Trento, Mantova e Pordenone sono i capoluoghi italiani che più di tutti tentano di pianificare trasformazioni urbane in chiave green, mentre Pescara, Palermo e Vibo Valentia sono quelle con le peggiori performance ambientali. Ecosistema Urbano 2020, il report annuale stilato da Legambiente, che si basa sui dati comunali del 2019, quindi in un contesto pre-pandemia, restituisce l’immagine di un’Italia a due velocità. La prima più dinamica e attenta “alle nuove scelte urbanistiche, ai servizi di mobilità, alle fonti rinnovabili, alla progressiva restituzione di vie e piazze ai cittadini, alla crescita degli spazi naturali”. La seconda con un andamento troppo lento nelle performance ambientali delle metropoli “soprattutto sul fronte smog, trasporti, raccolta differenziata e gestione idrica”. Eppure, come sottolinea Legambiente ora proprio “i centri urbani siano devono rappresentare il fulcro della ripartenza post Covid verso un futuro sostenibile”.

LA CLASSIFICA E LE BEST PRACTICES – Trento e Mantova mantengono come lo scorso anno il primo e il secondo posto in graduatoria con buone performance complessive, seguite da Pordenone che, dopo una lenta scalata, conquista il terzo posto superando così Bolzano che scende al quarto posto. Trento, per intenderci, migliora i valori medi complessivi sia per quel che concerne il biossido di azoto (NO2) che per le Pm10. Cresce la percentuale di rifiuti raccolti in modo differenziato: sfiora l’83% nel 2019, era poco sopra l’81% nel 2018, e si conferma tra le città migliori in questo parametro (è sesta). A completare il quadro c’è il decrescere dei rifiuti prodotti che calano dai 465 chili per abitante/anno dell’anno passato, agli attuali 462. Quinta la città di Reggio Emilia protagonista di una rincorsa alla top ten costante negli ultimi anni. In fondo alla graduatoria troviamo invece Pescara (102esima), Palermo (103esima) e Vibo Valentia (104esima).

Ecosistema Urbano premia anche le ’17 Best Practices’, ossia quelle esperienze virtuose, che meritano di essere replicate sul territorio nazionale. Tra queste c’è Cosenza che, sull’esempio di Pesaro, ha realizzato la Ciclopolitana, una rete ciclabile lunga più di 30 chilometri che sarà ultimata entro fine 2020, Prato che vanta un complesso residenziale (il NzeB di San Giusto), mix di alta efficienza energetica con bassi costi di costruzione, pensato per il fabbisogno di famiglie in difficoltà economiche e Benevento che punta a realizzare una rete di quasi 25 chilometri di piste ciclabili integrate con i mezzi del trasporto pubblico e ferroviario per migliorare la mobilità urbana e sviluppare il turismo.

LE GRANDI CITTÀ – In generale, si registra un andamento lento nelle performance ambientali nelle grandi città legate soprattutto a smog, trasporti e gestione idrica, fatta eccezione per Milano, che continua a crescere (è 29esima) ed è sempre più attenta alla mobilità sostenibile e intermodale, alla rigenerazione urbana e all’uso efficiente di suolo. In particolare, il capoluogo lombardo ha invertito la proporzione tra crescita del consumo di suolo e variazione abitanti residenti. Inoltre è l’unica grande città ad avere una rete idrica che perde molto meno del 25% dell’acqua immessa in rete: quarta assoluta con appena il 13,7% di perdite (era 15,2% lo scorso anno). In ripresa Torino (80esima in graduatoria, mentre lo scorso anno era 88esima) e Bari 84esima (lo scorso anno era 87esima). In calo Bologna (da 13esima a 16esima) e Venezia 27esima (lo scorso anno era 16esima). Nel dettaglio, si evidenziano i problemi: i sempre più elevati numeri delle concentrazioni di biossido di azoto o dei giorni di superamento dei limiti dell’ozono a Torino, il crescente numero di auto circolanti per Torino e Roma (Torino a 64 auto ogni 100 abitanti, Roma a 62) e l’immobilismo nei numeri del trasporto pubblico ancora a Roma. L’imbarazzante 19,2% della raccolta differenziata a Palermo o il 36,2% fatto registrare da Napoli (il 35% era l’obiettivo normativo da raggiungere nel 2006), oppure il 3,60 su 10 che Venezia raggiunge nell’indice dedicato al suolo consumato (era a 3,90/10 lo scorso anno), così come il fatto che a Bari quasi il 50% dell’acqua potabile immessa in rete va sprecata (il 49%, era il 48,8% lo scorso anno).

LA PROPENSIONE AL CAMBIAMENTO – Dal rapporto emerge anche che la propensione al cambiamento in ambiti specifici caratterizza qua e là anche centri urbani che non sempre occupano posizioni di vertice in graduatoria come Ferrara insieme a Pordenone e Mantova per la gestione dei rifiuti, Treviso che depura tutti i suoi reflui come Bolzano e contiene lo spreco di acqua come Pordenone e Trento. C’è poi chi mette al centro del proprio agire l’aumento dello spazio urbano dedicato alle bici come Reggio Emilia o Mantova. “L’Europa – spiega Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – ha destinato al nostro Paese 209 miliardi di euro, una cifra molto importante che non potrà non riguardare le aree urbane, utili anche per il raggiungimento degli obiettivi Onu sullo sviluppo sostenibile al 2030. È qui infatti che si gioca una partita fondamentale per fronteggiare le tre crisi attuali – l’emergenza sanitaria, economica e climatica – e per vincere la sfida della modernizzazione del Paese”.

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