C’è chi grida allo scandalo, chi parla di gesto rivoluzionario e chi addirittura di momento storico. Ma davvero? Volete davvero dire che nel 2020 vedere un uomo, in questo caso il cantante Harry Styles, posare sulla copertina del numero di dicembre di Vogue America in giacca doppiopetto e abito lungo a balze (tutto firmato Gucci, of course), è qualcosa di fuori dall’ordinario? E allora, scusate, David Bowie sulla copertina dell’album The Man Who Sold the World, nel 1970? Quell’abito a mix and match di Michael Fish ha fatto la storia. Per non parlare poi di Renato Zero, un altro che negli anni Settanta ha davvero rivoluzionato il costume con i suoi mix di sessualità, identità e genere, un tabù per la società italiana dell’epoca. E ancora, vi ricordate Achille Lauro sul palco dell’ultima edizione del Festival di Sanremo? Con quell’ultimo abito-tributo alla regina Elisabetta I, creazione – neanche a dirlo – proprio di Alessandro Michele per Gucci.

Bene, ora quindi concorderete con me sul fatto che sul fronte cantanti/look gender fluid non ci sia proprio nulla di che stupirsi guardando questo servizio fotografico firmato da Tyler Mitchell per Vogue. Tanto più che chi segue Harry Styles lo sa bene che per l’ex cantante degli One Direction non è certo una novità ribellarsi alla nozione binaria di genere in fatto di moda. I suoi 32,6 milioni di seguaci su Instagram certo ricordando quando si è dipinto le unghie color lavanda abbinandole a collettino di pizzo e scarpe Mary Jane per il red carpet dei Brit Awards 2020. E l’anno prima, al Gala del Met di cui era “padrino” (la mostra era appropriatamente “Notes on Camp”), si era presentato con con una blusa (Gucci) di organza trasparente nera con jabot di pizzo accessoriata da un orecchino di perle a pendente. “A volte vado nei negozi e mi ritrovo a guardare i vestiti delle donne pensando che siano fantastici“, ha spiegato lo stesso cantane nel corso dell’intervista a Vogue Usa. “È come qualsiasi cosa: ogni volta che metti delle barriere nella tua vita, ti stai limitando. C’è così tanta gioia nel giocare con i vestiti. Non ho mai pensato troppo a cosa significhi: è solo un altro modo di essere creativi”, ha detto ricordando come questa sua passione/attrazione per gli abiti femminili sia nata nell’infanzia, quando era un bambino in un villaggio del nord dell’Inghilterra e si vestiva in maschera per le recite.

Semmai, ecco, se proprio vogliamo intravedere uno spiraglio di novità in tutta questa vicenda lo troviamo nel fatto che Harry Styles è stato il primo uomo a comparire da solo sulla copertina del prestigioso Vogue America in 127 anni, ovvero dall’uscita del suo primo numero. In oltre un secolo, infatti, solo in nove occasioni è apparso un uomo in copertina, ma sempre affiancato da una donna. Nel luglio 2017 la rivista mise sulla cover un altro membro della boy-band, Zayn Malik, assieme alla sua compagna di allora, Gigi Hadid, per mostrare “una nuova generazione che abbraccia la fluidità di genere”: entrambi indossavano abiti Gucci intercambiabili, ma la scelta di una coppia etero per illustrare il concetto “gender fluid” fu criticata al punto che Vogue fu costretta a fare un passo indietro e pubblicare un mezzo mea culpa. Da allora sono passati tre anni e le battaglie “no gender” sono diventate all’ordine del giorno, basti pensare anche alla nuova generazione di popstar come Bilie Eilish o alla modella Emily Ratajkowsky che, annunciando la sua gravidanza, ha tenuto a precisare che lei e il compagno “non riveleremo il genere del bambino. Quando avrà 18 anni ce lo farà sapere”. Per dire.

Ma il dibattito che questa cover ha scatenato a livello internazionale ci fa capire come ancora ci sia una fetta considerevole della nostra società che fatica a uscire dall’ottica degli stereotipi di genere. Se infatti per Alessandro Michele, Harry Styles “è l’immagine di una nuova era, di come può apparire un uomo”; la commentatrice pro-Trump, Candace Owens, è di tutt’altro avviso, e su Twitter ha scatenato le polemiche al grido di: “Ridateci i maschi macho“, come se fosse l’abito a fare il monaco. “Non c’è società che può sopravvivere senza uomini forti”, ha scritto. “In Occidente la progressiva femminilizzazione dei nostri uomini mentre il marxismo viene insegnato ai nostri figli non è una coincidenza, è un attacco diretto”. Parole che hanno sollevato una vera bufera di proteste tra cui quella di Olivia Wilde, l’attrice e regista che ha scelto proprio Styles per il suo prossimo film con Florence Pugh: “Sei patetica“, ha sentenziato.

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