Per la prima volta nella storia una donna sarà vice capo della Polizia. Si tratta della prefetto Maria Luisa Pellizzari, nominata dal Consiglio dei ministri nella notte tra il 6 e il 7 novembre. La sua nomina è stata voluta dalla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e dal capo della Polizia Franco Gabrielli. Pellizzari è stata anche la prima donna a dirigere il Servizio centrale operativo, la sezione investigativa eccellenza del Corpo, e attualmente era alla guida degli istituti di istruzione.

“Maria Luisa Pellizzari è stata nominata per svolgere le funzioni di vice direttore generale della pubblica sicurezza con funzioni vicarie – si legge in un comunicato della Polizia – La prefetto Pellizzari ha alle spalle un eccellente cursus honorum, avendo ricoperto all’interno della Polizia di Stato importanti e delicati incarichi investigativi, operativi e manageriali“.

Da 35 anni in Polizia, Pellizzari ne ha dedicati la maggior parte a combattere la criminalità organizzata. Originaria di Padova, 61 anni e laureata in Giurisprudenza, entra nel Corpo nel 1985 vincendo il concorso per vice commissario, grazie alla legge 121 di quattro anni prima che ha consentito alle donne di accedervi. Dopo 3 anni alla direzione della Criminalpol del Lazio, nel 1992, l’anno delle stragi di Falcone e Borsellino, Pellizzari passa alla Dia, dirigente della sezione investigativa del Centro di Roma. A inizio anni 2000 rientra in Polizia nel Servizio centrale operativo. Sono gli anni in cui arresta, assieme agli altri investigatori, gli esecutori della strage di Capaci e il boss mafioso Luca Bagarella, conduce indagini su droga e riciclaggio. La Pellizzari lascia il settore operativo nel 2013, quando diventa vice direttrice della Scuola superiore di Polizia. L’incarico successivo è la direzione dell’ispettorato di Ps al Senato e poi, fino a ieri, la direzione centrale di tutti gli istituti di istruzione.

Intervistata da Repubblica, Pellizzari ricorda che “le donne sono nell’amministrazione da 40 anni, abbiamo questori, vertici di direzioni“. Se guidi “con equilibro, con umanità, ci si scorda quasi il genere. È la forza di andare insieme su un obiettivo, ciò che ho imparato. Devo tanto a chi me lo ha passato e a chi lo ha appreso, collaborando”.

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