Se avesse detto sì a Pippo Baudo, che la voleva come l’inviata di Gran varietà, su Rai1, forse la vita e la carriera di Roberta Termali avrebbero preso un’altra direzione. «Mi hanno fregata la paura degli aerei e la timidezza patologica», ammette a Ilfattoquotidiano.it per FQMagazine a poche ore dalla puntata del Grande Fratello Vip in cui suo figlio Andrea, tra i protagonisti del reality di Canale5, incontrerà il padre, Walter Zenga, per un faccia a faccia dopo anni di rapporti inesistenti. Ma l’etichetta di ex signora Zenga, alla Termali non interessa. La conduttrice è stata tra le prime donne a parlare di calcio in tv, aveva una carriera in grande ascesa ma all’apice della notorietà, scelse di concentrarsi sulla famiglia per crescere i suoi figli. «Ma non ho rimpianti», precisa sfogliando l’album dei ricordi, dall’incontro con Berlusconi, alle cene dai Versace fino a quella partenza sfiorata per l’Isola dei Famosi.

Tutto è cominciato per colpa dei cavalli: il suo debutto in tv avvenne in una trasmissione di ippica.
Accadde per caso. Volevo essere indipendente e visto che sapevo bene le lingue, entrai in un’agenzia di modelle come booker: mi occupavo di tutto, dal preparare i caffè ai provini delle ragazze. Alcune di loro le portai ai casting per un programma di Rete4 dedicato all’ippica: cercavano una ragazza acqua e sapone e alla fine scelsero me.

Come accadde?
Carlo Tumbarello, il produttore, mi notò, mi diede in mano un foglietto e mi spinse dentro la cabina dove si svolgeva il provino. Dopo quattro giorni mi chiamarono e mi ritrovai catapultata dal nulla in tv.

Era il 1982, gli anni della Milano da bere. Lei che tipo era?
Timidissima, fino ai vent’anni non entravo nemmeno in un bar da sola perché avere addosso gli occhi della gente, mi terrorizzava. Quando si accendeva la luce rossa, scattava qualcosa d’inspiegabile. Tra i primi incontri, ricordo quello con Maria Teresa Ruta che registrava un programma sportivo: era già una macchina da guerra.

È vero che il passaggio a Canale 5 avvenne per merito di Fabio Capello?
All’epoca lui era l’allenatore della primavera del Milano. Mi vide a una sfilata di moda alla Fiera di Milano e mi disse: «Perché non chiami la mia amica Gianna Tani?». Lei era la capo casting dell’allora Fininvest. La chiamai e mi prese sotto la sua ala, così come fece poco dopo la produttrice Fatma Ruffini, due donne chiave nello sviluppo delle reti di Berlusconi.

A proposito, del Cavaliere che ricordi ha?
Lo conobbi alle convention di Publitalia, dove si presentavano i palinsesti e si ritrovavano tutti i volti delle sue televisioni. Sapeva che ero un’appassionata e una campionessa di rally e così mi chiamava Tazio Nuvolari.

Mentre esplodevano le tv private, passò a Canale5.
A metà anni ’80 mi presero per fare Studio 5, con Marco Columbro: Sydne Rome, tre giorni prima della messa in onda diede forfait e visto che io ero già nel cast mi buttarono sul palco. Fu la mia fortuna. Era un rotocalco bellissimo, con spazi per le notizie e la musica: in quegli anni ho intervistato tutti, da Paul Young a Cristina D’Avena.

Poi arrivò Forza Italia e debuttò nel calcio.
Ma il partito non c’entra nulla. Odeon mi cercò per realizzare uno show che poi è diventato il precursore di tanti programmi sportivi. Lì conobbi Walter Zenga: noi conducevamo, Fabio Fazio imitava, Maurizio Mosca faceva le previsioni calcistiche con il suo pendolino. Capitava di tutto, che in studio entrasse Moira Orfei con un suo elefante o un pilota di rally con una sua auto. Furono tre anni meravigliosi.

Nel frattempo lei divenne uno dei volti femminili del calcio tv assieme a Paola Ferrari, Antonella Clerici, la Ruta, la Perego. Chi era la più brava?
Non so chi fosse la più brava ma io di sicuro era la più scarsa. Le guardavo, cercavo di carpire i loro segreti ma puntavo ad avere uno stile mio.

Oggi invece chi le piace di più: Diletta Leotta, Giorgia Rossi o Anna Billò?
Per stile mi sento più vicina alla D’Amico che alla Leotta. La Billò la trovo perfetta. Ma sono tutte brave, non mi faccia fare la pagella. Oggi raccontano un altro calcio, molto più veloce sia sul campo che in tv. Io penso di avere avuto il privilegio di raccontare un calcio diverso, fatto di bandiere e di ragazzi che crescevano nei vivai delle primavere.

