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Caso Ranucci, gli avvocati di Lavitola: “Gli atti dimostrano che aveva chiesto di aumentare la scorta” e chiedono un nuovo interrogatorio

I legali dell'ex imprenditore, accusato di essere il mandante dell'attentato al conduttore di Report, preparano una nuova richiesta di riesame. E sulle dichiarazioni degli esecutori la difesa dell'imprenditore dice: "Non avevano alcuna intenzione di far male a Ranucci"
Caso Ranucci, gli avvocati di Lavitola: “Gli atti dimostrano che aveva chiesto di aumentare la scorta” e chiedono un nuovo interrogatorio
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La difesa di Valter Lavitola – l’ex editore e imprenditore in carcere come mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci – prepara una nuova offensiva sul piano giudiziario. L’ex giornalista, detenuto nel carcere di Rebibbia che ha confessato di aver chiesto di agire contro il conduttore di Report, resta al centro di un’indagine dei pm di Roma che nelle ultime ore ha aperto nuovi fronti investigativi e difensivi. Lavitola si è visto respingere la richiesta di andare ai domiciliari e i suoi legali stanno valutando una nuova richiesta di riesame e, parallelamente, un’integrazione delle dichiarazioni già rese attraverso un nuovo interrogatorio.

L’obiettivo sarebbe chiarire alcuni passaggi che, secondo quanto riferito dalla difesa, i magistrati avrebbero giudicato ancora “fumosi”. Il giudice nell’ordinanza con cui lo lasciava in carcere aveva scritto che il movente addotto era “inverosimile” e che le sue dichiarazioni “prive di riscontri” e appunto “fumose”.

“Ranucci aveva chiesto di aumentare la scorta”

Uno degli avvocati, Arturo Cola, visiterà lunedì Lavitola a Rebibbia. La strategia della difesa punta anche a mettere in evidenza alcuni elementi che, nella ricostruzione dell’accusa, potrebbero assumere un significato diverso da quello attribuito loro finora. A partire proprio dalla posizione di Ranucci. “Gli atti dimostrano che lo stesso Ranucci aveva chiesto di aumentare la scorta”, sostiene la difesa.

Un elemento che viene considera rilevante per ricostruire il contesto dell’attentato. Secondo il legale, inoltre, alcune dichiarazioni degli stessi coindagati nell’inchiesta, indicati come gli esecutori materiali dell’attentato, andrebbero nella direzione di ridimensionare l’effettiva volontà di colpire il giornalista. “Loro non avevano alcuna intenzione di far male a Ranucci, lo si vede dalle modalità dell’attentato”. Il giudice che aveva firmato l’arresto di chi aveva piazzato materialmente l’ordigno non aveva riconosciuto il reato di strage. La difesa contesta anche l’ipotesi di un eventuale livello ulteriore nella vicenda. Alla domanda sull’esistenza di un “terzo livello”, l’avvocato risponde: “congetture”. E aggiunge: “è intuibile che dopo l’attentato Ranucci avesse capito chi fosse il mandante”.

La nuova fase dell’inchiesta

Sul fronte investigativo sono previste nuove analisi del computer e del cellulare di Lavitola. La Procura potrebbe inoltre convocare Ranucci come persona informata sui fatti nelle prossime settimane. Attesa anche per gli sviluppi sulla posizione di Gomes Tavares, il cittadino camerunese indicato come factotum di Lavitola e ritenuto un possibile mediatore nell’organizzazione dell’attentato. La Procura dovrebbe chiederne l’estradizione. Tavares, intervistato dal Tg1, ha detto di essere pronto a rientrare “prestissimo”: “Dicono che all’aeroporto mi prendono però io sono testardo. E voglio tornare”.Tra gli elementi emersi nell’inchiesta c’è anche il progetto politico che Lavitola avrebbe immaginato per Ranucci, con l’ipotesi di una candidatura e la realizzazione di sondaggi sulle sue potenzialità elettorali.

Il direttore di Repubblica Stefano Cappellini, citato nell’ordinanza, ha raccontato di aver parlato con Lavitola di un possibile sondaggio, scoprendo solo in seguito che il nome al centro del progetto era quello di Ranucci. La sua valutazione fu netta: “Per me è una follia. Non ha chance di decollare”. Cappellini, secondo quanto riportato in un lungo articolato, avrebbe deciso quindi di non pubblicare nulla. Lavitola avrebbe escluso che questo progetto fosse il movente dell’attentato.

Anche i difensori delle persone accusate di avere eseguito materialmente l’attentato hanno annunciato la richiesta di un nuovo interrogatorio davanti ai pm della Direzione distrettuale antimafia. Secondo la versione fornita Laitola avrebbe concepito l’azione come “puramente dimostrativa”, con l’obiettivo di ottenere un rafforzamento della scorta di Ranucci. È proprio sulle modalità dell’attacco e sull’effettiva volontà di provocare danni alla vittima che la difesa insiste per ridimensionare la gravità delle accuse.

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