Amici per problemi di scaletta mi hanno rimandata a domani sera! Fidatevi è meglio così ….. vi stupirò con effetti speciali!”. Antonella Ferrari è fatta così. Non si scoraggia nemmeno quando Amadeus la “sposta” di 24 ore sul palco di Sanremo, così perché c’era troppo fitto. Una persona normale avrebbe chiamato il proprio agente, un avvocato, un tribunale per una rimostranza un filino colorita. Invece Ferrari, 50 anni, milanesissima e interista, ballerina per vocazione ma poi attrice per circostanze della vita, è pronta comunque a stupire l’Ariston lanciando giusto un post su Instagram. Per chi non sapesse cos’ha vissuto Ferrari, basta leggere Più forte del destino. Tra camici e paillette. La mia lotta alla sclerosi multipla (Mondadori). Libro che è poi diventato uno spettacolo teatrale che per cinque anni, gli ultimi cinque, prima della pandemia, ha fatto sempre soldout. Le porte in faccia sì, le delusioni, gli ostacoli, ma anche la trasformazione in attrice. Ferrari è diventata volto noto della tv italiana recitando dal 2001 al 2006 in Centovetrine, poi tra le diverse fiction nel 2008 è arrivato anche il ruolo di pm ne La Squadra e nel 2013 Un matrimonio di Pupi Avati. “Nelle fiction alla fine mi volevano per far piangere. Ed è il motivo per cui me ne sono andata da CentoVetrine, il personaggio stava diventando troppo me. La rappresentazione della disabilità rischia spesso il pietismo”, ha raccontato tempo fa la Ferrari a Vita. “Tutta un’altra storia quando ho recitato per Pupi Avati, ero in sedia a rotelle, ma il personaggio non era stereotipato e soprattutto no forniva un ritratto pietistico dei disabili. Odio la retorica dei sentimenti”. Infatti nello spettacolo teatrale che la vede in scena in solitaria, con una fedele stampella tra le mani che diventa addirittura bastoncino magico modello Liza Minnelli tra diversi passi di danza, Ferrari ha cercato in tutti questi anni di evitare cliché sulla malattia. “Quando mi chiamarono per la Squadra, mi chiesero dei consigli per il personaggio. Non viene mai esplicitata la causa della sua disabilità e forse anche per questo il personaggio piacque molto. Anche se credo che sia stato perché io dissi esplicitamente: fatemi stronza”. Ferrari, tra le tante iniziative benefiche, sta progettando anche una linea di stampelle decorate per trasformare un ausilio ortopedico in un accessorio anche di moda.

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