Angela Merkel e Giuseppe Conte puntano al primo obiettivo da raggiungere sul Recovery Fund: gli Stati devono poter iniziare a spendere i soldi già dall’inizio del 2021. E per questo, la Cancelliera ha fatto sapere di lavorare “molto duramente”, mentre il presidente del Consiglio oggi in aula al Senato ha invitato l’Europa all’unità, appoggiando la proposta della presidenza tedesca per evitare rinvii: “Non dobbiamo permettere che possano generarsi ritardi”, ha detto. Linea sposata anche dal ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che in un incontro con il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, ha comunque chiesto “tempi certi”. Il tutto nella stessa giornata in cui la Camera ha approvato la risoluzione di maggioranza che dà il via libera alla relazione della Commissione Bilancio di Montecitorio sulla individuazione delle priorità nell’utilizzo del Recovery. I voti a favore sono stati 276, tre i contrari, 219 gli astenuti, tutta l’opposizione. Respinte entrambe le risoluzioni della opposizione.

L’economia europea ha subito bisogno di una nuova spinta per non cedere di fronte alle conseguenze del Covid anche a causa del nuovo boom di contagi che sta interessando l’intero continente e che ha già provocato diversi lockdown, seppur ancora parziali. Ma tra i 27 manca ancora l’accordo su alcuni punti. Uno è il vincolo legato allo Stato di diritto, sul quale si stanno opponendo in particolare gli Stati del blocco di Visegrad, con la Polonia che ha minacciato di mettere il veto: “Le posizioni sono ancora lontane”, hanno detto i relatori del Parlamento europeo lasciando il primo round di colloqui con Commissione e Consiglio Ue.

“Se i ricatti saranno mantenuti, noi difenderemo fortemente gli interessi essenziali della Polonia. Ci sarà il veto”, ha detto Jaroslaw Kaczynski, presidente del partito Diritto e Giustizia al governo. Quello che il vicepremier polacco definisce un ricatto è la richiesta del Parlamento di legare l’erogazione dei fondi anti-covid al rispetto dello Stato di diritto, aspetto su cui Bruxelles ha più volte richiamato sia la Polonia che l’Ungheria. Il Parlamento europeo vuole un meccanismo chiaro in tal senso “che possa essere applicato nella pratica”, mentre la Commissione punta a un difficile compromesso, proprio per evitare che il veto di uno Stato possa bloccare tutto il lavoro fatto fino ad ora.

Un compromesso è stato invece trovato in tema di bilancio Ue. Il Parlamento europeo ha infatti inviato una nuova proposta da 39 miliardi di euro per sbloccare lo stallo nei negoziati con il Consiglio e la Commissione Ue sul budget 2021-2027. “Sono personalmente convinta che, in questa situazione straordinaria, siano necessarie misure straordinarie“, ha dichiarato Angela Merkel. “Lavorare speditamente e uniti” nel programma Next Generation Eu, le ha fatto eco Conte, “è un obbligo morale per non dimenticare le vittime e offrire un futuro alle prossime generazioni”.

Linea appoggiata anche dal ministro degli esteri, Luigi Di Maio, che ha incontrato a Bruxelles il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, e il commissario agli Affari economici, Paolo Gentiloni. “L’Italia – ha detto – apprezza l’intraprendenza dell’Unione europea su questo ambizioso programma che è il Next Generation Eu, ma chiediamo tempi certi”.

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Recovery fund, ecco su cosa litigano Parlamento e Consiglio. “Ma rompere non conviene: per dicembre si chiude, primi soldi a giugno”

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