Lunga vita al cinema e ai suoi festival. L’urlo di amore che si fa dolore serpeggia da stamani dalle parti della 15ma Festa del Cinema di Roma e del festival parallelo dedicato ai ragazzi Alice nella Città che chiuderanno stasera in casuale coincidenza con le sale cinematografiche, come deliberato dall’ultimo dpcm. La decisione che inevitabilmente inasprisce le sofferenze del settore (e di chi ama il cinema) si scontra con il risultato nettamente positivo della kermesse capitolina, gestita in sicurezza come meglio non si poteva dalla Fondazione Cinema per Roma nell’arco di dieci giornate ricche e stimolanti. Confermando che le misure adottate dagli esercenti dalla loro riapertura lo scorso giugno hanno garantito di mantenere personale e spettatori in salute.

Dopo la Mostra veneziana, dunque, anche la Festa romana è riuscita a svolgersi completamente, non interrompendosi neppure quando la curva epidemiologica ha iniziato a levitare, supportata dal suo pubblico fra Auditorium Parco della Musica ed altre sale. Soddisfazione è naturalmente stata espressa dalla presidente della Fondazione Laura Delli Colli e dal direttore artistico Antonio Monda, consapevoli di aver contribuito a “rimettere al centro le sale cinematografiche riempiendole fino all’85% della capienza consentita, ospitato ben 260 ospiti anche stranieri, mostrato 17 opere di registe donne e, tutto sommato, mantenuto una sobrietà che non ha impedito di sentire le emozioni del cinema”.

A confermare da esterni il trionfo internamente percepito dall’interno è la qualità dell’offerta in programma: diverse opere provenienti da festival precedenti (molte dall’etichetta Cannes 2020) in prima italiana che hanno superato la smania della prémière mondiale invece in vigore in altri appuntamenti. Certo, c’erano anche anteprime assolute, specie i film italiani, ma Monda ha ancora una volta sottolineato quanto il valore debba superare la rincorsa ad arrivare per primi “tanto al pubblico normale non interessa”. Detto questo, si sono avvicendati titoli notevoli di cui parzialmente abbiamo qui raccontato: dal nuovo gioiello della Pixar Soul alla trilogia Small Axe di Steve McQueen (premiato alla carriera), dall’atteso e buon Cosa sarà di Francesco Bruni al folgorante Un altro giro di Thomas Vinterberg, e ancora al bellissimo The Specials di Nakache & Toledano, lo speranzoso La vita che verrà – Herself di Phyllida Lloyd, il piccolo ma intenso After Love di Aleem Khan, il teso L’ombra delle spie – The Courier di Dominic Cooke, lo struggente El olvido qui seremos di Fernando Trueba, la serie Romulus di Matteo Rovere. Per non parlare dei “due Francesco che ci hanno benedetto”, ovvero il già top al box office Mi chiamo Francesco Totti di Alex Infascelli e il documentario Francesco in cui papa Bergoglio si è schierato per le unioni civili degli omosessuali.

Ma la Festa, come ogni anno, ha avuto un vincitore decretato dal pubblico votante nelle sale: il Premio del Pubblico BNL è andato per il 2020 a Eté 85 di François Ozon, teen dramedy (con qualche risvolto thriller) che sulla scia di Chiamami col tuo nome ci ha riportato nei dolci turbamenti della più bella e complessa età della vita. Scritto e diretto con levità e intelligenza dal cineasta parigino (non intervento alla Festa perché vittima di influenza) mette in scena due giovanissimi talenti emergenti (Félix Levebvre e Benjamin Voisin) accanto alla sempre brava Valeria Bruni Tedeschi. Quando riapriranno, il film uscirà nelle sale grazie ad Academy Two.

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