Alessio Sakara lo dice a gran voce: “L’MMA non c’entra niente con quello che è successo a Colleferro”. Nella notte tra sabato e domenica un 21enne, Willy Monteiro Duarte, è stato ucciso a calci e pugni durante una rissa. Due dei quattro assassini praticano l’MMA, le arti marziali miste, che trova in Sakara il massimo esponente italiano: ha combattuto in tutto il mondo, fino ad arrivare anche in televisione, conquistando titoli e risultati importanti. “Willy è stato l’unico e vero guerriero perché ha difeso un compagno. Se non fosse stato da solo, ma se ci fossero stati altri come lui, forse oggi sarebbe ancora qui con noi”, confida a FqMagazine.

Cosa ne pensa dei fatti di Colleferro?
“Quello che è accaduto è orribile. Non è la prima volta che dei ragazzi, in branco, fanno bullismo feroce o violenza su un singolo: è un atteggiamento da condannare duramente, a prescindere dallo sport che praticavano quelle persone”.

L’MMA è finita sotto accusa.
“L’MMA non c’entra niente con questa storia, è stata usata solo per fare disinformazione. Più di una persona, compresi giornalisti e personaggi pubblici presumibilmente pensanti, hanno aperto bocca senza collegare il cervello. Il lavoro dei giornalisti dovrebbe essere quello di indagare e portare la verità alla luce, ma quelle scritte sull’MMA mi sembrano accuse gravi e infondate”.

La stampa ha definito l’MMA uno “sport violento” e “pericoloso”.
“Lo dice anche il vocabolario: la violenza, sia fisica che psicologica, inizia quando tu metti in atto delle azioni contro una persona che non è consenziente. Nessuno costringe chi pratica MMA: sono tutte persone ben consapevoli, che sono lì per imparare uno sport. Capisco che dall’esterno possa sembrare una disciplina irruenta, come il pugilato o la box, ma la violenza è davvero un’altra cosa”.

Secondo lei c’è ancora poca consapevolezza su cosa sia davvero questa disciplina?
“Senza dubbio. Molti ancora non sanno quanto sacrificio e quanti valori ci siano dietro questo sport. Ma, forse, c’è chi ha voluto prendere la palla al balzo per ‘strillare’ qualcosa solo per fare qualche click in più”.

Quali sono i valori trasmessi dall’MMA?
“Prima e dopo ogni combattimento, ci si abbraccia sempre. Le dico solo questo… Il nostro è uno sport, ma può essere anche uno stile di vita: non c’è mai niente di personale”.

In seguito al caso di Colleferro, c’è chi ha proposto di bandire gli sport come l’MMA e chiudere le palestre che lo praticano. Come vuole rispondere a questa provocazione?
“Questa cosa è grave, soprattutto perché viene detta da persone non ignoranti, che avrebbero tutti gli strumenti per poter analizzare la situazione. Questo si chiama incutere terrore verso quei genitori che magari hanno scelto di affidare il proprio figlio a un maestro di arti marziali. Piuttosto perché non si parla di tutti quei maestri di box e MMA che hanno salvato le persone che stavano prendendo una brutta strada? Queste discipline hanno aiutato tante persone a canalizzare la rabbia e la cattiveria repressa per uscire da brutti giri”.

Lei da anni combatte il bullismo nelle scuole. I giovani hanno sempre più bisogno di figure di riferimento o guide positive?
“I modelli da seguire possono essere tanti. Si possono trovare ovunque, anche sui social: l’importante è affidarsi a persone perbene”.

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