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Divieto social per i minori, non solo Gran Bretagna: il blocco avanza in Europa e nel mondo. E l’Italia? Frena

L'Australia ha dato l'esempio, la stretta è già in vigore anche in Malesia e Indonesia. Nel Vecchio continente accelerano Francia, Spagna e Germania. GOverno Meloni frena e auspica multe ai genitori. Mentre gli altri stangano Big Tech
Divieto social per i minori, non solo Gran Bretagna: il blocco avanza in Europa e nel mondo. E l’Italia? Frena
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Al G7 di Evian, in Francia, è risuonato forte l’appello per tutelare i minori dai rischi dei social network e dell’Intelligenza artificiale. Novantacinque giovani di 19 Paesi si sono riuniti in questi giorni a Parigi per lanciare il monito sulla salute mentale dei più giovani, minacciata da Big Tech. Ai leader del mondo occidentale hanno presentato il cosiddetto “Manifesto della Gioventù” (‘Youth Manifesto’), invocando ”tutele” che “non possono essere lasciate solo nelle mani di aziende che sviluppano questi strumenti o agli adulti che non sono cresciuti con la presenza costante dell’Ia”. La ”protezione on-linedell’infanzia è tra le priorità della presidenza francese del G7. Del resto Parigi è la capitale più decisa a rescindere la dipendenza tecnologica dai colossi americani; ed è tra le prime nazioni europee ad aver proposto il divieto di accesso ai social network per i minori, fissando l’asticella nazionale a 15 anni. Nei giorni scorsi è salita sul carro dei divieti anche Londra, con l’annuncio del premier Keir Starmer.

La Gran Bretagna per la linea dura: divieto social fino a 16 anni

Secondo il premier britannico le tutele per i minori “potrebbero persino andare un po’ oltre”, rispetto al divieto australiano. “È la linea che piace ai governi, perché è visibile e facile da raccontare“, dice a ilfattoquotidiano.it l’avvocato specializzato Marco Martorana, docente di Diritto della Privacy presso l’Università Mercatorum. Peccato che funzioni “meno bene di come la si racconti”, dice l’esperto. “In Australia – prosegue – l’autorità ha aperto istruttorie contro cinque piattaforme e ha ammesso che circa sette ragazzi su dieci continuano ad accedere lo stesso”. Secondo Martorana, “Australia e Regno Unito spostano tutto il peso sulle piattaforme e tolgono ai genitori perfino la facoltà di autorizzare il figlio. Altri Paesi, dalla Francia al Portogallo, fanno l’opposto e rimettono la decisione in famiglia con il consenso dei genitori“.

La Terra dei canguri è stata la prima ad approvare una legge con il ban ai social network per i ragazzi, elevandolo a 16 anni. Poi sono seguiti altri Paesi e ora la lista è lunga, tra provvedimenti in via di approvazione o solo annunciati. Tutti nel nome della tutela dei minori, dinanzi ai rischi del social network. Ma il convitato di pietra, in questi casi, è la soluzione tecnica e l’atteggiamento poco o nulla collaborativo delle piattaforme: come verificare l’età degli utenti, senza la collaborazione di Big Tech? In mancanza dei monitoraggi sulle date di nascite, qualunque divieto è inapplicabile. In Italia, ad esempio, vige già il divieto di accesso ai servizi digitali e di Intelligenza artificiale, per i minori di 14 anni, ma solo sulla carta. Il 10 giugno il governo ha approvato due decreti attuativi sull’Ia, ma il ban per l’accesso ai social network resta congelato da 8 mesi, malgrado il Parlamento sarebbe pronto ad approvarlo. Mentre le giravolte di Palazzo Chigi non hanno certo accelerato la pratica. Il governo Meloni, per tutelare i minori, ha caldeggiato le multe ai genitori che non controllano i figli con il parental control, una linea gradita alle piattaforme. L’Australia (e non solo) invece ha approvato la legge già a dicembre 2025 con sanzioni milionarie, non ai genitori bensì alle stesse piattaforme.

