Il maestro di fotografia Peppino Rotunno è morto nella sua casa a Roma all’età di 97 anni. Famoso per la sua raffinata cultura visiva e per la sua abilità di servirsi dei chiaro-scuri e dei negativi a colori, da Cinecittà a Hollywood nel corso della sua lunga carriera ha firmato capolavori come Amarcord, Il Gattopardo, Rocco e i suoi fratelli e La Bibbia, collaborando con grandi registi come Luchino Visconti, Federico Fellini, Mario Monicelli, Lina Wertmüller, Alan Pakula, Robert Altman e Sydney Pollack.

Nato a Roma il 19 marzo 1923, nel 1938 in seguito alla morte del padre, proprietario di una sartoria, Rotunno abbandonò gli studi per aiutare la famiglia. Scelse di lavorare a Cinecittà, dove iniziò come apprendista elettricista per poi diventare addetto alla correzione dei negativi e allo sviluppo, stampa e lucidatura delle fotografie e in seguito fotografo di scena presso lo studio fotografico di Arturo Bragaglia. Passò poi al reparto operatori in qualità di consegnatario-macchina e diventò assistente di Renato Del Frate, ma nel 1941 venne licenziato per un gesto di ribellione contro i simboli del regime fascista.

Dopo essere stato operatore alla seconda macchina in L’uomo dalla croce (1943) di Roberto Rossellini, fu arruolato nel reparto cinematografico dello stato maggiore dell’esercito e inviato in Grecia. Catturato dai tedeschi nel settembre 1943, venne deportato in Germania, nei lager di Hattingen e Winten, dove lavorò anche come proiezionista. Ritornato in patria, dal 1946 fu assistente degli operatori Rodolfo Lombardi, Otello Martelli, Carlo Carlini e Gabor Pogany. Ma fu nel 1952 che ebbe la grande occasione della sua carriera, quando sostituì Gianni Di Venanzo al fianco del direttore della fotografia G.R. Aldo per Umberto D. (1952) di Vittorio De Sica. Operatore nel primo film a colori di Visconti, Senso (1954), quando Robert Krasker abbandonò il set per contrasti con il regista, fu lui a condurre a termine le riprese, pur senza essere accreditato. Questa esperienza gli procurò la fama di abile manipolatore dei negativi a colori, all’epoca dotati di scarsa sensibilità, e gli aprì la strada per la carriera di direttore della fotografia, nella quale esordì con Pane, amore e fantasia (1955) di Dino Risi.

Firmò poi le immagini a colori di grandi produzioni italiane e americane, tra cui Tosca (1956) di Carmine Gallone, Policarpo, ufficiale di scrittura (1959) di Mario Soldati, La Maja desnuda (1959) di Henry Koster. Nel campo del bianco e nero dette tridimensionalità ai corpi attraverso la gamma dei grigi e l’uso di velatini e garze, con risultati di grande raffinatezza nei drammi viscontiani: Le notti bianche (1957) e Rocco e i suoi fratelli (1960), che gli valse il suo primo Nastro d’argento, nel kolossal L’ultima spiaggia (1959) di Stanley Kramer, e nelle commedie di Mario Monicelli La grande guerra (1959) e I compagni (1963). Con Cronaca familiare (1962) di Valerio Zurlini portò il colore nel genere drammatico, sovvertendo i canoni fotografici dell’epoca. La sua cultura visiva gli consentì di condurre in porto progetti raffinati come Il Gattopardo (1963) di Visconti, denso di richiami figurativi alla pittura ottocentesca, e grandi operazioni spettacolari quali La Bibbia (1966) di John Huston.

Fu alla fine degli anni Sessanta che divenne il fedele interprete delle ossessioni di Fellini, firmando le immagini di Toby Dammit, episodio del film collettivo Histoires extraordinaires o Tre passi nel delirio (1968), Satyricon (1969), Roma (1972), Amarcord (1973), Il Casanova (1976), Prova d’orchestra (1979), La città delle donne (1980), E la nave va (1983).

Rotunno applicò la ricchezza cromatica elaborata per Fellini al colore di Conoscenza carnale (1971) di Mike Nichols, dei film di Lina Wertmüller e di Giuseppe Patroni Griffi. Bob Fosse, intenzionato a far rivivere in un musical crepuscolare i fasti della fantasia felliniana, scritturò Rotunno per All that jazz – Lo spettacolo comincia (1979). A partire da quel momento Rotunno ha conosciuto negli Stati Uniti una seconda giovinezza professionale, fotografando film di Robert Altman, Fred Zinnemann, Alan Pakula, Richard Fleischer, Ivan Passer, Nichols e Sydney Pollack. Ha continuato poi a lavorare anche nel cinema europeo, con Claude Goretta e Terry Gilliam e in quello italiano con Peter Del Monte, Roberto Faenza, Dario Argento. Dagli anni Ottanta si era interessato del restauro dei classici del cinema italiano e dal 1988 ha insegnato al Centro sperimentale di cinematografia di Roma, oggi Scuola nazionale di cinema.

Nel corso della sua lunga carriera ha ottenuto otto Nastri d’argento, cinque David di Donatello, di cui uno alla carriera e uno speciale, una nomination all’Oscar e un Bafta Award nel 1980 per All that jazz – Lo spettacolo continua di Bob Fosse, una nomination ai Bafta per Il Casanova di Fellini, un Prix Camérimage e un American Society of Cinematographers International Award alla carriera nel 1999.

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