“Non useremo la pandemia per trasformazioni spurie di vocazioni ospedaliere e riordino di reparti. Forse ci sarà bisogno di cambiamenti importanti nella sanità, ma non certo sulla base di trucchetti fatti in questo momento drammatico. Questo credo che sia sotto la soglia del sospetto, è offensivo”. Parole pronunciate da Giovanni Toti al termine del Consiglio regionale straordinario dello scorso 13 novembre, tutto dedicato all’emergenza Covid. Una strana excusatio non petita, racconta chi c’era, apparentemente estranea al dibattito in corso. Ma in realtà del tutto spiegabile, se si pensa che appena tre giorni prima – in uno dei primi atti della nuova legislatura – la giunta Toti-bis dava compatta il nullaosta a smantellare un altro pezzo di sanità pubblica ligure. Parliamo della delibera 912 del 10 novembre che autorizza la Asl 4 a “procedere alla cancellazione dal patrimonio indisponibile, con conseguente iscrizione nel patrimonio disponibile, della porzione dell’ospedale di Rapallo al secondo piano dello stesso, per una superficie complessiva pari a 4.145 metri quadrati e una capienza massima di 53 posti letto”. E ciò allo scopo di “attuare il modello contrattuale di locazione con destinazione vincolata (…) a un soggetto terzo in possesso dei requisiti previsti dalla legge e al necessario cambio di destinazione d’uso”.

Insomma, un intero piano (su tre) del Nostra Signora di Montallegro di Rapallo, 4mila metri quadrati e 53 posti letto (sui 120 totali), messo a gara per affidarne la gestione a un privato convenzionato. Proprio quella “trasformazione spuria” che Toti – da un mese super-presidente con delega alla Sanità – negava sdegnato di voler realizzare. L’ospedale della cittadina, inaugurato nel 2010 e costato 44 milioni di denaro pubblico, è il classico esempio di cattedrale nel deserto: nonostante le dotazioni all’avanguardia, la carenza di personale e investimenti hanno fatto sì che la struttura restasse cronicamente sottoutilizzata. Addirittura, il secondo piano – quello da privatizzare – che dovrebbe ospitare letti di cardiochirurgia e ortopedia, è sempre rimasto vuoto. Così, nella delibera, la giunta ha buon gioco a sottolineare che il complesso risulta “sovradimensionato rispetto alle attuali possibilità gestionali dell’Azienda”, il che crea una “criticità gestionale”, risolvibile mettendo “a reddito, attraverso la stipula di un contratto di locazione”, gli spazi in eccesso.

D’altronde Toti aveva posto in modo esplicito, tra gli obiettivi del suo governo, la privatizzazione di almeno il 20% dell’offerta sanitaria regionale. Lo sprint verso il traguardo è arrivato l’anno scorso, con l’affidamento degli ospedali di Albenga e Cairo Montenotte (Savona) all’istituto Galeazzi di Milano, e di quello di Bordighera (Imperia) al Maria Cecilia Hospital di Ravenna. Il progetto varato per Rapallo, dunque, è solo l’ultimo della lista. Ma stride assai di più nel “momento drammatico” attraversato dalla sanità ligure, con il San Martino di Genova costretto a montare un ospedale da campo nel piazzale antistante l’ingresso e centinaia di pazienti Covid trasferiti nelle case di riposo del capoluogo.

E proprio al secondo piano dell’ospedale rapallino, ha annunciato più volte Toti, dovrebbero nascere entro il fine settimana 76 nuovi posti letto per decongestionare le strutture genovesi, anche se il personale necessario, per sua stessa ammissione, ancora non è stato trovato. “In questo momento non c’è niente di pronto – denuncia il capogruppo M5S in regione Fabio Tosi –, il secondo piano è chiuso e immacolato come da tanti anni, pronto a essere svenduto ai privati, alla faccia della sanità pubblica che tanto ha dato e sta ancora dando nell’emergenza. Pensavo di trovare dei lavori in corso, invece è il nulla cosmico. Non si possono prendere in giro i cittadini in un momento del genere”.

Contro il piano di privatizzazione, intanto, le opposizioni si annunciano battaglia. Pd e Movimento 5 Stelle hanno presentato due distinte interrogazioni alla giunta: i Dem chiedono di sospendere la procedura in attesa dell’adozione del nuovo piano sanitario regionale, che dovrà “ripensare profondamente, alla luce dell’emergenza Covid e delle criticità emerse, il complesso della rete socio-sanitaria”, e stigmatizzano la scarsa trasparenza del governatore. “Toti ha definito ‘offensiva’ l’accusa di voler privatizzare la sanità di nascosto, ma in un intero Consiglio dedicato al Covid non ha sentito nemmeno il bisogno di accennare al tema”, attacca il capogruppo Luca Garibaldi. “Questo, sì, è un atteggiamento offensivo. E specialmente in questo periodo storico bisognerebbe essere davvero coerenti con gli impegni che si prendono in Consiglio regionale. Pertanto invito il presidente a sospendere immediatamente il tentativo di privatizzazione”.

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