Urgenza assoluta. Queste sembrano essere le parole più semplici e chiare per definire la fase che vive l’intero pianeta. Urgenza assoluta di uscire dalla pandemia riconquistando nel più breve tempo possibile una nuova quotidianità. L’asset principale sul quale i governi di tutto il mondo puntano è il vaccino. Le implicazioni geopolitiche, nonché le ripercussioni sulle politiche industriali, sono enormi.

Il mondo occidentale ha reso esplicite le enormi contraddizioni che sono alla base del nostro modo di vivere. In primo luogo tra gli interessi privati e quelli pubblici, con particolare riguardo ai temi della libertà e della proprietà. A questo punto la pandemia è ormai diventata una sindemia: alla emergenza sanitaria infatti si sono aggiunte quelle economiche, culturali, sociali. Le democrazie in tutte le latitudini sono di fronte alla sfida più complessa della loro storia.

L’Europa, pur tra seri errori, ha saputo mettere in campo decisioni concertate, sia sul fronte sanitario che su quello economico, di grande efficacia. Ma non è sufficiente, perché molti nodi sono ancora da sciogliere a partire dalla forniture dei vaccini. In questo contesto, l’Italia è stato l’unico Paese al mondo che – in piena pandemia – ha intrapreso la strada del cambio di governo senza ricorrere alle elezioni. Le ragioni di quanto avvenuto meriterebbero un approfondito ragionamento, ma qui ci interessa segnalare dell’altro.

Il nuovo governo ha di fronte a sé un solo e decisivo compito: accelerare sotto tutti gli aspetti l’uscita dalla pandemia. Sia dal punto di vista sanitario che economico. Sono semplicemente incomprensibili i ragionamenti che vorrebbero affidargli un profilo e una durata del tutto diversi. Temi come il fisco o la giustizia sono evidentemente cruciali, ma cosa c’entrano con un governo di emergenza nazionale? Difficile comprendere su quali basi di comune visione forze politiche radicalmente alternative possano convergere in un impianto riformatore. Certo i ”governi di grande coalizione” esistono in più Paesi, ma nascono su presupposti politici e programmatici totalmente diversi.

La caratura personale del Presidente Draghi non è in discussione. La sua credibilità e capacità sono note. Ma fare confusione sul perimetro programmatico e sulla durata di questa nuova esperienza può essere fatale.

L’alto senso delle parole del Presidente della Repubblica risiede nel richiamo all’assoluta straordinarietà e gravità della fase che stiamo attraversando. Se le forze politiche, i cittadini, riuscissero a indirizzare gli sforzi in modalità unitaria nell’unica direzione utile, ovvero l’uscita dalla pandemia, sarebbe di enorme vantaggio per tutti.

Il governo uscente, guidato da una personalità capace e seria, aveva fatto molto bene. Interromperne il percorso è stata una scelta profondamente errata, ma politicamente legittima. La politica è anche questo. Negli ultimi mesi gli errori del governo, anche di gestione della crisi, sono apparsi consistenti. Prima di tutto viene il bene dell’Italia. Se il nuovo governo fosse sorretto da un autentico spirito di unità di fronte alle emergenze sarebbe un bene per tutti. Ma le emergenze per definizione devono durare il meno possibile, altrimenti diventano la norma. Su questo, però, alcune forze politiche, per esempio il Partito Democratico, sembrano avere in mente un’altra road map.

Realisticamente, dopo le elezione del Presidente della Repubblica, si dovrà tornare davanti al popolo sovrano. E, si spera, con una nuova legge elettorale. Ognuno deve occuparsi del proprio campo. In quello in cui appartengo da sempre, ovvero quello democratico e progressista, c’è una palese necessità di riorganizzare le forze. A partire dalla convinta valorizzazione dell’esperienza del governo Conte.

A Giuseppe Conte spetta il non facile compito di individuare la migliore maniera per continuare a servire il Paese. Restando fuori dalle principali forze politiche del campo democratico con un ruolo di federatore? Scegliere l’adesione ad una delle forze? Provare a rifondare una o più d’una di esse? Mettere la propria esperienza in un nuovo soggetto politico da lui fondato che allarghi l’offerta democratica, soprattutto in un sistema neo proporzionale? Vedremo cosa sceglierà.

Io penso sia utile affiancare a Pd, Movimento Cinque Stelle e LeU un nuovo soggetto guidato dallo stesso Conte. E sono convinto che in molti guarderebbero con interesse ad una decisione del genere.

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