Mentre a Roma si lavora (in gran segreto) sul Recovery plan da finanziare con gli oltre 200 miliardi del Next generation Eu, la Corte dei Conti europea avverte che lo scorso anno l’Italia era ancora tra i fanalini di coda in Europa per assorbimento dei fondi strutturali, dal Fondo sociale a quello di sviluppo regionale. Con il 30,7% speso – a fronte dei circa 45 miliardi europei cui ha diritto per il settennato 2014-2020 – rispetto a una media Ue del 40%. Peggio ha fatto solo la Croazia con il 30% mentre al top della classifica spiccano Finlandia con il 66,2%, Irlanda con il 60,6% e Lussemburgo con il 57%. Una performance che rinfocola i dubbi sulla capacità della pubblica amministrazione di spendere in maniera efficiente le risorse in arrivo dal Recovery fund.

La relazione annuale sull’esercizio finanziario paragona la capacità di assorbimento dei fondi nel 2019 e nel 2012, anni critici perché rappresentativi dei cicli di spesa a valere sui bilanci settennali dell’Ue, 2007-2013 e 2014-2020. E registra un peggioramento diffuso a livello europeo: nel 2019 il tasso di assorbimento cumulativo Ue dei fondi (il 40% dei 465 miliardi a disposizione per i 7 anni) è risultato inferiore di sei punti percentuali rispetto al 2012. In Italia il tasso di assorbimento nel 2019 si è invece fermato al 30,7%, più o meno lo stesso livello già fatto registrare nel 2012.

Secondo i revisori Ue, il lento ritmo di assorbimento è dovuto al ritardo nell’avvio dei programmi di spesa e al tempo concesso per la dichiarazione dei costi, che nel 2014-20 è di tre anni (regola “n + 3”). In questo contesto si colloca anche la concentrazione nella fase finale del periodo finanziario delle “spese ad alto rischio“, principalmente rimborsi soggetti a norme complesse. Su questi pagamenti, soprattutto dai fondi di coesione e dallo sviluppo rurale, i revisori hanno riscontrato il maggior numero di errori, che riguardano principalmente costi e beneficiari non ammissibili.

Il ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, in audizione nella commissione Politiche Ue del Senato, ha commentato dicendo che “i ritardi accumulati in partenza dal ciclo di programmazione 2014-2020” dei fondi strutturali Ue “ne hanno reso complessa l’attuazione, ma negli ultimi mesi abbiamo registrato importanti segnali di accelerazione” cercando di “recuperare la credibilità perduta” sulla “capacita di mettere a terra le risorse che ci vengono assegnate”. Per raggiungere l’obiettivo di spesa di fine 2020 dei Programmi operativi dei fondi strutturali 2014-20, ”stimato a 12,1 miliardi di quota Ue, è ancora necessario certificare e richiedere a titolo di rimborsi circa 2 miliardi di contributi comunitari”.

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