate, in salari più bassi, in part-time spesso non scelti, nella maternità, nella cura familiare, nella minore continuità contributiva".

    "La sostenibilità - spiega - non è soltanto un equilibrio contabile. E' una responsabilità tra generazioni. Significa garantire che chi oggi è in pensione riceva ciò che gli spetta, ma anche che chi oggi lavora non erediti un sistema insostenibile. Il vero modo di difendere le pensioni non è separarle dal resto, è ricostruire il loro legame con il lavoro, con i giovani, con le donne, con le imprese e con la crescita. Per questo la previdenza deve essere pensata come un percorso. Non soltanto come una prestazione finale. Un giovane che entra oggi nel mercato del lavoro deve poter comprendere fin dall’inizio che ogni scelta lavorativa, ogni interruzione, ogni periodo di inattività, ogni contributo versato o non versato contribuisce a costruire una parte della sua futura autonomia".

    "In questa prospettiva - afferma - l’educazione previdenziale diventa una leva strategica. Non serve soltanto a spiegare come funziona il sistema. Serve a rendere le persone più consapevoli, più libere, più capaci di orientarsi. Una previdenza compresa è una previdenza più forte. La sostenibilità previdenziale, dunque, non è una stanza separata del Rapporto. E' il punto in cui si incontrano lavoro, natalità, produttività, legalità, competenze, partecipazione femminile e fiducia dei giovani. Deve essere pensata come transizione, non come emergenza permanente".

    "L’Inps non è più soltanto l’ente che paga pensioni ed eroga prestazioni socio-assistenziali. E' la principale infrastruttura sociale del Paese. Infrastruttura sociale significa essere il luogo in cui il lavoro incontra la previdenza, la famiglia incontra il sostegno pubblico, l’impresa incontra la legalità contributiva, il cittadino incontra i propri diritti, il territorio incontra lo Stato. Nessun’altra amministrazione possiede, con la stessa ampiezza, questa capacità di connessione. Per questo il nuovo ruolo dell’Istituto va letto nella logica dell’Officina del welfare".

    "Non una trasformazione formale - spiega - non una formula da comunicazione. La parola officina è tradizionalmente ricondotta alla precedente opificina, al campo semantico dell’opus e del facere, cioè dell’opera e del fare competente. Non richiama il movimento astratto, ma il luogo in cui una materia viene lavorata, riparata, messa a punto e resa capace di durare. Applicata al welfare, questa immagine descrive un’istituzione che non si limita a erogare prestazioni, ma costruisce percorsi, connessioni e soluzioni. Non più terminale burocratico, ma motore pubblico che ricompone prestazioni, dati e diritti in percorsi di tutela effettiva. Questa è la nuova frontiera del welfare generativo su cui si fonda il metodo operativo dell’Inps. Il welfare tradizionale interviene quando il bisogno si è già manifestato. Il welfare generativo prova a intercettarlo prima. Non si limita a compensare una fragilità. Cerca di abilitare una persona. Non distribuisce solo risorse. Costruisce accesso, autonomia, partecipazione, fiducia".

    "In questa visione - sostiene - l’Istituto non aspetta soltanto la domanda. Legge i fenomeni. Organizza i servizi. Mette in relazione le amministrazioni. Avvicina lo Stato ai cittadini. Usa i dati per comprendere, non per classificare. Usa il digitale per semplificare, non per allontanare. Non è uno slogan. È una postura istituzionale capace di leggere il tempo e tradurlo in capacità amministrativa, sociale e civile".

    "Per dare corpo alla nuova visione dell'Inps servono strumenti, organizzazione e metodo. Il primo strumento è organizzativo e tecnologico. Consiste in un nuovo Modello di servizio fondato sull’impiego delle tecnologie digitali e, oggi, dell’Intelligenza Artificiale. Nei primi due anni di questo nuovo corso abbiamo dato impulso alla digitalizzazione, rafforzando la piattaforma MyInps, ridisegnando l’App Inps mobile, sviluppando il Portale Inps per i giovani, il Portale della famiglia e della genitorialità, puntando su comunicazioni sempre più personalizzate, valorizzando i dati e l’interoperabilità tra servizi pubblici".

    "Nel 2025 - ricorda - il sistema MyInps ha raggiunto quasi un miliardo di servizi digitali erogati in ambiente autenticato. L’App Inps mobile ha registrato 5,5 milioni di download in un anno e mezzo e ha superato i 300 milioni di accessi autenticati. Il Portale Inps per i giovani ha raggiunto 3 milioni di accessi in un anno. Il Portale della Famiglia e della Genitorialità ha superato 500 mila accessi in quattro mesi, con una media di 120 mila accessi mensili, triplicati rispetto alla fase precedente. Non sono progetti isolati, ma parti di un’unica architettura che si sta trasformando in un ecosistema di welfare nuovo. L’Istituto sta passando da un modello impostato sull’erogazione di prestazioni a una logica per eventi della vita. Un nuovo modo di porsi in cui il cittadino non è più costretto a conoscere l’organizzazione interna dell’amministrazione pubblica, ma l’amministrazione capace di presentarsi secondo bisogni comprensibili".

