Alla fine con la richiesta a muso duro dell’eliminazione del segreto dei contratti e la minaccia di un registro doganale per l’export dei vaccini Pascal Soriot, l’amministratore di Astrazeneca che ha fatto infuriare la Commissione europea, si è seduto al tavolo dell’incontro virtuale convocato d’urgenza dalla Commissione europea per discutere dell’escalation di tagli annunciati dal colosso anglo svedese del numero di dosi opzionate dall’Europa. Uno scontro durissimo che si è acceso sul liminare dell’approvazione da parte dell’Agenzia europea del farmaco (Ema) del composto sviluppato dall’Università di Oxford con il contributo della Irbm di Pomezia.

Ebbene il top manager avrebbe cominciato a parlare di possibili soluzioni come riferisce Giuseppe Ruocco, segretario generale del ministero della Salute, che siede per l’Italia nel comitato direttivo sui vaccini composto da Commissione europea e Stati membri, in un colloquio con il Corriere della Sera. AstraZeneca “ha cominciato a parlare di possibili soluzioni per aumentare la disponibilità di dosi dopo la metà di marzo, ma sono ancora troppo vaghe; si proseguirà a lavorare congiuntamente”. Secondo Bruxelles è falso, a differenza di quanto dichiarato da Soriot ad alcuni quotidiani, che ci siano problemi in alcuni stabilimenti europei. Piuttosto c’è il sospetto che – complice la Brexit – si stia favorendo il Regno Unito, travolto dai contagi causati dalla variante inglese.

“Bisogna avere certezze per poter stabilizzare la nostra pianificazione delle vaccinazioni – dice Ruocco – tenendo anche conto che tra la prima dose e il richiamo possono passare, secondo l’azienda, in attesa dello schema ufficiale che sarà fornito solo con l’autorizzazione, fino a 12 settimane“. In merito al numero di dosi che sarebbero a disposizione dell’Italia, Ruocco ritiene che “i dati che l’azienda ha fornito sono fino a metà marzo, mentre non ha confermato l’ultimo scaglione di marzo, lasciando intravvedere però una prospettiva di aumento. Non sappiamo ancora se la fornitura delle dosi tagliate sarà completata nel secondo trimestre oppure oltre“. Come nel caso di Pfizer il contratto è stata firmato sulla base di consegne trimestrali.

Per l’Italia quindi la prospettiva sarebbe quella di ricevere 2,3 milioni di dosi per il mese di febbraio e 1,85 milioni per le prime due settimane di marzo, che potrebbero arrivare a 3 milioni a fine mese. Il Regno Unito invece sta ricevendo le dosi in modo regolare e secondo Soriot è dovuto al fatto che Londra abbia firmato tre mesi prima il contratto con la multinazionale. In realtà una prelazione era stata firmata il 21 maggio dell’anno scorso per 30 milioni e solo il 23 novembre era stato firmato un accordo per altre 70 milioni di dosi, mentre il contratto con l’Unione europea è stato finalizzato tra il 14 e il 28 agosto. Astrazeneca come del resto Biontech, è stata finanziata con 336 milioni (non tutti ancora erogati) per aiutare il gruppo farmaceutico.

Il via libera dell’Ema è atteso a breve, al massimo domani. Il contratto prevede quattro siti produttivi: uno in Belgio, uno in Germania e due in Gran Bretagna, anche se a novembre Soriot e il suo vice che, attraverso una rete di 20 centri di produzione sparsi nel mondo, sarebbe stato possibile sfornare nel 2021 da 100 a 200 milioni di dosi al mese per il mercato internazionale. Il taglio annunciato non sembra giustificabile con problema in un singolo impianto. L’Ue si sta dunque organizzando con le autorità belghe – come riporta La Repubblica – per fare un’ispezione. Intanto il 4 gennaio l’India ha annunciato il blocca per tre mesi l’esportazione delle dosi prodotte con Astrazeneca – prima che il vaccino fosse approvato – per destinarle tutte al mercato interno. Ma il Sudafrica che, dopo Argentina e altri paesi, ha approvato il vaccino attende proprio dall’India il primo milione di dosi come riferito dal ministro della Sanità Zweli Mkhize, lunedì 1 febbraio.

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