L’Italia “trarrebbe vantaggio” dal Mes. Lo ha ribadito il commissario Ue agli Affari economici, Paolo Gentiloni, alla festa del Foglio riaccendendo il mai sopito dibattito sull’uso dei prestiti europei per la sanità. “I soldi sarebbero un vantaggio per tutti i Paesi che hanno tassi di interessi più alti di quelli che vengono concessi all’Unione europea”, ha spiegato Gentiloni. Il Meccanismo europeo di stabilità (Mes, appunto o Esm in inglese) è infatti un soggetto giuridicamente esterno all’Ue e questo, secondo alcuni osservatori, spiega una certa ritrosia dei paesi dell’Unione a farvi ricorso.

La prima replica a Gentiloni arriva dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che sull’ipotesi di ricorso al Mes accosta la porta ma non la chiude a chiave. “Credo che Gentiloni abbia ragione, confermo la stima nei suoi confronti, non ci sono condizionalità se non quella di spendere i fondi nella sanità”, ha affermato il presidente del Consiglio che ha però precisato: “E’ una nuova linea di credito all’interno di un meccanismo che non ci ha mai entusiasmato, ma che non si porta dietro le condizionalità dell’intero meccanismo del passato”. Si arruola invece tra i sostenitori del ricorso ai prestito il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. “Non sono tra quelli ai quali non piace” il Mes e la ragione per cui non è stato richiesto “è che ci sono valutazioni politiche diverse nella maggioranza, un partito che è a favore e uno contro”, ha spiegato il ministro. Il Mes, ha ribadito, “ha delle condizionalità minori dei prestiti del Recovery, analoghe a quelle di Sure, non esistono condizionalità aggiuntive se non che venga utilizzato per le spese sanitarie. A mio giudizio è uno strumento conveniente, utile, io sono sempre stato favorevole al suo utilizzo, sapendo di cosa si tratta: non sono grant (sovvenzioni) ma prestiti a tasso inferiore a quanto otteniamo per i nostri finanziamenti sul mercato”.

Con il Mes “il guadagno è di 300 milioni rispetto a quando preleviamo i soldi sul mercato, come ha detto Gualtieri. Il nostro bilancio dello Stato non è in emergenza“, ha invece affermato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio tornando ad escludere un ricorso al meccanismo europeo. Sinora nessun paese europeo ha fatto richiesta dei fondi messi a disposizione del Mes. Diversamente i fondi Sure, gestiti dalla Commissione Ue, sono stati utilizzati da 14 paesi.

A fine giornata arriva la valutazione del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco: “Quali sono i settori e i progetti da finanziare con questi fondi è ancora più importante che andare a vedere a che tipo di fondi attingere”. Visco chiarisce: “Parliamo troppo di quali strumenti finanziari debbano essere attivati nella nostra discussione sui fondi europei, le domande sono rivolte al finanziamento non a dove dovremmo orientarci, quali interventi devono avere la priorità in questa fase che è tornata a essere di emergenza. E’ molto importante intervenire nell’emergenza ma non bisogna perdere di vista il periodo più lungo” per superare “i molti anni di ritardo da cui arriviamo”. Visco ha anche sottolineato che in questa fase la politica economica non può che essere “keynesiana”. “Ci sono molti rischi per le imprese soprattutto in alcuni settori legati ai viaggi, turismo, ristorazione, servizi colpiti in modo straordinario, ma abbiamo anche visto che è stato possibile attivare risorse pubbliche” e che “siamo stati in grado a livello di politica monetaria di mettere in campo tutti gli strumenti” che “continueranno”. “Sappiamo che funziona l’intervento della politica economica, questo è un punto da cui partire”

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