    "Questo - commenta - è un passaggio culturale enorme. La burocrazia spesso chiede al cittadino di parlare la propria lingua. Il nuovo welfare deve fare il contrario. Deve imparare la lingua della vita. Il secondo strumento è la prossimità. Il digitale è decisivo, ma non basta. Una piattaforma può essere moderna e, nello stesso tempo, lontana da chi non ha competenze, connessione, strumenti o fiducia. Per questo il nuovo Inps deve essere digitale ma anche raggiungibile. Da questo punto di vista il lavoro di circa 25 mila donne e uomini dell’Istituto è fondamentale. A loro va il mio personale ringraziamento. In questa direzione va anche l’accordo di collaborazione con Anci, che ha portato a sviluppare e attivare Punti utente evoluti presso i Comuni delle aree interne e le isole minori".

    "Una scelta precisa - dice - dettata dalla volontà di portare i servizi anche dove non esiste una sede fisica dell’Istituto, di raggiungere le persone nei territori più esposti allo spopolamento e al divario digitale, di impedire che una distanza geografica diventi esclusione amministrativa. La prossimità non è nostalgia dello sportello. E' accesso effettivo. E' la capacità dello Stato di non lasciare solo chi è più lontano, più fragile, meno attrezzato. Il terzo strumento sono i dati. I dati dell’Inps non sono un archivio. Sono una delle più grandi infrastrutture conoscitive del Paese. Raccontano lavoro, redditi, famiglie, contributi, prestazioni, pensioni, imprese, territori, fragilità".

    "Se governati con sicurezza - dice - trasparenza e responsabilità pubblica, i dati consentono di passare da un welfare che certifica il bisogno a un welfare che lo comprende. Da un’amministrazione che risponde a una domanda a un’amministrazione che può intercettare un rischio. Da un sistema che attende il cittadino a un sistema che può orientarlo. L’Intelligenza Artificiale si colloca qui. Non come moda tecnologica, non come scorciatoia, non come sostituzione della decisione umana, ma come strumento pubblico per migliorare la qualità dei servizi, semplificare il linguaggio, ridurre errori, personalizzare comunicazioni, rafforzare i controlli, prevenire frodi, ridurre il mancato accesso alle prestazioni. L’algoritmo, in una istituzione pubblica, non può mai diventare sovrano. Deve restare strumento, comprensibile, controllabile, orientato alla giustizia amministrativa".

  • 11:45 - Rapporto Inps, 371 miliardi euro ammontare totale delle pensioni

    Roma, 9 lug. (Adnkronos/Labitalia) - In Italia l’ammontare totale delle pensioni è pari a 371 miliardi, di cui il 56% va agli uomini. E’ quanto si legge nel XXV Rapporto annuale dell’Inps presentato oggi a Roma. In Italia ci sono 16,4 milioni di pensionati, di cui 8 milioni uomini e 8,4 milioni donne. Le pensionate rappresentano dunque il 51% del totale. In Italia gli assegni di pensione degli uomini sono del 34% superiori a quelli delle donne. Dati alla mano 2.166 euro contro 1.619 euro. In Italia il 96% dei pensionati percepisce una prestazione Inps con un importo medio pari a 1.906 euro. Il 4% è per rendite Inail e per pensioni casse professionali, Fondi pensione ed enti minori. In Italia il 46% delle prestazioni Inps è a carico del Fondo pensioni lavoratori dipendenti. L’importo lordo medio mensile è pari a 1.431 euro.

    L’età effettiva di pensionamento è aumentata. Per vecchiata e anticipate il totale passa da 61,7 anni nel 2012 a 64,7 nel 2025 (64,5 nel 2024; lavoratori dipendenti). E’ quanto si legge nel XXV Rapporto annuale dell’Inps presentato oggi a Roma. La pensione di vecchiaia si è allineata al requisito ordinario (67 anni dal 2019). Nel 2025 è circa 67,1 anni per gli uomini e 67,3 per le donne. Le pensioni anticipate ‘raccontano’ di carriere lunghe: le settimane contributive medie passano a 1830 nel 1995 a oltre 2.220 nel 2025, cioè da poco più di 35 anni a oltre 42 anni di contributi. Le donne arrivano alla pensione con oltre 300 settimane di contributi in meno degli uomini, pari quasi a 6 anni. I dipendenti privati e gli autonomi convergono nell’età di uscita, ma tra gli autonomi in media la contribuzione nella vecchiaia è superiore di circa 110-120 settimane.

