La mobilità elettrica è sicuramente una risposta efficace alla lotta allo smog (tanto più se l’elettricità è prodotta da fonti rinnovabili). Per spingere il mercato dell’elettrico bisogna però abbassare il costo delle ricariche. Pochi lo sanno, ma oggi l’energia elettrica erogata dalle colonnine installate su suolo pubblico è fino a tre volte più cara di quella a tariffa domestica. Una situazione che contrasta con le politiche di incentivazione all’elettrico e che penalizza gli automobilisti virtuosi che passano all’uso di veicoli a zero emissioni. Un ostacolo da superare al più presto se vogliamo favorire davvero, e non solo a parole, la piena diffusione dei veicoli elettrici.

In Italia il mercato dei veicoli a emissioni ridotte è in lentissima crescita. Nel 2020, con 32.538 unità vendute, le elettriche hanno registrato un +207% rispetto a quelle vendute nel 2019. Considerando anche le auto ibride plug-in (le ibride che si possono ricaricare alla presa di corrente: oltre 27.400 unità nel 2020), l’elettrico in totale ha sfiorato 60.000 veicoli venduti in un anno, segnando un +250% sul 2019. Se però confrontiamo l’elettrico e l’ibrido con le auto totalmente a combustione, le percentuali si riducono drasticamente ad una sola cifra: nel 2020 la quota di mercato delle elettriche è stata infatti appena del 4%, in crescita sul 2019, ma pur sempre con una diffusione limitata.

Per questo il passaggio verso la mobilità elettrica va sostenuto a 360 gradi eliminando ogni collo di bottiglia. A cominciare dall’inaccettabile differenza tariffaria del costo dell’elettricità erogata dalle colonnine di ricarica.

Per favorire la diffusione di una mobilità a emissioni ridotte e non penalizzare chi sceglie l’elettrico ho chiesto alla Giunta della Regione Emilia-Romagna di intervenire in sede di Conferenza Stato-Regioni per accelerare il percorso avviato dall’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente finalizzato ad abbassare al livello della tariffa domestica il costo dell’elettricità applicato nelle colonnine. L’obiettivo immediato è quello di ridurre le accise, tra le più alte d’Europa.

Non solo: alla Regione ho chiesto anche un impegno per favorire la diffusione delle cosiddette “Community charger” autogestite, ovvero le colonnine installate e gestite dai Comuni e talvolta direttamente da associazioni di automobilisti, i quali possono ricaricare le loro auto a un prezzo più conveniente rispetto a quello applicato nelle colonnine installate dai fornitori di energia elettrica. In Emilia-Romagna colonnine di comunità sono già presenti nei comuni di Medicina e Zola Predosa in provincia di Bologna, e di Argenta in provincia di Ferrara.

In risposta alla mia interrogazione, l’assessore Vincenzo Colla ha affermato che la giunta regionale condivide la necessità di operare per la riduzione delle tariffe di ricarica e di diffondere le “Community charger” su tutto il territorio dell’Emilia-Romagna. Ha anche accennato al progetto di installare colonnine nei piazzali antistanti le imprese.

Un’opzione che va nella direzione della scelta strategica della Regione di mettere lo sviluppo della mobilità elettrica al centro del nuovo Piano energetico regionale, anche per aprire la strada alla nuova filiera industriale della mobilità elettrica, che vede già l’Emilia-Romagna interessata da grandi investimenti da parte dei giganti mondiali dell’elettrico: a febbraio 2021, è stata ufficializzata la nascita della joint venture tra la cinese Faw e l’americana Silk Ev, che ha annunciato l’investimento di un miliardo di euro nella Motor Valley emiliano-romagnola per la produzione di auto elettriche.

Prospettive di indubbio grande interesse. In attesa di superare il paradosso del costo delle ricariche dalle colonnine che penalizza cittadine e cittadini che scelgono di passare all’elettrico.

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