A luglio il premier spagnolo Pedro Sanchez, come quello italiano Giuseppe Conte, aveva festeggiato con entusiasmo l’accordo sul Recovery fund da 750 miliardi finanziati con debito comune per sostenere la ripresa economica della Ue dalla crisi del Covid. A tre mesi di distanza, però, l’esecutivo socialista ci ha ripensato, almeno in parte: secondo El Pais, per ora intende beneficiare solamente dei 72,7 miliardi di sussidi a fondo perduto previsti per Madrid. Al contrario, rinuncerà in questa fase ai 70 miliardi di euro in forma di prestiti, che poi vanno restituiti. “La Commissione europea consente di richiedere i prestiti fino a luglio 2023. Cosa ci si guadagna richiedendoli adesso? Lo faremo, se ne avremo bisogno, per il periodo 2024-2026“, spiegano al quotidiano spagnolo fonti della Moncloa e del ministero dell’Economia.

Mentre a Roma si riaccende la discussione sui prestiti del Mes, El Pais scrive che “anche Portogallo e Italia stanno valutando la situazione” e pure la Francia potrebbe “considerare di rinunciare a una porzione dei fondi che le spettano sotto forma di prestiti”. Il piano europeo di cui l’Italia è sulla carta il principale beneficiario, commenta il quotidiano, potrebbe “essere vittima del suo stesso successo“. Nel senso che, ricorda Lorenzo Codogno, ex dirigente generale al Tesoro, “i tassi di interesse nella periferia sono diminuiti a causa dell’azione combinata del programma di buyout della Bce e delle prospettive di ripresa che ha fornito il forte stimolo fiscale concordato dai Ventisette; ci sono meno incentivi a chiedere la parte del prestito se i paesi emettono debito a tassi di interesse molto bassi”.

Sia il Tesoro spagnolo sia quello italiano questa settimana hanno emesso obbligazioni a interesse negativo, quindi il risparmio derivante dal chiedere i prestiti Ue si è ridotto. In più El Pais cita “la condizionalità associata ai fondi” che “continua a essere un deterrente, così come il sospetto che prima o poi Bruxelles chiederà di nuovo aggiustamenti ai paesi che hanno il debito alle stelle”. E “non è nemmeno chiaro che le capitali abbiano la capacità amministrativa per spendere tutti quei soldi“. Quindi “il rischio è che lo stimolo fiscale europeo finisca per avere un calibro inferiore a quello previsto, e se ciò accade, la ripresa sarà meno vigorosa”.

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