Le nazioni con il ban per i minori già in vigore: ma in Australia 7 minori su 10 conservano il profilo

L’Australia è il primo Paese al mondo ad aver approvato una legge sul divieto di accesso ai social, fissandolo a 16 anni. Per gli utenti al di sotto di questa soglia di età, è prevista la rimozione del profilo su Snapchat, TikTok, YouTube, Instagram, Facebook e X. Le piattaforme che non rispettano il divieto rischiano multe fino a 49,5 milioni di dollari australiani. Circa 4,7 milioni di account sono stati chiusi nelle settimane successive, secondo l’autorità delle comunicazioni australiane (eSafety); altri 300mila a inizio marzo scorso. Ma i dubbi sono ancora molti. Secondo il Garante australiano, circa 7 ragazzi su 10 hanno conservato il loro profilo, malgrado non abbiano ancora compiuto 16 anni. Il motivo? Secondo l’Australia le grandi piattaforme non applicano a dovere le verifiche dell’età. Sarebbe ancora possibile, in molti casi, registrarsi ai servizi con una semplice autodichiarazione sull’età, mentendo senza alcun controllo da parte dei colossi. Oppure barando con le scansioni facciali, un sistema con un tasso fisiologico di errore: stando a eSafety, le piattaforme consentono ai minori di tentare più e più volte la registrazione, finché quest’ultima non vada in porto. E quando emergono sospetti sull’età reale, i colossi ometterebbero verifiche più stringenti come la presentazione dei documenti d’identità, lamenta l’autorità australiana. E ora, entro la metà del 2026, l’Australia potrà decidere su eventuali multe per Big Tech.

In Malesia la legge per il divieto di accesso fino a 16 anni è entrata in vigore il primo gennaio 2026 in virtù del regolamento dell’Autorità del per comunicazioni. Il governo aveva già annunciato il ban a novembre 2025. Le piattaforme con almeno 7 milioni di utenti (inckuse Facebook, Instagram, TikTok e YouTube) devono prima ottenere una licenza dallo Stato, poi rispettare l’obbligo della verifica dell’età e moderare i contenuti per la sicurezza dei minori online. Le sanzioni previste, a carico delle piattaforme, ammonterebbero fino a 10 milioni di ringgit (poco più di 2 milioni di euro).

In Indonesia lo stop agli under 16 è attivo dall’ultima settimana di marzo e include TikTok, Facebook, Instagram, Threads, YouTube, X, Roblox, Bigo Live. Secondo i media internazionali, la misura è graduale e gli account inizialmente disattivati saranno quelli delle piattaforme considerate ad alto rischio. Ma già il 31 marzo, come riportato da diversi media, il governo indonesiano aveva inviato lettere a Google e Meta, per il “mancato rispetto” del ban. “Le due aziende potrebbero essere punite con sanzioni amministrative, come previsto dalla normativa in vigore”, ha dichiarato la ministra delle comunicazioni Meutya Hafid.

Europa, lavori in corso: in Francia e Spagna leggi per i minori online in via di approvazione

In Francia, l’Assemblea Nazionale ha detto sì al divieto sotto i 15 anni con il disegno di legge n. 2107, tranne nel caso in cui i genitori diano il consenso. Manca il passaggio al Senato prima del voto finale della Camera bassa. L’obiettivo è essere operativi per settembre 2026. Già nel 2023 Parigi aveva varato una misura per fissare a 15 anni la “maggiore età digitale”, ma Bruxelles la contestò. Stavolta si prevede il via libera europeo. Parigi si è mossa dopo la relazione della “Commissione d’inchiesta sugli effetti psicologici di TikTok sui minori”, con dati e conclusioni allarmanti. Ecco uno stralcio pubblicato da Guido Scorza sul sito agenda digitale: “Troppi social network hanno effetti devastanti sulla salute dei minori e le misure messe in atto per porvi rimedio sono ben lungi dal rispondere all’urgenza della situazione”. La legge imporrebbe alle piattaforme di sospendere gli account già creati dai minori di 15 anni, con elevate sanzioni pecuniarie in caso di inottemperanza.

