“Prendo ogni pretesto per mandarla via. Voi cercate di farla sbagliare“. È l’audio che la preside della scuola nel torinese ha mandato alle colleghe della maestra vittima di Revenge porn. Insieme ad altre tre persone, la dirigente dell’istituto è accusata di diffamazione. Martedì 15 dicembre, come riportato dalla Stampa, c’è stata la seconda udienza del processo, che vede proprio la preside sul banco degli imputati. In questa occasione è stato fatto ascoltare il frammento dell’audio, che per l’accusa prova la volontà da parte della dirigente di allontanare la maestra.

Secondo la giovane maestra, circa 20 anni, la direttrice dell’asilo l’ha costretta a licenziarsi e ha rivelato a tutti i genitori il motivo della sua decisione: la diffusione di alcune foto e un video privati. Le immagini sono state diffuse dall‘ex ragazzo della maestra, che le ha inviate al gruppo di amici. La moglie di uno dei suoi compagni scopre le foto e il video sul telefonino dell’uomo e riconosce la maestra del figlio. A sua volta invia i file alle altri madri e va dalla dirigente e la informa. Risultato: la maestra viene licenziata, ma questo non è l’unico danno che subisce. Secondo quanto riferito dalla maestra, a quel punto la preside fa sapere ai genitori le ragioni per cui ha deciso di licenziare la giovane, sottolineando che in quel modo “non troverà lavoro manco per pulire i cessi in stazione”.

Nel corso dell’udienza è stata sentita come testimone anche un’altra delle colleghe, che ha dichiarato di “non ricordare le circostanze“. L’accusa ha allora letto uno stralcio della testimonianza che la maestra aveva reso nel corso delle indagini preliminari: “Per questa storia la collega stava male. Abbiamo cercato di consolarla, di starle vicino, manifestammo il nostro affetto. La dirigente le consigliò di prendersi un periodo di riposo e la lasciò libera di decidere se dimettersi o meno. Era la nostra collega, dopo la riunione, a volersi dimettere: disse che non se la sentiva di guardare in faccia i genitori e i bambini”.

Questa versione però, è in contrasto con quella data dalla stessa vittima nel corso della prima udienza. La giovane ha raccontato di essere stata convocata dalla dirigente, che l’ha umiliata insieme alle colleghe, costringendola a dare le dimissioni. Una versione che sembra confermata dall’audio della dirigente.

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