Lo “sbafatore” seriale ha mangiato per la bellezza di quattro anni alla mensa dell’ospedale civile di Padova, senza mai tirare fuori il portafoglio o un buono. Gli bastava il badge che una infermiera aveva smarrito nel febbraio 2015 e che egli aveva trovato abbandonato nei locali della struttura sanitaria. Che cosa si può fare con un documento del genere? Non solo accedere ai reparti, ma usufruire anche del servizio mensa. Ed è quello che il furbacchione ha fatto. Si è presentato una prima volta, ha preso il vassoio, si è messo in coda come tutti gli altri dipendenti e ha utilizzato la tessera per evitare di saldare il conto. Siccome tutto era finito liscio e nessuno gli aveva chiesto un documento di riconoscimento, ha pensato di insistere. E lo ha fatto per oltre quattro anni finché nell’estate 2019 è arrivata la domanda che ormai pensava nessuno gli avrebbe più rivolto: “Scusi, a che titolo lei mangia gratis in questa mensa?”. A quel punto ha dovuto arrendersi.

E’ stato denunciato per indebito utilizzo e falsificazione di carte di credito e di pagamento. E’ stato poi calcolato che ha usufruito di 705 pasti, per un valore complessivo di circa 6mila euro.

Il quarantenne è stato smascherato da qualcuno del personale che si è domandato chi fosse quella persona che si presentava regolarmente a pranzare e se avesse titolo a farlo. Ad occuparsi del caso è stato il sostituto procuratore Sergio Dini che ora ha chiuso l’inchiesta e si prepara a chiedere il rinvio a giudizio.

Il primo accesso da “portoghese” risale al 26 febbraio 2015, l’ultimo il 10 luglio 2019. In mezzo ci stanno i pranzi gratis e un conto da 6.059 euro. La banca dati della struttura ospedaliera ha consegnato una lunghissima stampata con date e orari delle consumazioni. Rimane l’interrogativo di come nessuno se ne sia accorto prima, anche se la procedura prevede una semplice strisciata con il badge per entrare in mensa. Ma è pur vero che lo smarrimento del documento originario dev’essere stato segnalato dall’infermiera all’amministrazione. L’uomo rischia da uno a cinque anni di reclusione e una multa fino a 1.550 euro.

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