Corruzione e turbativa d’asta e abuso d’ufficio. Sono i reati contestati al primario di Chirurgia all’ospedale di Magenta, Giuliano Sarro. Al medico è stata notificata una ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari da parte degli investigatori della Guardia di finanza coordinati dalla procura di Milano. Secondo l’accusa, in cambio dell’assunzione, nel 2017, del figlio alla Applied medical distribution col ruolo di “territory manager associate”, Sarro avrebbe assicurato trattamenti di favore alla multinazionale nella fornitura di ingenti quantitativi di prodotti chirurgici danneggiando così le aziende concorrenti. Il primario, secondo il pm Giovanni Polizzi, ha inoltre consentito alla figlia di visitare privatamente l’interno dell’ospedale di Magenta. La Applied medical distribution e il figlio del primario sono stati iscritti nel registro degli indagati. Nei confronti della società che opera nel campo dell’healthcare il giudice si è riservato di decidere sulla richiesta della misura interdittiva del divieto temporaneo di contrattare con la pubblica amministrazione. Tra i cinque indagati risultano il suo collaboratore Umberto Rivolta (e membro della commissione tecnica per l’aggiudicazione dell’appalto) e Davide Bonacina manager della Applied (azienda che distribuisce dispositivi medici).

Sarro, secondo il giudice per le indagini preliminari di Milano Livio Cristofano avrebbe mostrato “lo sconfortante atteggiamento di chi utilizza, in qualsiasi modo possibile, la cosa pubblica come se fosse propria (…) intendendo, senza mezzi termini, ‘sistemare’ i propri figli in tutti i modi che la sua funzione (…) gli consentiva”. Secondo la ricostruzione. il primario, in cambio dell’assunzione, nel 2017, del figlio Alessandro alla Applied Medical Distribution, come territory manager associate, avrebbe assicurato “in conflitto di interessi” un trattamento di favore alla multinazionale in una gara per la fornitura di ingenti quantitativi di prodotti chirurgici.

Nella sua “frenetica” attività “a vantaggio” delle “proprie esigenze familiari”, il primario, con un “evidente (…) ossessivo (…) nepotismo“, avrebbe promosso “la carriera professionale” del figlio “anche con altri colleghi”, e ‘brigato’ a favore della fidanzata del giovane, “laureanda in Nutrizione, procurandole l’opportunità – prosegue il giudice – di una borsa di studio” nell’unità operativa di Oncologia sempre del presidio ospedaliero magentino. E poi avrebbe consentito pure alla figlia Simonetta, “di frequentare (…) la struttura pubblica da lui diretta, in particolare il reparto di chirurgia bariatrica, ove esiste un servizio di psicologia interna, accessibile per concorso”, permettendo che il 29 ottobre 2019 effettuasse anche una visita privata a un paziente con un compenso pagato in contanti di 80 euro. Infine si sarebbe adoperato per “trovare una sistemazione lavorativa in ambito sanitario anche alla fidanzata dell’altro figlio (…) diplomata all’Istituto Turistico”, senza che che avesse “una minima preparazione nel settore”.

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