Papa Francesco ha rimosso il vescovo di Kalisz, in Polonia, monsignor Edward Janiak, per aver coperto la pedofilia dei suoi preti. Le accuse contro il presule erano state portate alla luce dal documentario realizzato dai fratelli Marek e Thomasz Sekielski: i due registi polacchi avevano raccontato la storia di padre Arkadiusz Hajdasz, della città di Pleszew (diocesi di Kalisz), accusato di aver abusato, venti anni fa, di diversi ragazzi nelle due parrocchie nelle quali ha svolto il suo ministero. Nel documentario, veniva denunciato anche l’ormai ex vescovo di Kalisz, monsignor Janiak, per aver insabbiato gli abusi. Il presule si difese spiegando di non avere nulla di cui doversi pentire, mentre per i due registi monsignor Janiak, almeno dal 2016, “era a conoscenza delle tendenze pedofile del sacerdote, perché era stato visitato dai genitori di una delle vittime”. E, inoltre, non avrebbe “notificato le molestie alla Congregazione per la dottrina della fede”, come prevede la prassi canonica.

Sempre secondo i fratelli Sekielski, il prete venne trasferito di parrocchia in parrocchia proprio per nascondere quella che definiscono la sua “attività criminale”. Per i registi, questa è la prova che monsignor Janiak ha insabbiato la pedofilia di padre Hajdasz. Ma non solo. Nel loro documentario, i registi ricordano che fu sempre monsignor Janiak a nascondere il caso di padre di Pawel Kania, condannato nel 2015 a sette anni di reclusione per aver molestato dei chierichetti. Il vescovo avrebbe poi coperto il caso di padre Edward, condannato a un anno e mezzo di carcere per avere molestato due ragazzi nel 2002. Il sacerdote e monsignor Janiak sono legati da un’antica amicizia perché hanno studiato insieme in seminario e sono stati ordinati preti nello stesso giorno.

Dopo l’uscita del documentario, intitolato Hide and seek (Giocare a nascondino), che su YouTube raggiunse in pochi giorni 2 milioni di visualizzazioni, la Chiesa polacca aprì un’indagine. L’arcivescovo di Gniezno e primate della Polonia, monsignor Wojciech Polak, in qualità di delegato dell’episcopato polacco per la protezione di bambini e adolescenti, chiese al Vaticano di indagare sulle coperture degli abusi sessuali commessi da padre Hajdasz. Per il presule, infatti, “il filmato dei fratelli Sekielski mostra che il livello di protezione richiesto per i bambini e gli adolescenti nella Chiesa non fu rispettato. Chiedo a sacerdoti, suore, genitori ed educatori di non farsi guidare dalla falsa logica della protezione della Chiesa celando chi ha davvero commesso abusi. Noi non vogliamo permettere che questi crimini vengano nascosti”. Il Papa intervenne rapidamente commissariando subito la diocesi. Appena un mese dopo l’uscita del documentario, Bergoglio nominò amministratore apostolico sede plena della diocesi di Kalisz monsignor Grzegorz Ryś, arcivescovo metropolita di Lodz. Ora, dopo aver accertato la colpevolezza di monsignor Janiak, Francesco ha nominato monsignor Ryś amministratore apostolico sede vacante di Kalisz in attesa di scegliere un nuovo vescovo.

È significativa anche la tempistica scelta dal Papa. Il documentario dei fratelli Sekielski uscì in occasione del centenario della nascita di San Giovanni Paolo II, che cadeva il 18 maggio 2020. La decisione di Francesco arriva nel 42esimo dell’elezione al pontificato di Wojtyla avvenuta il 16 ottobre 1978. Un anniversario che in Polonia non ha risparmiato nuove denunce, rivolte ai vescovi del Paese, di aver insabbiato la pedofilia dei loro preti. Questa volta a essere accusato è l’ex segretario del Papa polacco, il cardinale Stanislaw Dziwisz, arcivescovo emerito di Cracovia. Janusz Szymik, per molti anni vittima degli abusi di padre Jan Wodniak, ha raccontato di aver scritto più volte al porporato, nel 2012, per denunciare le violenze sessuali subite tra il 1984 e il 1989. “Il cardinale Dziwisw – ha affermato Szymik – avrebbe potuto denunciare l’intera faccenda al Vaticano, ma non lo fece”. Anche per i fratelli Sekielski, Wojtyla, di cui Dziwisw fu segretario per 40 anni prima a Cracovia e poi a Roma, ebbe un peso “nella copertura dei crimini commessi dai sacerdoti”, non solo nella sua patria. Per questo motivo, i due registi hanno annunciato di aver già cominciato a lavorare al loro nuovo documentario che avrà come tema proprio il ruolo di San Giovanni Paolo II nella gestione dei “crimini sessuali commessi da chierici durante il suo pontificato”.

Twitter: @FrancescoGrana

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