Potrebbero arrivare anche le cellule staminali, insieme a vaccini e anticorpi monoclonali, a rinforzare il fronte contro il Covid. La sperimentazione condotta ha ottenuto “risultati sorprendenti, nessuno studio finora ha ottenuto risultati di efficacia vicini al 100% come il nostro” sostiene Camillo Ricordi – direttore del Diabetes Research Institute di Miami, il più importante centro medico per la cura del diabete degli States – che illustra il suo lavoro. “Per la valutazione integrale del lavoro mancavano alcuni dati (meccanicisti), che abbiamo inviato, e da alcuni giorni sono stati confermati e approvati per la pubblicazione (peer review) in una delle riviste più autorevoli al mondo: Stem Cell Translational Medicine. Questi ultimi dati avallano “le nostre teorie su come queste cellule staminali possano fermare la progressione della reazione infiammatoria immune aberrante”. Con li suo team, il professor Ricordi, ha trattato una coorte di 24 pazienti Covid 19 in stato severo, in terapia intensiva.

La vostra sperimentazione su cellule staminali (mesenchimali del cordone ombelicale) che risultati ha dato?
I risultati sono stati sorprendenti perché in questo trial randomizzato in doppio cieco, (dove né i medici né i pazienti sanno se ricevono una soluzione di trattamento con staminali o un placebo), la sperimentazione ha dimostrato che i pazienti che hanno ricevuto le cellule staminali sono sopravvissuti tutti: abbiamo registrato un successo sul 100% dei pazienti sotto gli 85 anni. Il trattamento è molto semplice, consiste in due infusioni in vena a distanza di 72 ore una dall’altra. Sono infusioni in vena che portano queste cellule direttamente ai polmoni dove possono esercitare la loro azione antinfiammatoria e immuno-regolatrice contro la tempesta infiammatoria delle citochine.

Quali sono stati i tempi di recupero dei pazienti?
Il miglioramento si vede dopo 6 giorni dalla prima infusione. La differenza con il gruppo di controllo è notevole, più del 50% dei pazienti sono deceduti. Nel gruppo trattato con staminali la guarigione è avvenuta entro due settimane, mentre nel gruppo di “controllo” (placebo) la maggioranza dei pazienti sopravvissuti non erano ancora guariti a un mese dall’inizio del trial.

Esiste un modo per avere accesso alle staminali in tempi celeri, per uso d’emergenza (compassionevole o per sperimentazioni)?
Aifa potrebbe chiedere, anche a noi, delle dosi da utilizzare per i pazienti gravi. Noi abbiamo chiuso la fase in cui dimostriamo la “sicurezza”, non ci sono stati effetti avversi, inoltre sull’efficacia i numeri parlano da soli abbiamo avuto praticamente il 100% di efficacia, parliamo di effetti concreti non effetti marginali come per altri farmaci come il desametasone, dove si è dovuta ampliare la corte a centinaia di pazienti per vedere un risultato marginale.

Il vostro trial è stato efficace su una coorte di pazienti in fase avanzata, ma quale sarebbe il momento ideale per la somministrazione?
I nostri erano pazienti con Covid 19 severi, in fase avanzata. Il momento ideale per la somministrazione è quello che precede l’acuirsi della malattia, prima che i pazienti si aggravino in terapia intensiva. La nostra era una terapia sperimentale quindi c’è stato chiesto di testarla su pazienti critici, dove era stato provato di tutto ed erano fallite le altre terapie.

Questo trattamento è fattibile in tutte le strutture ospedaliere?
Questo è un trattamento fattibile in tutte le strutture ospedaliere. Noi, abbiamo distribuito dosi di cellule staminali, per uso compassionevole, in altri ospedali. Spedivamo dosi pronte per essere infuse.

Ci sono strutture in Italia che potrebbero produrre cellule staminali in autonomia? Che tempi ci vogliono per produrre dosi da un singolo cordone?
Strutture come il Bambino Gesù potrebbero avere i mezzi anche per produrre staminali in proprio. Per i tempi, in 3 settimane si possono produrre in bio-reattori anche 1.000 dosi, se poi hai 3 bio-reattori, i numeri aumentano.

È un trattamento costoso?
Il trattamento non è assolutamente costoso, noi lo stiamo facendo come attività no profit, disturbiamo le dosi a titolo gratuito nei centri Usa, ma abbiamo distribuito il protocollo anche in altri centri di tutto il mondo. Il protocollo è disponibile Open Access per tutti quelli che lo vogliono riprodurre, e offriamo assistenza per insegnare e spiegare come effettuare queste infusioni. È molto semplice e poco costoso perché da un cordone ombelicale di un bambino nato sano si possono moltiplicare le cellule grazie a sistemi di coltura che permettono di generare dosi sufficienti a trattare più di diecimila pazienti, da un singolo cordone ombelicale. Poi, ci sono anche dei centri privati in cui sta sperimentando e questi potrebbero commercializzare a costi alti, anche 15mila euro a dose.

Contate di ampliare la corte di pazienti coinvolti, nel prossimo trial?
Sì, stiamo espandendo il trial a 120 persone.

Anche in Italia, alcuni centri hanno chiesto la possibilità di usare questo protocollo, probabilmente da gennaio partirà la sperimentazione?
Negli Usa ci sono voluti otto giorni per l’autorizzazione del trial. In Italia, Massimo Dominici docente dell’Università di Modena e Reggio Emilia ha sottoposto il protocollo ad Aifa il 28 maggio, è stato approvato il 20 ottobre, ma manca ultima passaggio conclusivo al Comitato Etico dello Spallanzani dopo il quale potranno partire già i protocolli su 400 persone. In questi casi dovrebbero attivarsi con una procedura d’urgenza “emergency approval”.

Nel mondo ci sono sperimentazioni, in altri centri di ricerca, che hanno raccolto il vostro lavoro e strutturato trial? Che risultati hanno ottenuto?
Nel mondo ci sono diversi centri che hanno adottato strategie simili a noi, come in Cina, Israele e Australia. Il nostro è l’unico trial accademico non a scopo di profitto, mentre tutti gli altri di cui sono a conoscenza sono commerciali, sostenuti da case farmaceutiche o bio-technology company che stanno portando avanti strategie che probabilmente costeranno molto di più (15mila euro a dose appunto), ci sono grossi interessi di ritorno dall’uso di queste cellule.

Vuole aggiungere altro?
Aggiungerei la cosa su cui ci stiamo concentrando ora, che è ugualmente importante, è come se da una parte trattiamo i casi più gravi con queste cellule staminali dall’altra ci stiamo impegnando in un nuovo progetto, in collaborazione con centri italiani, da Tor Vergata, La Sapienza, San Raffaele di Roma e Iss per studiare combinazioni di fattori protettivi naturali. Ci sono stati screening di big-data su più di 687 milioni di sostanze che possono interferire con Covid 19 e stanno emergendo dei dati molto interessanti, non solo su vitamina D, Omega 3, ma anche su polifenoli attivatori delle sirtuine come la polidatina, sostanze che magari tradizionalmente erano state proposte per prevenire malattie croniche degenerative legate all’età o malattie autoimmuni, ma che ora si stanno dimostrando potenzialmente efficaci anche contro il Covid19, potendo attenuare l’evoluzione severa della malattia.

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