In Spagna, il premier Pedro Sanchez caldeggia una legge a tutela dei minori e a gennaio ha innescato un duro scontro con Elon Musk. “Proteggeremo i nostri ragazzi dal Far West digitale”, aveva assicurato il premier iberico, innescando innescando la reazione del miliardario di Space X. Il leader di Madrid? “Un tiranno e traditore del popolo spagnolo”, anzi “un vero fascista totalitario”, secondo Musk. L’obiettivo di Sanchez è vietare l’accesso ai social fino a 15 anni. Per la verifica dell’età, qualora il provvedimento fosse approvato, ci sarebbe la carta d’identità digitale europea. Non solo, Madrid vuole imporre sanzioni salate all’odio online, diffuso anche da algoritmi votati alla polarizzazione e al contrasto delle opinioni. “Diffondere odio dovrà avere un costo: legale, economico ed etico”, ha avvertito Sánchez. Che punta a far pagare personalmente i Ceo delle piattaforme per eventuali negligenze sulla sicurezza dei minori. “Modificheremo la legislazione spagnola affinché i dirigenti delle piattaforme siano legalmente responsabili delle numerose violazioni che si verificano sulle loro piattaforme”, il monito del premier inviso a Donald Trump.

In Portogallo la proposta di legge è stata approvata in prima lettura, a febbraio 2026: prevede il divieto totale di accesso ai social sotto i 13 anni e il consenso dei genitori tra i 13 e i 16 anni. Ma prima di entrare in vigore serviranno i dettagli tecnici di applicazione da parte dell’Autorità pubblica. La verifica dell’età dovrebbe avvenire attraverso un sistema digitale denominato Digital Mobile Key (Dmk), secondo la testata Euronews.

In Danimarca la legge è stata annunciata a fine ottobre 2026 con un accordo di governo ed è attesa a breve, per la metà del 2026: l’obiettivo è fissare l’asticella per l’ingresso ai social a 15 anni. La premier socialdemocratica Mette Frederiksen ha lanciato proclami allamati: “Abbiamo scatenato un mostro”, “mai prima d’ora ci sono stati così tanti bambini e giovani che soffrono di ansia e depressione”, “gli smartphone e i social hanno rubato l’infanzia dei nostri figli”. Anche la Norvegia si muove per vietare l’accesso ai social fino a 16 anni.

La Germania sulla stessa linea, Merz: “Abituare minori all’uso dei social? No, allora anche l’alcol dalle elementari”

Allo stadio iniziale della discussione si trova la Germania. Già a febbraio, dopo Macron e Sanchez, anche Merz aveva tuonato contro l’abuso dei social network in età precoce. “Se oggi i ragazzini di 14 anni trascorrono fino a 5 ore davanti allo schermo, e se la socializzazione avviene soltanto attraverso questo strumento, non possiamo meravigliarci di deficit di personalità e problemi nei comportamenti sociali”, ha dichiarato il cancelliere. Merz ha ribadito l’esigenza di insegnare ai ragazzi il corretto uso dei social, ma ponendo limiti e paragonando i social alle bevande alcoliche: “L’idea che debbano abituarsi non la condivido. Allora dovremmo consentire anche l’uso dell’alcol fin dalle elementari, in modo che ci si abituino”.

Anche il governo austriaco a marzo ha annunciato l’intenzione di una stretta per gli utenti fino a 14 anni, grazie ad un accordo in seno al governo guidato da Christian Stocker. “Non resteremo più a guardare mentre queste piattaforme rendono i nostri figli dipendenti e spesso anche malati… I rischi associati a questo utilizzo sono stati ignorati fin troppo a lungo, ora è il momento di agire”, ha il vicecancelliere Andreas Babler. Ma ad oggi non risultano date previste per l’approvazione della legge. Sulla stessa linea il governo della Polonia.

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