Dallo stop alla patrimoniale sostenuta da Leu alla bocciatura delle proposte del Movimento 5 Stelle per scoraggiare le grandi aggregazioni bancarie con Mps come preda. Ma non passano nemmeno l’indennità di 1000 euro per i pescatori e il credito d’imposta al 40% per gli investimenti dei settori ristorazione e alloggio. La scure delle inammissibilità ha defalcato oltre un terzo (2.400) dei quasi 7mila emendamenti presentati alla manovra, ridotti ulteriormente in 874 “segnalati” dai gruppi nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato. Solo questi dunque verranno effettivamente votati. Al primo posto, con 195 proposte di modifica, c’è il Movimento 5 stelle, seguito dalla Lega (170), Forza Italia (147), Partito democratico (103), Fratelli d’Italia (100), Italia viva (53) e Liberi e uguali (38). I gruppi della maggioranza, complessivamente, hanno segnalato meno di 400 emendamenti. Tra i segnalati anche alcuni emendamenti sulla proroga del superbonus del 100% per gli interventi di miglioramento energetico e antisismico degli immobili.

Depennati per problemi di copertura anche due emendamenti di M5S che puntavano a evitare l’acquisizione del Monte dei Paschi da parte di Unicredit caldeggiata invece dal Tesoro. Per propiziarla è stata inserita in manovra la possibilità di trasformare in credito d’imposta, in caso di fusione, una quota di attività per imposte anticipate (deferred tax asset). Nel caso di Mps in ballo ci sono circa 3 miliardi. L’emendamento del Movimento puntava a limitare il beneficio a 500 milioni. A sostenerlo c’era anche il sottosegretario all’Economia Alessio Villarosa secondo cui non bisogna replicare il modello usato per il salvataggio di Popolare di Vicenza e Veneto Banca per le quali Intesa pagò un prezzo simbolico di 1 euro e incassò una dote pubblica. Una seconda versione della proposta consentiva la conversione delle Dta solo se una delle due società dell’operazione ha meno di 50 dipendenti.

La mannaia delle inammissibilità ha anche colpito un emendamento di Italia Viva sulla disciplina della regolarità fiscale e contributiva richiesta ai soggetti che presentano offerte nelle gare di appalto, prevedendo che siano valide le domande presentate dai soggetti che abbiano ottenuto un provvedimento giudiziale di sospensione del provvedimento di accertamento tributario o previdenziale entro il termine di presentazione della domanda. Stop anche ad un altro emendamento Iv che puntava a istituire nella presidenza del Consiglio un comitato tecnico nazionale permanente per definire target di medio-lungo periodo per i volumi di domanda elettrica della pubblica amministrazione.

Cestinata anche una proposta di modifica del Pd per un credito d’imposta al 40% per gli investimenti compiuti dai settori ristorazione e alloggio. E nella galassia delle inammissibilità sono finiti anche una serie di emendamenti del M5S: quello per la creazione dell’Istituto nazionale di Ricerche marine e Polari (Insmp) con sede a Napoli e un altro per un’indennità di 1000 euro per i pescatori. Niente da fare anche per la proposta pentastellata per un nuovo Fondo per sostenere il settore fieristico al Sud nei comuni al di sotto dei 50mila abitanti. Stop, tra gli altri, al progetto per un credito d’imposta al 70% per le spese sostenute nel 2020 e 2021 – per un massimo di 100.000 euro – dal settore wedding per pubblicità e promozioni.

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