di Domitilla De Gironimo

Non è facile dimenticare quello che è successo, ma c’è gente che, come se nulla fosse, lo fa. Per questo motivo, ad un anno dall’inizio di tutto, voglio invitarvi a non dimenticare.

Innanzitutto, a non dimenticare i medici e operatori sanitari che hanno salvato e stanno tuttora salvando le nostre vite, anche perdendo la loro. A non dimenticare i primi casi di Covid-19 in Italia, le prime zone rosse e le vittime che questo virus ha fatto e continua a fare. A non dimenticare la paura e il silenzio assordante delle strade vuote, così vuote da poter sentire a distanza l’eco di una serranda abbassata.

Non dobbiamo dimenticare che siamo stati i primi in Europa ad essere attaccati dal virus e nemmeno che gli unici paesi che ci sono venuti in aiuto sono stati l’Albania, la Cina e Cuba, mentre gli altri chiudevano i confini. Non dobbiamo dimenticare Boris Johnson, che si vantò di aver stretto la mano a tutti i pazienti ricoverati per Covid-19, per poi essere ricoverato lui stesso poco dopo e curato nientemeno che da un medico italiano. Vi invito a non dimenticare anche l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che suggerì agli statunitensi di iniettarsi il disinfettante per schermarsi dal Covid-19.

Non dimentichiamoci della polizia che ci passava sotto casa con i megafoni, per dirci di rimanere a casa. Ma non dimentichiamoci nemmeno del senso di appartenenza e solidarietà che si era instaurata in quei primi mesi di terrore, quando cantavamo “Volare” dai nostri balconi, e degli arcobaleni e bandiere tricolore che tappezzavano le nostre strade. Non dimentichiamo di quando la nostra relazione con il mondo esterno era limitata alle nostre finestre o balconi, quando avere dei fiori sul proprio davanzale dava una sensazione di gioia e un minimo di collegamento con la natura. Di come ogni giorno sembrava uguale a quello prima o a quello dopo.

Non dobbiamo dimenticarci il timore con cui abbiamo fatto i primi passi fuori di casa, ma anche la strana sensazione di avere il cielo al posto del soffitto sopra le nostre teste. Vi ricordate che, storditi dai mesi passati a casa, non sapevamo nemmeno che stagione fosse o come vestirci? Non dimentichiamoci di come tutto quello che ci sembrava scontato adesso non lo è più, che ogni cosa ha assunto un valore diverso e che la lista di cose da non dimenticare sarebbe ancora molto lunga.

E infine ricordiamoci che questa battaglia non è ancora finita e richiede tutto quello che non dobbiamo dimenticare per essere vinta, se non vogliamo tornare indietro nel tempo.

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