Rafael Nadal compie un’altra impresa e raggiunge Roger Federer in testa alla classifica dei tennisti che hanno vinto più Slam in carriera. Ancora una volta Rafael Nadal. Lo spagnolo vince per la tredicesima volta il Roland Garros al termine di una finale dominata contro il n. 1 del mondo Novak Djokovic. Una partita mai davvero in discussione e terminata con il punteggio di 6-0 6-2 7-5. Per Nadal (86 titoli complessivi) è la terza vittoria su tre finali a Parigi contro il serbo, dopo quelle del 2012 e 2014 (il bilancio negli scontri diretti è di 29-27 per Nole). Questo trionfo ha però entra nella storia del tennis. Nadal centra un obiettivo che solo pochi anni fa sembrava quasi impossibile: il record di 20 Slam finora in mano a Roger Federer.

Oltre ai 13 titoli in Francia, Nadal può contare su 2 Wimbledon, 1 Australian Open e 4 Us Open. Il record condiviso di Slam tra Nadal e Federer rappresenta simbolicamente il punto massimo di uno dei dualismi più grandi che lo sport abbia mai conosciuto. Più grande anche di quello che ha unito McEnroe e Borg. Nessuna rivalità ha mai dato così tanto al mondo del tennis. Nessuna rivalità ha affascinato di più l’immaginario collettivo. Uniti da una forte contrapposizione tennistica ma anche da un profondo rispetto reciproco, nessuno come Federer e Nadal ha saputo attrarre così tanti nuovi appassionati verso il tennis.

Per raggiungere lo svizzero, Nadal non ci ha messo molto. Due ore e quarantuno minuti. A testimonianza di una superiorità totale ma anche delle difficoltà fisiche patite da Djokovic. Carenze figlie della dispendiosa semifinale vinta al quinto set contro il greco Stefanos Tsisipas. Un monologo spagnolo in cui trova spazio anche il secondo 6-0 in una finale giocata tra i due (il precedente era accaduto a Roma nel 2019). Il primo in una finale Slam da Wimbledon 2006, quando a farlo fu Federer e a subirlo fu proprio Nadal. I

Tutti si aspettano la reazione del serbo e l’inizio della solita battaglia punto su punto. Invece Djokovic appare in costante difficoltà, mentre Nadal è perfetto su ogni colpo e in ogni situazione di gioco. Altri due break e anche il secondo set è in ghiaccio. Nole non ne ha per provare a dare una scossa al match. Il controbreak nel terzo parziale serve soltanto ad allungare di poco la finale. L’ace con cui Nadal chiude la sfida è il giusto epilogo di un torneo sontuoso, nel quale non ha concesso nemmeno un set. Come nel 2008, 2010 e 2017.

Per il serbo fallisce l’occasione di riabilitare parzialmente la sua immagine, dopo il “caso Adria Tour” e la squalifica che lo ha escluso dallo Us Open. Un 2020 a due facce quindi. Sportivamente parlando infatti la sua leadership non è in dubbio. La finale di Parigi è stata la prima sconfitta sul campo e la posizione al vertice della classifica è ben salda (Nadal è lontano più di 1000 punti). Oltre a questi dati c’è la vittoria in Australia a gennaio. E proprio dal continente australe ripartirà la caccia del serbo al duo che adesso comanda la classifica degli Slam. I successi di distanza sono ancora tre. Il trionfo di Thiem a New York è stata un’eccezione. Il tennis continua ad essere comandato dai soliti tre. Alle nuove generazioni è consentito, per ora, solo di avvicinarsi. Quando arriverà il cambio al vertice? Anche nel 2020 la risposta a questa domanda è sempre la stessa: il prossimo anno, forse.

Twitter: @giacomocorsetti

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