  • 11:26 - Autorità portuale Palermo, 'Ets costa oltre 30 mln, rischio accentui costo insularità'

    Palermo, 8 lug. (Adnkronos) - L’Ets marittimo (il sistema europeo di scambio di quote di emissione per la riduzione dei gas serra) pesa quasi 20 milioni di euro l'anno di costi aggiuntivi sulla rotta navale Genova-Palermo, oltre 11 milioni sulla Napoli-Palermo e, se non entrasse in vigore la deroga per le isole minori (a pochi giorni dalla proposta di revisione della direttiva europea, attesa il 17 luglio) più di un milione sulla Porto Empedocle-Lampedusa. E l’effetto immediato potrebbe essere quello dell’aumento medio del 15% dei prezzi dei biglietti. Adesso l'Autorità di sistema portuale del mare di Sicilia occidentale, presieduta da Annalisa Tardino, tira le somme sull'impatto economico che il sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Eu Ets) può determinare sui collegamenti marittimi della Sicilia.

    E' quanto emerge dallo studio commissionato dall'Autorità portuale e realizzato dalla società TiM10 con la supervisione scientifica di Giovanni Satta, professore associato di Economia e Gestione delle imprese al dipartimento di Economia (Diec) e membro del consiglio del centro italiano di eccellenza sulla logistica trasporti e infrastrutture dell'Università di Genova, intervenuto in collegamento per illustrare il progetto. Lo studio, che mostra gli effetti sui collegamenti marittimi tra i porti del mare di Sicilia occidentale, la terraferma e il potenziale impatto sulle isole minori, va oltre la stima dei maggiori oneri per le compagnie di navigazione e mette in evidenza un fenomeno più ampio: quello di accentuare il costo dell'insularità, con ricadute sulla continuità territoriale, sull'accessibilità della Sicilia e delle isole minori e sulla competitività del trasporto marittimo. Nel report è evidenziato che gli oneri dell'Ets sostenuti dalle compagnie di navigazione possono assorbire ogni anno fino all'11% del valore di una nuova nave a basse emissioni, a seconda della tratta, riducendo la capacità degli armatori di fare investimenti strategici e verdi nel rinnovo delle flotte. Un effetto di rallentare proprio quella transizione energetica che il sistema europeo intende favorire.

    Il rischio è che l’Isola possa pagare un prezzo più alto, perché la tassa crea effetti distorsivi sulla produzione industriale della Sicilia e del trasporto marittimo. Da un lato, infatti, c’è l'Unione Europea con il clean industrial deal, dall'altro c’è il peso sul sistema industriale economico e sociale siciliano che si trova a dover pagare per i vincoli imposti dal processo di decarbonizzazione. Tanto più che per la Sicilia, il collegamento marittimo rappresenta una componente strutturale dell'accesso alla terraferma e la nave costituisce per molti utenti l'unica alternativa praticabile rispetto al trasporto aereo o altre modalità, soprattutto per i territori e le utenze più periferiche.

    "Abbiamo portato all'attenzione di Bruxelles il tema dell'impatto della direttiva Ets sulla connettività delle isole e sul diritto di mobilità dei cittadini - dice Annalisa Tardino, presidente dell'Autorità di sistema portuale del mare di Sicilia occidentale - l'attuale applicazione dell'Ets determina un aggravio dei costi che rischia di ricadere sui cittadini, famiglie e imprese, penalizzando soprattutto i residenti e gli spostamenti collegati al lavoro, allo studio e alla salute. Allo stesso tempo sottrae risorse agli armatori riducendo la loro capacità di investire in nuove navi e tecnologie a basse emissioni, con un effetto che rischia di essere in contrasto con gli obiettivi della transizione ecologica. Per questo chiediamo che la revisione della direttiva rappresenti un'occasione, estendendo alle isole maggiori il regime già previsto per quelle minori e prorogandone la validità fino al 2032".

  • 09:37 - **Chieti: esplosione alla Ex Esplodenti Sabino a Casalbordino, un morto e un ferito**

    Chieti, 9 lug. - (Adnkronos) - Una nuova esplosione si è verificata questa mattina, intorno alle 8, nello stabilimento della ex Esplodenti Sabino a Casalbordino (Ch). La deflagrazione è stata violenta e si è sentita a chilomentri di distanza. Sul posto ci sono i vigili del fuoco, i sanitari del 118 con ambulanze ed elicottero, oltre ai volontari della Protezione civile. Ci sarebbero un morto e un ferito.

Adn Kronos www.adnkronos.com
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