Carlo Conti è stato ospite in collegamento a Oggi è un altro giorno, il programma pomeridiano condotto da Serena Bortone su RaiUno, e ha raccontato della sua esperienza con il covid-19. Dopo l’annuncio della sua positività, il conduttore toscano è stato ricoverato nell’ospedale fiorentino di Careggi in via precauzionale, visto che i sintomi si sono fatti più forti. “È stata una settimana intensa, difficile, particolare e il pensiero andava a mia moglie e a mio figlio che erano a casa con la speranza che loro non fossero positivi e quindi la gioia più grande è stata quando è arrivata la notizia che il loro tampone era negativo, quella era la cosa che mi angosciava di più. Sono stato coccolato da una serie di attenzioni di medici, infermieri e operatori sanitari che lavorano con grande dedizione. Io lo sapevo perché la mia mamma per tanti anni ha fatto l’infermiera e quindi mi sono sempre reso conto che quel mestiere è una missione”. Poi qualche parola per Nello, il vicino di letto che ha voluto salutare appena uscito dall’ospedale: “Non ci siamo scambiati troppe parole però bastava uno sguardo, la mattina un “come va?” e quando sono tornato a casa mi ha scritto un bel messaggio che mi ha fatto capire quando comunque anche la mia presenza l’avesse aiutato a riprendersi velocemente”. E quando la Bortone ha chiesto quale sia stato il sentimento dominante, Conti non ha avuto dubbi: “La pazienza. Mi sono messo lì, ho aspettato e ho pensato che l’unica cosa che potessi fare era affidarmi ai medici e sperare che il mio corpo rispondesse al meglio. Io sono una persona serena a tranquilla, c’era ovviamente un po’ di paura ma anche la fiducia nelle cure”. Cosa lascia in lui questa esperienza? “Ho capito che non si scherza con questo virus, indipendentemente da come ti prende. È una cosa da combattere, una cosa seria che ci deve vedere uniti a difenderci gli uni con gli altri. Quindi, le mascherine, del distanziamento… Non sottovalutiamolo, non diamo la colpa soltanto ai ragazzi, la movida, bisogna stare attenti tutti, indipendentemente dall’età e dalla nostra professione. Chi si può permettere di stare a casa ci stia, chi può fare smart working lo faccia perché è davvero un virus subdolo“.

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