L’assist a Mediaset contro una potenziale scalata da parte di Vivendi arriva sotto forma di un emendamento al decreto Covid presentato martedì dalla relatrice Valeria Valente (Pd) e approvato dalla commissione Affari Costituzionali e poi dall’aula del Senato. La Lega ha votato contro in commissione – anche se fonti parlamentari della maggioranza avevano fatto sapere che la proposta era “condivisa con l’opposizione” e nasceva “dallo stimolo dei ministri Gualtieri e Patuanelli” – mentre in aula si è astenuta sull’intero decreto. Matteo Salvini ha detto di non credere “all’inciucio Berlusconi-maggioranza su questo emendamento” ma di voler porre “un problema di merito: serve tutelare la concorrenza in un mercato come l’informazione, serve dare certezza nel settore. Ma serve farlo con una riforma organica fatta in trasparenza. Gli emendamenti che arrivano alle 10 di sera non sono il modo migliore. Senza retropensieri. Il centrodestra farà la riforma”.

La proposta che blinda i gruppi televisivi ed editoriali italiani riguarda qualsiasi soggetto “si trovi ad operare contemporaneamente nei mercati delle comunicazioni elettroniche e nel Sic, anche attraverso partecipazioni azionarie rilevanti”.

La novità ha l’obiettivo dichiarato di colmare il vuoto normativo creato dalla sentenza della Corte Ue che il 3 settembre ha bocciato parte della legge Gasparri accogliendo il ricorso di Vivendi sul Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici. E stabilendo che la norma italiana che impedisce al gruppo francese di acquisire il 28% del capitale di Mediaset “è contraria al diritto dell’Unione”. Nelle more della revisione della disciplina del settore, invece di far scattare gli automatismi previsti dal Testo unico che impone determinate soglie di partecipazione a chi opera sia nelle tlc che nei media (Tusmar), l’Agcom potrà avviare un’istruttoria da concludere entro sei mesi per valutare se l’operazione incide negativamente sul pluralismo informativo. E agire di conseguenza.

La settimana scorsa, quando è emerso che il governo intendeva procedere in questo modo, fonti dell’esecutivo avevano sottolineato che la misura “nasce per tutelare le aziende italiane, una sorta di golden power estesa alle telecomunicazioni, tanto più in una fase così critica per l’Italia che le nostre aziende rischiano di diventare facile preda di appetiti stranieri”. Ma si tratta anche di un evidente assist per l’azienda fondata da Silvio Berlusconi, che nel frattempo moltiplica le dichiarazioni di appoggio alla maggioranza in questa fase di emergenza. Intervistato al Tg5 delle 13, mercoledì, ha detto che è necessario “stringersi intorno alle istituzioni come chiede il capo dello Stato, la maggioranza deve ascoltarci e noi dobbiamo condividere le decisioni della maggioranza”.

Come è noto, i nuovi vertici dell’autorità di vigilanza sulle telecomunicazioni non sono certamente ostili alle aziende del leader di Arcore. Accanto al presidente Giacomo Lasorella, ex vicesegretario generale della Camera, siedono Enrico Mandelli (apprezzato dalla Lega e gradito a Berlusconi), Laura Aria, dirigente del ministero dello Sviluppo economico specializzata nel settore televisivo e distaccata a lungo proprio all’autorità in quota Pdl, il deputato Pd Antonello Giacomelli, già sottosegretario al ministero dello Sviluppo con delega alle comunicazioni nei governi Renzi e Gentiloni, e in quota 5Stelle la sociologa Elisa Giomi.

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