Sia sincera: il matrimonio con Zenga ha danneggiato la sua carriera?
No, affatto. Non l’ha influenzata né nel bene né nel male. Io ero per tutti la Robertina fresca e pulita, la brava ragazza. Lui aveva lasciato la moglie per me ma il pubblico capì: avevo 23 anni e mi ero lasciata travolgere dai sentimenti. Mi ero innamorata dell’uomo, non del campione.

All’epoca l’accoppiata velina-calciatore non esisteva ma la vostra storia riempiva le cronache rosa.
Ci ritrovammo al centro dell’attenzione mediatica, non potevamo uscire di casa perché eravamo tartassati dai paparazzi. Ma non c’era niente di turbolento, non facevamo vita da star e appena potevamo scappavamo in Val d’Intelvi, sul Lago di Como.

Ai salotti preferivate la vita di provincia.
Non sono mai stata una pronta a tutto per la carriera. Preferivo un panino al salame che i buffet dei ruggenti anni ’80. Certo poi ho dei ricordi bellissimi di occasioni irripetibili, come quando andavamo a cena da Donatella Versace.

Il suo abito di nozze glie lo disegnò Gianni Versace.
Entrai nello showroom convinta di volermi sposare in azzurro. «Assolutamente no, il tuo abito sarà rosso», mi disse Gianni. E rosso fu. L’ho visto poche volte ma percepivi tutta la potenza della sua creatività. Era geniale.

È vero che disse no a Pippo Baudo?
Mi chiamò perché mi voleva come inviata di Gran varietà ma rifiutai perché avrei dovuto prendere due o tre aerei a settimana e io ho il terrore di volare. Persi per quel tram che probabilmente sarebbe stato la svolta per la mia carriera.

Un po’ alla volta abbandonò la tv. Perché?
La timidezza è stato un limite enorme e mi preclusi tante opportunità. Capitava che la Perego o la Clerici mi chiamassero per dirmi: «Ti va di andare a fare una serata al posto mio che sono già impegnata altrove?». Io dicevo sempre no: salire sul palco e vedere gli occhi puntati addosso, mi terrorizzava. E poi la maternità mi ha talmente appagata che mi bastava fare la mamma.

Che impressione le fa oggi vedere suo figlio Andrea al GfVip?
Mi riempie d’orgoglio perché capisco di aver cresciuto una gran bella persona, come del resto gli altri miei tre figli. Lui mi somiglia molto, è schivo, riservato ma ha voluto sfidare i suoi limiti e uscire dalla confort zone.

Sogna per lui un futuro in tv?
È un ragazzo semplice, che la tv la sfiora solo. Almeno per ora. Dopo Temptation Island ha detto no a tutte le proposte: non ha voluto cavalcare l’onda accettando l’invito di chi lo voleva solo per parlare di suo padre. È andato a Milano a cercare lavoro e l’ha trovato in un’agenzia immobiliare. Poi, dopo un’intervista a Chi è arrivato il provino per il GFVip.

Questa sera incontrerà suo padre, Walter Zenga, con cui non ha rapporti da molti anni. Secondo lei quale sarà la sua reazione?
Ho sempre spinto lui e suo fratello Nicolò ad avere un rapporto con il padre, ma confesso di essere agitata per questo incontro. Andrea credo che se lo aspetti, però più volte ha detto che avrebbe preferito un chiarimento lontano dalle telecamere. Non so cosa accadrà, visto che non si conoscono affatto.

Lei e Zenga che rapporti avete?
Siamo separati da 24 anni e non ci sentiamo da tantissimo. È passata una vita, entrambi siamo andati avanti per la nostra strada.

In queste settimane nei salotti tv e sui giornali diverse ex compagne di Zenga sono intervenute per difenderlo. Che impressione le fa vedere la sua vita privata sotto i riflettori?
Ognuno ha il diritto di parlare di ciò che vuole. Io ho ricevuto degli inviti ma ho preferito declinarli: non mi appartiene come stile quello di rispondere a chi parla senza sapere la verità dei fatti. Io so la verità, il resto non conta.

Lei al GfVip ci andrebbe?
Ci dovrei pensare bene perché è un tritacarne emotivo, ma mi piacerebbe avere la possibilità di farmi conoscere per ciò che sono. Di sicuro non andrei all’Isola dei Famosi, per la quale in passato mi hanno contattata due volte: è troppo estrema come esperienza, ma non me la sono sentita. Il mio grande sogno in realtà è Ballando con le stelle.

La tv le manca?
Sì e un piede ce lo rimetterei. Ma capisco che ci sono dei limiti di età e di palinsesto. Quando torno negli studi tv sento un brivido e penso che, con la testa di oggi, avrei potuto sfruttare meglio certe situazioni. Ma non ho rimpianti né rimorsi: mi piace la vita in provincia che mi sono costruita.

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