L’irresistibile voglia di Mes può giocare brutti scherzi. Si può arrivare persino a scambiare una semplice opzione alternativa di finanziamento come la soluzione di ogni male: niente code per i tamponi, posti in terapia intensiva per tutti, ospedali avveniristici che spuntano come funghi. Questi alcuni dei miracoli che negli ultimi giorni sono stati attribuiti all’ormai mitologico prestito europeo. Tre giorni fa il leader di Italia Viva Matteo Renzi ha affermato che “Va subito preso il Mes, il contagio aumenta. Servono soldi non ideologie”. La vice presidente della Camera Mara Carfagna scrive su twitter “Rischiamo un lockdown di fatto. Molti italiani sono e saranno bloccati a casa in auto-quarantena, in attesa del risultato di un tampone per cui hanno fatto 12 ore di fila. Si sarebbe potuto evitare attivando il Mes in tempo per velocizzare e potenziare il sistema di diagnosi”. Stessa linea per il presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini “Cosa deve ancora succedere per comprendere che servirebbero subito per la sanità pubblica i 36 miliardi di euro del Mes?“. Gli fa eco il giornalista Antonio Polito “Otto ore di fila per un tampone, ma il Mes non ci serve”. “Trovo totalmente irresponsabile che il governo non chieda il MES perché il M5S pensa a chissà quali complotti”, scrive il segretario di + Europa Benedetto Della Vedova. In campagna elettorale + Europa auspicava peraltro un sistema sanitario a gestione completamente privata.
Da ultimo Luigi Marattin, parlamentare di Italia Viva, che oggi in un’intervista a il Foglio afferma “Sette ore di fila per un tampone? Anche questo è il prezzo del No al Mes”. Marattin afferma anche che avremmo dovuto attivare il Mes quando il rendimento dei Btp era al 2% perché il risparmio sarebbe stato maggiore rispetto ad oggi. Vale la pena ricordare che i risparmi del Mes rimangono ipotetici per altri motivi ma che i tassi praticati sul prestito risentono a loro volta delle condizioni con cui il fondo europeo si finanzia sui mercati. Se il calo degli interessi è generalizzato scendono anche quelli del Mes. Il tasso chiesto sui prestiti è infatti composto in questo modo: uno 0,1% che si somma al costo di finanziamento del fondo sul mercato. A cui va aggiunto una commissione iniziale dello 0,25% della cifra richiesta.
Le regioni hanno speso solo 1/3 dei fondi – In quest’opera di propaganda, la realtà passa in secondo piano. E passano in secondo piano anche le parole del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri che solo pochi giorni fa ha ribadito che i fondi per la sanità ci sono e ci saranno indipendentemente dall’utilizzo del Mes che, peraltro, in questo momento non risulta particolarmente conveniente . A conferma di quanto affermato dal ministro, si scopre che sinora le regioni hanno usato solamente un terzo dei fondi che il governo ha già messo a loro diposizione per fronteggiare l’emergenza. Le regioni hanno già ricevuto una dote di 3,4 miliardi di euro. di questi circa due miliardi sono destinati al potenziamento delle strutture sanitarie. Ne sono stati spesi solo 734 milioni.
Sul sito del Mes: il fondo serve per abbassare i tassi – Che serva davvero usare questi fondi non ci credono del resto neppure i responsabili dello stesso Mes che sul sito del fondo chiariscono: “Il primo scenario che ipotizziamo è che nessuno faccia ricorso a questi fondi, sebbene esista la possibilità di riceverli molto rapidamente e con scarso preavviso. Si tratta di una linea di finanziamento da usare nel caso che le condizioni di mercato si facciano difficili (esattamente il contrario di quanto sta accadendo ora, ndr) e una forma alternativa di finanziamento per gli stati membri. La semplice esistenza di questa possibilità rafforza la posizione degli Stati sui mercati nel momento in cui emettono titoli in modo autonomo. Gli investitori, consapevoli dell’esistenza di un’opzione alternativa per gli Stati, si accontenteranno di interessi più bassi”
Risparmi modesti e incerti – Oggi i rendimenti dei titoli di Stato italiani ha raggiunto un nuovo minimo storico. Gli interessi sono negativi per scadenze fino a tre anni. Un Btp decennale paga meno dello 0,7%. I risparmi derivanti dall’uso dei prestiti Mes al posto dell’emissione di titoli di Stato sono irrisori. Parliamo di poco più di 200 milioni di euro l’anno su una spesa complessiva per interessi vicina ai 60 miliardi. Ipotizzando di farsi prestare i soldi per 10 anni il risparmio sarebbe di 2 miliardi su 600. Risparmi per di più del tutto ipotetici. Come ha riconosciuto anche il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, non può essere del tutto esclusa una qualche forma di “effetto stigma”. In sostanza gli investitori potrebbero guardare con una qualche diffidenza un paese che sceglie di farsi finanziare da un soggetto terzo invece che provvedere autonomamente ai suoi bisogni emettendo titoli sul mercato. Di conseguenza chiederebbero interessi più alti per prestare i loro soldi. Oggni anno l’Italia deve emettere nuovi titoli per 300-400 miliardi di euro, basta un minio ritocco al rialzo dei tassi perché gli ipotetici benefici del Mes scompaiano del tutto. Non a caso nessun paese europeo ha sinora fatto ricorso a questa linea di finanziamento. Non la Spagna, non la Grecia, non Cipro.

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