L’avvento dei social network ha impresso un fenomenale impulso alla diffusione delle farneticazioni complottiste su scala globale. Rimaste per anni confinate nelle cerchie dei ‘disturbati’ (perlopiù innocui), da almeno un decennio hanno accumulato un tale vigore che il tema QAnon ha fatto irruzione persino nel secondo “dibattito” (a distanza) della campagna elettorale per le presidenziali americane.

QAnon raccoglie una comunità di milioni di membri, dedita a rilanciare varie teorie cospiratorie, aizzata da mestatori mai identificati con certezza. Secondo la “narrativa” dispensata alle torme di menti labili attraverso post sulle “image board” tipo 4chan e 8chan, dietro il fantomatico Q (che indica il livello di segretezza massima dei documenti governativi, “Anon” invece sta per anonymous) si celerebbe un alto funzionario della Casa Bianca (o addirittura Trump stesso) a conoscenza di sconvolgenti segreti.

Attraverso vari canali internet, i membri di QAnon diffondono panzane assortite in particolare su un presunto “piano segreto” per lottare contro il Male rappresentato da una setta di pedofili satanisti tra cui spiccherebbe Hillary Clinton, insieme ad altre figure di spicco del partito democratico o della finanza internazionale.

In Italia non mancano i QAnon alle vongole, tipo Byoblu o La Bestia, che turlupinano i boccaloni con le fole sulla sostituzione etnica finanziata da Soros, le bufale anti vaccini, fino alle incommensurabili ricchezze di cui il popolo verrebbe sommerso una volta tornati alla lira.

Ma chi abbocca a queste frottole? Chi sono i soggetti propensi a dar credito ai vaneggiamenti che leggono sui blogghe e nei tuitti? Di quali meccanismi psicologici sono vittime? Eric Oliver e Thomas Wood, due professori dell’Università di Chicago, hanno condotto una ricerca in cui spiegano che nella mente umana attraverso millenni di evoluzione si sono consolidate delle “scorciatoie mentali”.

Per reagire rapidamente alla massa di informazioni e sollecitazioni da cui la mente umana è quotidianamente bombardata, si sono stratificati meccanismi di reazione immediata a fenomeni complessi. In particolare l’evoluzione ci ha dotato di una capacità di reazione immediata ai pericoli basata su una forma di “intuito” irrazionale. È la stessa forma di intuito che porta anche a credere nel sovrannaturale, nel paranormale, nell’astrologia, nei miracoli, eccetera.

Un esempio è la tendenza a sopravvalutare la probabilità di un evento basata sulla facilità di evocare un’immagine, ad esempio la paura di volare dopo aver visto il reportage su un incidente aereo (nonostante volare sia più sicuro che andare in bicicletta).

Piuttosto che chiedersi, come faceva Gaber, cosa siano la destra e la sinistra, dobbiamo chiederci chi siano gli “intuizionisti” e come vivono le loro paranoie. Olivier e Wood per individuare questo fenomeno hanno distribuito ad un gruppo di volontari un questionario all’apparenza demenziale. Ad esempio hanno chiesto ai partecipanti se preferivano passare la notte dormendo nella sala d’aspetto di una stazione oppure in una stanza lussuosa dove era stata assassinata un’intera famiglia. Oppure se preferivano dormire in un pigiama una volta indossato da Charles Manson o prendere una monetina da terra e mettersela in bocca. O ancora se preferivano pugnalare cinque volte una foto della loro famiglia con un coltello affilato o infilare la mano in secchio pieno di scarafaggi. Ne ho parlato estesamente con Alberto Forchielli in questo video:

Gli individui che hanno maggiori difficoltà ad adottare un approccio razionale sono quelli che fanno affidamento principalmente sull’intuito e quindi preferirebbero dormire in una fetida stazione piuttosto che nella stanza dove è stato commesso un omicidio.

La credulità è bipartisan: non dipende dalle posizioni politiche convenzionali, quanto dalla proclività a credere in forze sovrannaturali o metafisiche. Le paturnie sui complotti insomma sono un sottoprodotto delle credenze magiche che portano a rifiutare anche l’evidenza dei fenomeni osservabili (ad esempio che i vaccini abbiano debellato malattie come la poliomielite o il vaiolo).

Durante i periodi di crisi si diffondono con maggior facilità le teorie complottiste perché cresce l’apprensione della gente per l’immediato futuro. Quindi esercitano maggiore presa spiegazioni semplici che accusino il “diverso” o meglio ancora imprecisati “poteri oscuri” di congiurare contro la gggente ignara e onesta. Insomma, l’ansia ossessiva concima il terreno su cui alligna il complottismo. Ne deriva una radicalizzazione dell’elettorato, soprattutto quello meno istruito, che ha portato alla ribalta i Trump, i Boris Johnson, gli Orban, i Grillo, i Salvini, le Le Pen, i Bolsonaro eccetera.

La mente umana oscilla perennemente tra razionalità e intuizione. Dalle paturnie irrazionali nessuno è immune, perché esistono vari gradi di credulità: ad esempio il 25% degli americani crede che l’attentato dell’11 settembre sia il risultato di una congiura ordita all’interno degli Usa.

Non che il fenomeno sia nuovo. Ripercorrendo altri periodi bui della nostra storia contemporanea osserviamo che il fascismo si alimentò della retorica su una presunta “vittoria tradita”, mentre il nazismo diffuse, con tragiche conseguenze, la frottola che la sconfitta nella Prima Guerra Mondiale fosse stata causata da una “pugnalata alle spalle” inferta a tradimento dagli ebrei all’esercito del Reich.

Insomma, nessuno è immune dal virus complottista. E molti sono asintomatici.

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