Kouao Jacob Danho, il 38enne ivoriano che il 22 giugno del 2019, a Cremona, uccise a coltellate sua figlia Gloria, di appena due anni, è stato condannato all’ergastolo. Esclusa la premeditazione, la Corte d’assise ha riconosciuto per lui le aggravanti del vincolo parentale e dell’aver agito per motivi abietti e futili. I giudici hanno quindi in parte accolto la richiesta del pm Vitina Pinto, disponendo per la madre ed ex compagna di Danho un risarcimento danni di 100mila euro come provvisionale.

“È una sentenza giusta, che riconosce il reale svolgimento dei fatti e la responsabilità dell’imputato per un crimine efferato. Leggeremo la motivazione per capire come mai abbiano escluso la premeditazione”, ha commentato l’avvocato dell’ex compagna di Danho, appena letta la sentenza. “Per quanto lui sia stato condannato all’ergastolo, ha aggiunto, la condanna non riporta a mamma Isabelle la sua bambina”. La motivazione della sentenza sarà depositata entro 90 giorni. “Sotto il profilo giuridico è prematura ogni valutazione”, conclude il legale.

L’omicidio risale al giugno 2019, quando nel suo appartamento in via Massarotti, poco distante da Cremona, l’uomo colpì sua figlia con il coltello, ferendola al fegato e a un polmone. Un delitto compiuto da Danho per far pagare all’ex compagna, Isabelle, la scelta di averlo lasciato. Il medico legale, Margherita Fornaciari, sentita come testimone nell’ottobre 2019, aveva dichiarato che la piccola Gloria si sarebbe potuta salvare, dal momento che le ferite inferte dal padre non erano mortali: “Se soccorsa in tempo, aveva detto Fornaciari, le probabilità di sopravvivenza sarebbero state elevatissime”. Dopo aver ucciso la figlia, Danho si era a sua volta accoltellato, ma i tagli auto inferti erano rimasti a livello superficiale.

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